“Aftermath” di Stefania Sperandio, seguito del suo primo romanzo “Corpo estraneo”, è un thriller psicologico che ti terrà incollato alle pagine fino alla fine
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Manuela Guerra al suo venticinquesimo compleanno non ci doveva arrivare. Lo sapeva bene chi, portandosi avanti, aveva già messo in atto il suo omicidio quando lei di anni ne aveva ancora ventidue. Ma Manuela non è morta: a dire la verità, ha iniziato persino a sospettare di non esserne capace. Il proiettile che l’ha colpita alla fronte l’ha costretta a otto mesi di coma, ma non l’ha uccisa. Inoperabile, è bloccato al centro del suo cervello per il resto della sua vita.
Oggi Manuela fa ancora la giornalista e si sta impegnando per ricominciare, per dimenticare il corpo estraneo con cui deve convivere. Ma è uno sforzo inutile, perché il passato sa benissimo come trovarla ora che ce li ha, venticinque anni.
E, prima di poter guardare a domani, Manuela ha bisogno che il suo pervasivo ieri smetta di oscurare ogni oggi. Per lasciarselo alle spalle è disposta a tutto, meno che a perdere di nuovo se stessa – perché nemmeno il buio del coma l’ha spaventata quanto le tenebre che si è scoperta dentro. Aftermath è il seguito diretto di Corpo Estraneo, ma è autoconclusivo e del tutto accessibile anche a chi non ha letto il libro precedente.
Estratto
«Probabilmente immaginerà perché sono qui».
«A dire il vero… no».
«Non sa del mio cliente?».
Manuela alzò le spalle. «Dovrei?».
La legale si grattò la testa. Provò a riordinare le idee e a trovare un modo delicato per dirlo. Comprese che non c’era ed esordì con un lapidario «rappresento il signor Alberto Corsi. È conosciuto anche come Lucas Leone. Vuole parlarle».
Manuela la fulminò con uno sguardo che aveva la stessa dirompenza della pistolettata con cui Lucas aveva provato a ucciderla. «Sta scherzando?».
Fece per andarsene, le mani ancora nelle tasche, ma l’avvocata la trattenne stringendole un braccio.
«Manuela, aspetta» le diede del tu.
E Manuela, per qualche motivo, aspettò davvero. Si fermò a guardarla, gelida, contando nella sua mente fino a dieci, e poi fino a venti – il viso inespressivo e rigido, perché aveva scoperto di avere paura delle sue reazioni impulsive, dopo quello che aveva fatto l’anno prima. E allora adesso contava fino a dieci, a venti – e a volte a cento – prima di fare qualsiasi cosa. Perfino davanti a chi le chiedeva di andare a chiacchierare con l’uomo che le aveva sparato in faccia.
L’autrice
Stefania Sperandio è nata in Sardegna nel 1989. Ha conseguito la laurea triennale in Comunicazione presso l’Università degli Studi di Cagliari e la magistrale in Televisione, Cinema e New Media presso l’Università IULM di Milano. Ha esordito, ancora diciassettenne, con una trilogia di romanzi editi e la partecipazione a diverse antologie di racconti. Nel 2020 ha poi dato vita a “Corpo Estraneo”, che ha iniziato la saga di Manuela Guerra. Oggi Stefania è caporedattrice della testata giornalistica SpazioGames.it e continua a scrivere romanzi per lasciare che i suoi personaggi le insegnino qualcosa.