Procreazione assistita, in Italia metà nascite da cellule vitrificate


Procreazione assistita, in Italia più della metà dei bambini sono nati da cellule vitrificate la cui sopravvivenza è raddoppiata negli ultimi dieci anni dopo lo scongelamento

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Il futuro della medicina della riproduzione passa dalla vitrificazione. Il processo che permette la crioconservazione degli embrioni assume una sempre maggiore importanza all’interno delle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA). «In Italia nel 2021 (ultimo dato disponibile, ndr) degli oltre 12 mila bambini nati con la procreazione assistita, quasi sei su dieci, sono nati grazie a questo procedimento che nell’ultimo decennio è stato ottimizzato e permette non solamente importanti risultati, ma anche consente alla coppia che è alla ricerca di un figlio di non doversi sottoporre ogni volta a particolari, quanto impegnative procedure», ha spiegato Lodovico Parmegiani, Head of Embryology del Gruppo Next Clinics International e direttore del Laboratorio PMA Next Fertility GynePro di Bologna.

Il dato è stato presentato durante il convegno scientifico “Nascerà e non avrà paura” che si è svolto a Bologna, organizzato dal centro di medicina della riproduzione bolognese Next Fertility Gynepro che ha affrontato i temi dell’infertilità, del cancro ginecologico, della natalità e della medicina prenatale, e che è stato aperto dal talk sulla “Salute Circolare” di Ilaria Capua, professoressa alla Johns Hopkins University.

«A oggi nel mondo sono circa 3 i milioni di bambini nati dalle tecniche di criopreservazione; nel solo ultimo decennio i nati sono oltre un milione. La progressiva crescita del ricorso a questa tecnica è motivata dai progressi medico-scientifici che sono stati fatti. Il processo di vitrificazione è stato ottimizzato anche con il contributo importante di alcuni gruppi italiani, diventando sempre più un punto di riferimento per il mondo della PMA».

La tecnica prevede la vitrificazione, ovvero l’immediato congelamento, per immersione diretta delle cellule riproduttive in azoto liquido. «È una tecnica che ha raddoppiato l’efficienza della procedura di congelamento/scongelamento degli embrioni». Spiega Parmegiani: «Il problema maggiore era la stessa sopravvivenza delle cellule allo scongelamento. Se fino a poco più di 10 anni fa le linee guida delle società scientifiche ipotizzavano come massimo obiettivo il 55% di sopravvivenza, adesso il benchmark di questo indicatore di performance è del 99%. Questo significa che negli ultimi anni più del doppio degli embrioni congelati sopravvive e “riprende vita” dopo lo scongelamento rispetto a prima del 2012. La conseguenza immediata è il successo dei trattamenti, quindi la gravidanza». Aspetto non secondario, è il percorso della coppia «che non viene costretto, a fronte di un fallimento, a dover sempre ripartire dall’inizio».

Ha concluso Parmegiani: «In futuro, probabilmente si avvererà la profezia di uno dei padri dell’embriologia clinica, l’australiano Gabor Vajta, che agli albori della tecnica di vitrificazione affermò che nel futuro tutti i bambini della PMA sarebbero tutti nati da cellule congelate». Parmegiani e Vajta si sono occupati insieme nel corso degli anni di sicurezza delle procedure di crionservazione di embrioni e gameti umani.