Miocardite associata all’immunoterapia: la spiegazione è negli ormoni


Dagli USA arriva una possibile spiegazione per alcune differenze che si riscontrano tra uomini e donne nello sviluppo di miocardite associata all’immunoterapia

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L’immunoterapia con inibitori dei checkpoint immunitari (anti-PD-1 e anti-CTLA-4) ha rivoluzionato il trattamento di diversi tipi di tumore, ma può dare tossicità al cuore, provocando per esempio miocardite o aritmie” hanno affermato gli autori di un articolo pubblicato sul tema sulla rivista Science Translational Medicine.

Proprio su questi effetti collaterali si sono concentrati i ricercatori del University of Texas MD Anderson Cancer Center di Houston e della Università della California a San Francisco. Studiando il problema in topi di laboratorio, gli autori hanno osservato che la miocardite da immunoterapia colpiva più le femmine che i maschi. “Questo è in linea con quanto precedentemente descritto sia in studi genetici di laboratorio sulla miocardite legata a immunoterapia sia con i dati clinici che stanno emergendo” hanno precisato i ricercatori. Proseguendo nelle ricerche gli scienziati hanno anche identificato un potenziale meccanismo alla base delle differenze rilevate da questo punto di vista tra maschi e femmine.

Sia nel tessuto cardiaco di topi trattati con immunoterapia, sia in quello di pazienti che hanno manifestato questo effetto collaterale del trattamento, i ricercatori hanno notato una riduzione dei livelli delle proteine MANF e HSPA5 a livello cardiaco, più ampia nelle femmine che nei maschi. “Somministrando agli animali la proteina MANF ricombinante si osserva una riduzione della miocardite”, hanno aggiunto i ricercatori. Questo suggerisce che la carenza di tale proteina sia all’origine dell’effetto collaterale.

Gli scienziati hanno anche osservato un potenziale ruolo degli ormoni sessuali. L’espressione dei geni che contengono le istruzioni per i due fattori protettivi (MANF e HSPA5) dipende dalla presenza di estrogeni. Nel corso dell’immunoterapia questi ormoni però si riducono in misura maggiore nelle femmine rispetto ai maschi.

“Abbiamo identificato un asse endocrino-cardiaco-immunitario che apre la strada a nuove opportunità di trattamento della miocardite associata a immunoterapia” concludono gli esperti, sottolineando che al momento i dati sono stati ottenuti solo in esperimenti di laboratorio e dovranno perciò essere confermati anche nei pazienti.