Psoriasi: bimekizumab ben tollerato anche per lunghi periodi


Psoriasi: bimekizumab è risultato ben tollerato, senza nuovi segnali di sicurezza e senza un aumento del rischio di eventi avversi con una durata più lunga del trattamento

Psoriasi nuove molecole arcutis

In una coorte di pazienti con psoriasi moderata/grave provenienti da 8 studi clinici randomizzati, bimekizumab è risultato ben tollerato a parte una maggiore incidenza di candidosi orale lieve/moderata, senza nuovi segnali di sicurezza e senza un aumento del rischio di eventi avversi con una durata più lunga del trattamento. È quanto emerge da un’analisi aggregata dei trial clinici di fase II/III pubblicata su JAMA.

La natura cronica della psoriasi può rappresentare un onere sostanziale per la salute e la qualità della vita dei pazienti. I dati degli studi clinici a lungo termine sono preziosi per valutare i profili di sicurezza dei trattamenti per la psoriasi. Le terapie biologiche che inibiscono le citochine chiave coinvolte nella patogenesi della malattia, come l’interleuchina (IL)-23, il fattore di necrosi tumorale (TNF) e la IL-17A, sono pilastri del trattamento della psoriasi a placche da moderata a grave e hanno profili di sicurezza ben consolidati.

Bimekizumab è un anticorpo monoclonale che inibisce selettivamente sia la IL-17A che la IL-17F. Ha dimostrato un’efficacia superiore rispetto a placebo, ustekinumab (anti-IL-12/23), adalimumab (TNF) e secukinumab (anti-IL-17A) per la gestione della malattia. I dati di sicurezza riportati dal primo anno di studi clinici hanno dimostrato che il farmaco è ben tollerato e ha un profilo di sicurezza in linea con altri biologici anti-IL-17, a parte una maggiore incidenza di candidosi orale lieve/moderata per via del ruolo protettivi delle IL-17A e IL-17F contro le infezioni fungine della mucosa orale.

Dati aggregati da 8 studi clinici
Per valutare il profilo di sicurezza di bimekizumab a 2 anni, i dati sulla sicurezza sono stati aggregati da una coorte di pazienti provenienti da 4 studi clinici randomizzati di fase II (BE ABLE 1, BE ABLE 2, PS0016 e PS0018) e 4 studi clinici randomizzati di fase III (BE VIVID, BE READY, BE SURE e BE BRIGHT).

I pazienti inclusi nell’analisi erano adulti con psoriasi a placche da moderata a grave idonei alla terapia sistemica e/o alla fototerapia, un punteggio PASI (Psoriasis Area and Severity Index) ≥12, almeno il 10% della superficie corporea (BSA) coinvolta dalla malattia e un punteggio ≥3 su una scala a 5 punti nell’Investigator’s Global Assessment (IGA). Tutti i soggetti avevano ricevuto almeno una dose di bimekizumab durante gli studi.

Gli eventi avversi emergenti dal trattamento, quelli gravi e quelli che hanno portato alla sospensione della terapia, sono stati riportati utilizzando i tassi di incidenza aggiustati per l’esposizione (EAIR) per 100 anni-persona.

Buon profilo di tollerabilità anche nel lungo termine 
Un totale di 1.789 pazienti (70% uomini, età media 45,2 anni) sono stati trattati con 1 o più dosi di bimekizumab negli studi di fase II/III e sono stati inclusi in queste analisi, per un’esposizione totale a bimekizumab di 3.109 anni-persona e una durata mediana di trattamento di 673 giorni.

Gli eventi avversi emergenti dal trattamento si sono verificati con EAIR di 202,4 per 100 anni-persona e non sono aumentati con una maggiore durata dell’esposizione al farmaco. Effetti collaterali gravi si sono verificati a un tasso di 5,9 per 100 anni-persona e gli EAIR sono stati coerenti per tutto il periodo di trattamento osservato. L’EAIR delle interruzioni dovute a un evento avverso era di 3,8 per 100 anni-persona ed era inferiore durante il secondo anno di esposizione a bimekizumab rispetto al primo.

Gli effetti collaterali riportati più di frequente sono stati rinofaringite (19,1 per 100 anni-persona, candidosi orale (12,6) e infezioni del tratto respiratorio superiore (8,9). La maggior parte degli eventi di candidosi orale sono stati di entità lieve/moderata e in 3 casi hanno portato alla sospensione del trattamento.

L’interleuchina-17 è coinvolta nelle difese dell’ospite della mucosa contro le infezioni fungine e i farmaci che la inibiscono possono essere associati a un rischio più elevato di candidosi mucocutanea orale. Nei dati aggregati, la maggior parte degli eventi di candidosi orale verificatisi con bimekizumab erano di intensità da lieve a moderata e hanno determinato un basso tasso di interruzione del trattamento (0,2%). L’EAIR della candidosi orale si è ridotto con una maggiore durata dell’esposizione a bimekizumab ed era inferiore con il regime di somministrazione ogni 8 settimane rispetto a 4 settimane. Gli EAIR di altre infezioni fungine erano bassi.

Sono risultati bassi gli EAIR delle malattie infiammatorie intestinali (0,1 per 100 anni-persona), ideazione e comportamento suicidari (0,0 per 100 anni-persona) ed eventi avversi cardiovascolari maggiori (0,5 per 100 anni-persona).

«Nel complesso, bimekizumab è stato ben tollerato nei pazienti con psoriasi a placche da moderata a grave e non vi è stato un aumento del rischio di eventi avversi con una maggiore durata dell’esposizione» hanno concluso gli autori.

Bibliografia

Gordon KB et al. Bimekizumab Safety in Patients With Moderate to Severe Plaque Psoriasis: Pooled Results From Phase 2 and Phase 3 Randomized Clinical Trials. JAMA Dermatol. 2022 Jul 1;158(7):735-744. 

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