Mieloma multiplo: benefici anche da una infusione di CAR-T cilta-cel


Mieloma multiplo: il trattamento con una singola infusione di cellule CAR-T cilta-cel ha prodotto risposte profonde, con un profilo di tossicità gestibile

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Nei pazienti con mieloma multiplo in progressione e risultati refrattari a un trattamento precedente con lenalidomide, il trattamento con una singola infusione di cellule CAR-T ciltacabtagene autoleucel (cilta-cel) ha prodotto risposte profonde, con un profilo di tossicità gestibile. Lo indicano i dati aggiornati della coorte A dello studio di fase 2 CARTITUDE-2, presentati ai recenti Transplantation & Cellular Therapy Meetings, a Salt Lake City.

Dopo un follow-up mediano di 14,3 mesi, in pazienti che avevano già effettuato da una a tre linee di trattamento, la terapia a base di cilta-cel ha prodotto risposte precoci e profonde. In particolare, l’analisi iniziale ha mostrato che nei pazienti che erano stati sottoposti precedentemente a due linee di terapia il tasso di risposta globale (ORR) è risultato del 95%, con un tasso di risposta completa dell’85% o superiore e un tasso di risposta parziale molto buona del 90% e oltre.

«Il follow-up è in corso e la popolazione di pazienti sarà ulteriormente valutata nello studio di fase 3 CARTITUDE-4», ha dichiarato Jens Hillengass, del Roswell Comprehensive Cancer Center di Buffalo, durante la presentazione dei risultati.

Lo studio CARTITUDE-2
Lo studio CARTITUDE-2 (NCT04133636) è un trial multicentrico internazionale, a braccio singolo, in aperto. Nella coorte A sono stati arruolati 20 pazienti con mieloma multiplo che avevano già ricevuto da una a tre linee di terapia ed erano risultati refrattari alla lenalidomide. Nell’attesa dell’arrivo delle CAR-T al centro, i pazienti che per tenere sotto controllo la malattia lo necessitavano sono stati sottoposti a una terapia ponte, seguita dalla linfodeplezione con ciclofosfamide 300 mg/m2 più fludarabina 30 mg/m2 nei giorni da -5 a -3. Il giorno 1 i pazienti hanno ricevuto un’infusione di cilta-cel a un dosaggio pari a 0,75 x 106 cellule T vitali CAR-positive/kg.

L’endpoint primario dello studio era rappresentato dalla negatività della malattia minima residua (MRD) misurata mediante sequenziamento di ultima generazione (NGS) con una sensibilità pari a 10-5. Gli endpoint secondari includevano l’ORR, la durata della risposta, il tempo di raggiungimento della MRD-negatività e la durata, l’incidenza e la gravità degli eventi avversi.

L’età mediana dei pazienti della coorte A era di 60 anni e il 65,0% era di sesso maschile. I pazienti avevano ricevuto una mediana di due linee di terapia precedenti, mentre l’85% era stato sottoposto a un precedente trapianto autologo di cellule staminali. Il 65% dei pazienti della coorte era già stato esposto alle tre classi di farmaci (immunomodulatori, inibitori del proteasoma e anticorpi monoclonali anti-CD38) e il 40% di questi era risultato triplo-refrattario. Il 20% dei pazienti era già stato esposto a cinque farmaci e il 5% era risultato penta-refrattario.

Inoltre, tutti i pazienti erano già stati esposti a inibitori del proteasoma, immunomodulatori, il 95% era stato trattato con desametasone e il 65% era già stato trattato con l’anticorpo monoclonale anti-CD38 daratumumab.

Risposte rapide e profonde
Il tempo mediano di ottenimento della prima risposta è stato di 1,0 mese, mentre quello di ottenimento della migliore risposta è stato di 2,6 mesi. La durata mediana della risposta non è stata raggiunta.

A 6 mesi, il tasso di sopravvivenza libera da progressione (PFS) è risultato del 95% (IC al 95% 69,5%-99,3%) mentre a 12 mesi dell’84% (IC al 95% 59,1%-94,7%).

Dei 13 pazienti che avevano campioni in cui si poteva valutare lo stato dell’MRD, 12 (il 92%) sono risultati MRD-negativi.

Sicurezza gestibile
Per quanto riguarda la sicurezza, gli autori hanno segnalato che alcuni eventi avversi non si sono ridotti di gravità, passando dal grado 3/4 al grado 2, entro il giorno 60, e tra questi vi sono stati neutropenia (20%), trombocitopenia (15%) e linfopenia (5%).

Sono stati segnalati casi di sindrome da rilascio di citochine (CRS) di grado 3/4 nel 10% dei pazienti, con un’insorgenza mediana dopo 7 giorni dall’infusione, una durata mediana di 4 giorni e una risoluzione del problema entro 7 giorni per il 90% dei pazienti. Inoltre, si è osservata tossicità neurologica di grado 1 e 2 in tre pazienti, con un tempo mediano di insorgenza di 8 giorni e una durata mediana di 3 giorni.

Dopo l’infusione di cilta-cel si sono registrati quattro decessi (uno per COVID-19, uno per sepsi e due a causa della progressione della malattia). In un paziente nel quale l’infusione delle CAR-T è stata effettuata in sede ambulatoriale, 9 giorni dopo l’infusione si è sviluppata una CRS di grado 2 che ha avuto una durata di 2 giorni. Inoltre, è stata segnalata una paralisi facciale isolata di grado 2, 29 giorni dopo l’infusione. L’evento è stato trattato con desametasone e si è risolto completamente entro 51 giorni dall’insorgenza.

Bibliografia
J. Hillengass, et al. Updated results of the CARTITUDE-2: ciltacabtagene autoleucel (cilta-cel), a B-cell maturation antigen (BCMA)-directed chimeric antigen receptor T cell (CAR-T) therapy, in lenalidomide-refractory patients with progressive multiple myeloma (MM) after 1-3 lines prior lines of therapy. Transplantation & Cellular Therapy Meetings; abstract 73.  Link