Artrite reumatoide: stile di vita influenza l’insorgenza nelle donne


Artrite reumatoide: alcuni fattori legati allo stile di vita ne prevengono l’insorgenza nel sesso femminile secondo uno studio

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Stando ad uno studio pubblicato come “brief report” su Arthritis Care & Research sarebbero almeno 4 le scelte legate allo stile di vista in grado di prevenire in modo significativo l’insorgenza di artrite reumatoide (AR) nel sesso femminile. I risultati sembrano essere molto solidi, derivando dall’esame dei dati relativi a 250.000 donne provenienti dallo studio NHS, uno degli studi di più ampie dimensioni e di maggior durata finora condotti sulla relazione esistente tra lo stile di vita e l’incidenza di AR.

Disegno dello studio
I ricercatori hanno focalizzato la loro attenzione sui dati provenienti dallo studio originario NHS, iniziato nel 1976, e dallo studio NHS2, iniziato nel 1989. In entrambi i casi erano state reclutate infermiere professioniste Usa. Sia in concomitanza con l’inizio delle due fasi dello studio che nel corso dei diversi timepoint previsti dal protocollo durante il follow-up, le partecipanti alla sperimentazione hanno completato dei questionari relativi al loro stato di salute e allo stile di vita, dando il consenso ai ricercatori all’accesso ai dati delle cartelle cliniche personali.

Così, per quanto riguarda la valutazione sul regime alimentare seguito, i questionari proponevano domande sull’assunzione di più di 130 tipologie di alimenti, consentendo ai ricercatori di saggiare l’adozione di un regime dietetico salutare valutato mediante l’ottemperanza all’AHEI (Alternate Health Eating Index), una variante della Dieta Mediterranea, che include 11 componenti:
1) Vegetali – molto
2) Frutta – molto
3) Noci e legumi – moderatamente
4) Carne rossa e processata – poco e saltuariamente
5) Bevande zuccherate – no
6)  Vino rosso – poco (100 mL/dì)
7) Acidi grassi poli-insaturi e polifenoli – moderatamente (olio d’oliva extravergine, non altri olii anche d’oliva)
8)  Grassi trans – poco
9)  Omega-3 (pesce) – moderatamente
10) Farine integrali – molto
11) Sodio – poco

Lo svolgimento di attività fisica è stato quantificato, invece, in ore/settimana di MET – equivalente metabolico dell’attività, un’unità che stima la quantità di energia utilizzata dall’organismo durante l’attività fisica, rispetto al metabolismo a riposo.

Altri fattori legati allo stile di vita esaminati nello studio erano rappresentati dall’assunzione media di alcol e dallo status di fumatore. Anche il BMI è stato utilizzato come un indicatore della conduzione di uno stile di vita salutare.

Tutti i fattori summenzionati sono entrati a far parte di un punteggio rispondente all’acronimo anglosassone HLIS – healthy lifestyle index score – espressione complessiva dell’adozione di uno stile di vita salutare.

Per ragioni statistiche, i ricercatori hanno analizzato questi fattori come variabili binarie, per definendo come misure indicative di conduzione di uno stile di vita “salutare” le seguenti misurazioni:
1)  ≥19 MET ore/settimane
2)  BMI tra 18,5 e 24,9
3) Valori al di sopra del 40esimo percentile di AHEI
4) Non fumatori
5) Assunzione giornaliera di alcol compresa tra 5 e 15 g (equivalente, approssimativamente, all’assunzione di un drink)

La scelta dell’item relativa all’assunzione di alcol meno dannosa per la salute si basava su studi precedenti che indicavano come l’astinenza totale, alla pari di una notevole assunzione giornaliera di alcol, fosse associata con uno stato di salute peggiore rispetto all’assunzione moderata di alcol.

Su questi presupposti, i ricercatori hanno calcolato il rischio attribuibile alla popolazione (PAR), stimando la proporzione prevenibile di incidenza di AR derivante dall’adozione, da parte delle  partecipanti allo studio, di almeno 4 o più fattori salutari legati allo stile di vita.

Risultati principali
Nel corso del follow-up (avente una durata media di 24 mesi, si è avuto lo sviluppo di AR in 1.219 partecipanti ai due studi NHS: due partecipanti allo studio su tre si caratterizzavano per una sieropositività al fattore reumatoide (RF) (776 vs. 443).

Dall’analisi dei dati è emerso che un punteggio HLIS più elevato (indicativo di uno stato di salute migliore) era associato ad un rischio di insorgenza di AR inferiore.
Nello specifico:
– l’ hazard ratio di AR in toto è stato pari a 0,86 (IC95%= 0,82-0,9)
– l’hazard ratio di AR sieropositiva è stato pari a 0,85 (IC95%= 0,8-0,91)
– l’hazard ratio di AR sieronegativa è stato pari a 0,87 (IC95%= 0,8-0,94)

Nel complesso, le donne con 5 fattori legati allo stile di vita salutari hanno avuto minori rischi di sviluppo di AR (HR=0,42; IC95%= 0,22-0,8).

La riduzione del rischio di AR derivante dall’adesione ad almeno 4 fattori legati allo stile di vita salutari è risultato pari al 34%.

Da ultimo, ciascun incremento di HLIS è risultato associato ad una riduzione del 14% di incidenza di AR, con piccole variazioni osservate in presenza di AR sieropositiva. Le donne appartenenti alle categorie più elevate per ciascuna delle 5 componenti di HLIS mostravano un rischio di incidenza ridotto del 60% rispetto a quelle appartenenti alle categorie più basse per ciascuna delle componenti di HLIS considerate.

Riassumendo
Presi individualmente, i fattori che maggiormente sembrano aver contribuito all’effetto protettivo contro l’AR sono risultati essere l’assunzione moderata di alcol, l’astinenza dal fumo e un BMI nella norma. Dieta ed esercizio fisico, invece, sembrano aver avuto un contributo minore alla protezione dal rischio di malattia (ma sono necessarie conferme al riguardo).

In conclusione, pur con alcuni limiti metodologici intrinseci ammessi dagli stessi autori (predominanza di persone di etnia Caucasica, bias da valutazione soggettiva nel referee di alcuni fattori legati allo stile di vita), lo studio sembra suggerire come l’adozione di uno stile di vita più salutare possa contribuire notevolmente alla riduzione del rischio di insorgenza di AR nel sesso femminile.

Bibliografia
Hahn J, et al “Association of healthy lifestyle behaviors and the risk of developing rheumatoid arthritis among women” Arthritis Care Res 2022; DOI: 10.1002/acr.24862.
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