Hiv: benefici con l’avvio del regime B/F/TAF


Nei soggetti naïve al trattamento ma con HIV avanzato, l’avvio rapido della terapia con il regime B/F/TAF ha dato buoni risultati

HIV: oggi si può azzerare il rischio contagio

Nei soggetti naïve al trattamento ma con HIV avanzato, l’avvio rapido della terapia con il regime B/F/TAF ha dato risultati che depongono a favore di questa strategia, secondo i risultati preliminari dello studio italiano Rainbow presentati all’Italian Conference on AIDS and Antiviral Research (ICAR) 2021.

Un avvio rapido (entro 7 giorni dalla diagnosi) della terapia antiretrovirale (ART) in soggetti con HIV avanzato potrebbe migliorare i risultati, ma sono disponibili pochi dati su questa strategia, hanno premesso gli autori dello studio. L’endpoint primario del trial Rainbow era valutare il tempo di fallimento clinico o virologico nei pazienti arruolati. Al congresso sono stati presentati i dati ad interim dopo 24 settimane.

Uno studio italiano di fase IV
Rainbow è uno studio clinico pilota, monocentrico, a braccio singolo, prospettico, di fase IV, che ha arruolato 30 soggetti naïve all’ART che presentavano alla diagnosi di HIV-1 una malattia avanzata descritta come la presenza di un evento che definisce l’AIDS e/o una conta delle cellule CD4 <200 µl.

Il regime bictegravir/emtricitabina/tenofovir alafenamide (B/F/TAF) 50/200/25 mg è stato iniziato entro 7 giorni dalla diagnosi di HIV. I criteri di esclusione erano clearance della creatinina (CrCl) <30 ml/min, insufficienza epatica grave, tubercolosi attiva, criptococcosi, gravidanza/allattamento, chemioterapia oncologica sistemica ed età inferiore ai 18 anni. Il genotipo di resistenza al basale non era noto prima dell’inizio dell’ART. I parametri virali e immunologici sono stati valutati la basale e alle settimane 4, 12, 24,36, e 48.

Gli endpoint erano il tempo al fallimento clinico o virologico, definito come il mancato raggiungimento di:

  • Riduzione dell’HIV-RNA >1 log 10 copie/ml alla settimana 12
  • HIV-1 RNA ≥200 copie/mL a o dopo 24 settimane
  • HIV-1 RNA ≥ 50 copie/ml in qualsiasi momento dopo la settimana 48.

Caratteristiche cliniche dei pazienti
Tra le 116 nuove diagnosi di HIV presso l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” (INMI) da maggio 2020 a gennaio 2021, 40 soggetti (34%) presentavano una malattia da HIV in stadio avanzato e 30 hanno soddisfatto i criteri di ammissibilità per questo studio e sono quindi stati arruolati. I motivi principali alla base dell’ineleggibilità sono stati il tempo necessario per escludere la tubercolosi attiva o un ritardo nella diagnosi di riferimento dell’HIV.

I pazienti inclusi presentavano caratteristiche cliniche simili a quelli non arruolati. Il 16,7% erano donne, 90% caucasiche, età media 45 anni (38-58), il fattore di rischio più diffuso era il rapporto eterosessuale (33%).

Il 43% presentava lo stadio C del CDC (malattie infettive secondarie): 7 polmonite da Pneumocystis, 5 sarcoma di Kaposi, 1 encefalopatia associata all’HIV. Al basale la conta mediana delle cellule CD4 era di 90 cellule/µl, CD8 499, rapporto CD4/CD8 0,14, HIV RNA log10 cp/ml 6,0, HIV DNA log10 cp /106 PBMC 4,1. I giorni mediani dal primo test HIV al BL sono stati 6 (5-7). Il 40% dei pazienti aveva ≥ 1 comorbidità e 1 (3,3%) era co-infetto da HCV.

Risposta virologica e nessuna interruzione della terapia
La proporzione di partecipanti con HIV-RNA <50 copie/ml è aumentata durante il periodo di osservazione. Era del 35% alla settimana 4, del 63% alla settimana 12 e dell’89% alla settimana 24 (Figura 1). A oggi tutti i partecipanti hanno mostrato una risposta virologica (riduzione dell’HIV-RNA >1 log 10 copie/ml) alla settimana 12 e non è stato osservato alcun rebound virale.

La proporzione di partecipanti con CD4 >200 cellule/µl era del 7% al basale, 61% alla settimana 4, 59% alla settimana 12 e 47% alla settimana 24 (Figura 2). Durante il follow-up di 24 settimane non si è verificata nessuna interruzione dell’ART a causa della tossicità o di fallimento virologico e non è stata eseguita nessuna modifica della terapia una volta rivisto il test delle resistenze genotipiche (nessuna mutazione NRTI, 3 mutazioni INSTI accessorie, E157Q, G163K, L74I).

Gli eventi avversi gravi sono stati 1 sindrome infiammatoria da immuno ricostituzione (IRIS) + leucoencefalopatia multifocale progressiva (PML) alla settimana 4 e convulsioni alle settimane 4 e 12, tutti nello stesso paziente, un peggioramento clinico/IRIS sospetto (settimana 4) e una tubercolosi disseminata + IRIS (settimana 2), che necessitavano di uno switch della terapia anrtiretrovirale.

«I risultati preliminari dello studio Rainbow forniscono la prima prova a sostegno della fattibilità dell’avvio rapido del regime B/F/TAF e della strategia di trattamento nei soggetti con HIV avanzato» hanno concluso gli autori.

Bibliografia

Camici M et al. Efficacy, safety and feasibility of a rapid antiretroviral therapy starting B/F/TAF in advanced hiv disease (Rainbow study).