Disturbi dell’interazione intestino-cervello: attenzione ai pasti


Nei pazienti con disturbi dell’interazione intestino-cervello, la valutazione dei sintomi correlati ai pasti può migliorare ed è possibile personalizzare il trattamento

Nei pazienti con disturbi dell'interazione intestino-cervello, la valutazione dei sintomi correlati ai pasti può migliorare ed è possibile personalizzare il trattamento

Nei pazienti con disturbi dell’interazione intestino-cervello, la valutazione dei sintomi correlati ai pasti può migliorare ed è possibile personalizzare il trattamento, secondo una presentazione al congresso United European Gastroenterology Week (UEGW) 2021.

«Fino al 40% della popolazione mondiale manifesta di frequente sintomi gastrointestinali ricorrenti e, quando questi pazienti consultano un medico, il loro standard di cura clinica di routine torna normale. La maggior parte di queste persone probabilmente soffre di disturbi dell’interazione intestino-cervello (Disorders of Gut-Brain Interaction, DGBI)», ha detto Esther Colomier dell’Università di Göteborg in Svezia e della Katholieke Universiteit Leuven in Belgio. «Questi DGBI sono condizioni benigne, che non portano a gravi complicanze e non influiscono sull’aspettativa di vita, ma possono comunque avere un impatto negativo sulla vita quotidiana dei pazienti».

Un ampio sondaggio via web
Per approfondire il legame tra l’assunzione di cibo e l’insorgenza dei sintomi gastrointestinali, caratterizzando i soggetti che manifestano dolore correlato al pasto, i ricercatori hanno analizzato i risultati di un sondaggio via web riportato nel Rome Foundation Global Epidemiology Study su quasi 55mila soggetti di 26 paesi.

Dopo un’ulteriore stratificazione in funzione della presenza e della frequenza del dolore addominale correlato all’assunzione di cibo, la popolazione finale dello studio era di 28mila soggetti: il 18% non riportava nessuna relazione tra dolore e assunzione di cibo, il 23% riferiva una relazione occasionale e l’11% una relazione frequente. I ricercatori hanno notato tassi di prevalenza più elevati tra le donne rispetto agli uomini (13% vs 9%) e tra i soggetti più giovani (15% nella fascia 18-29 anni vs 10% nella fascia 45-59 anni).

«Abbiamo scoperto che c’era una percentuale maggiore di soggetti con dolori addominali frequenti legati ai pasti che soddisfacevano i criteri diagnostici per tutti i tipi di DGBI rispetto agli individui che riferivano solo occasionalmente o mai di aver provato dolore addominale dopo aver mangiato» ha fatto presente Colomier.

Dolore addominale accompagnato da molti altri sintomi
I ricercatori hanno inoltre notato un aumento del numero di diagnosi correlato con un graduale incremento della percentuale di soggetti con frequenti dolori addominali legati ai pasti.

Gli individui che manifestavano spesso un dolore addominale correlato al pasto soffrivano più frequentemente anche di altri sintomi gastrointestinali come gonfiore, sentirsi troppo pieni dopo aver mangiato o sentirsi pieni troppo velocemente, stitichezza e diarrea. Avevano inoltre una peggiore qualità di vita e maggiori probabilità di utilizzare i servizi di assistenza sanitaria per i loro disturbi e di ricevere una diagnosi di DGBI.

Lo stesso gruppo evidenziava anche un disagio psicologico più grave. Il 36% delle persone con frequenti dolori legati ai pasti riferiva di soffrire di ansia, rispetto al 25% nel gruppo con sintomi occasionali e al 18% di quanti non avevano dolore. I soggetti con attacchi frequenti riportavano anche tassi più elevati di depressione (35%) rispetto al 24% nel gruppo con sintomi occasionali e al 17% nel gruppo senza dolore.

«Bisognerebbe incoraggiare il tenere in considerazione i sintomi correlati ai pasti nei futuri criteri diagnostici per il DGBI» ha concluso Colomier. «Nella pratica clinica, la valutazione dell’associazione con i pasti in tutti i pazienti con DGBI potrebbe essere di grande importanza per migliorare e personalizzare il trattamento. I pazienti potrebbero beneficiare di un approccio di cura multidisciplinare, compresi consigli dietetici e sullo stile di vita, supporto psicologico e terapia farmacologica».

Secondo Ami Sperber, autore principale del Global Epidemiology Study of Functional Gastrointestinal Disorders (FGIDs) del 2021, che ha rilevato che il 40% delle persone in tutto il mondo soffre di disturbi funzionali gastrointestinali o disturbi dell’asse intestino/cervello, i risultati dello studio presentato al congresso sono molto interessanti.

«Molti pazienti con disturbi delle interazioni intestino-cervello, come la sindrome dell’intestino irritabile e la dispepsia funzionale, attribuiscono i loro sintomi al cibo e all’alimentazione» ha spiegato. «Una delle principali lamentele è lo sviluppo del dolore dopo i pasti. Tuttavia non ci sono dati sostanziali su questo fenomeno, nonostante il suo potenziale significato per la cura del paziente e lo studio della fisiopatologia di questi disturbi»

Bibliografia

Colomier E. The global prevalence and burden of meal-related abdominal pain. Presented at: UEG Week; Oct. 3-5, 2021 (virtual meeting).