Smart working: Unipol e dipendenti ai ferri corti


Unipol, i lavoratori proseguono sulla strada dello smart working: lo scontro con l’azienda si fa ruvido, oggi giornata di sciopero

Partito il mail bombing dei dipendenti Unipol contro il rientro in ufficio obbligatorio dal 4 novembre. Per Alberto Enzini della First-Cisl dovrebbe tornare "volontariamente" solo chi lo vuole fare

Oggi in sciopero, ma domani niente assemblea: si fa ruvido lo scontro sindacati-Unipol che approda oggi al giorno del rientro in ufficio per i dipendenti del colosso assicurativo. “L’indisponibilità del vertice del Gruppo Unipol ad aprire un tavolo di confronto sullo smart working“, ha portato i sindacati a indire per oggi uno sciopero ‘generale’ fissando a domani le assemblee per decidere come proseguire la mobilitazione. Ma mentre sui social le sigle dei rappresentanti dei lavoratori diffondono il promemoria della giornata di lotta, parte anche un comunicato unitario che parla di “attacco alle libertà sindacali dei lavoratori: informiamo che è stato necessario rinviare l’assemblea prevista per venerdì”, domani.

First-Cisl, Fisac-Cgil, Fna, Snfia e Uilca-Uil scrivono così: “L’azienda, sebbene l’assemblea prevedesse la copertura per tutto il turno di lavoro, tramite i propri referenti ha intimato a diversi colleghi di effettuare ugualmente l’ingresso in sede, rifiutando peraltro di garantire la possibilità di attingere dal monte ore previsto dal nostro contratto integrativo aziendale (12 ore annue di assemblea) per i colleghi privi delle ore sufficienti a coprire l’intera giornata. In sostanza, l’azienda ha negato ai propri dipendenti la possibilità di partecipare da remoto all’assemblea dalla propria abitazione-luogo privato“. Su questo, proseguono, “abbiamo attivato tutte le opportune verifiche anche di carattere legale ma nel frattempo, per senso di responsabilità, abbiamo ritenuto opportuno privilegiare la massima tutela delle lavoratrici e dei lavoratori rimandando ad una data prossima lo svolgimento dell’assemblea prevista”. Il braccio di ferro, insomma, pare destinato a proseguire.

“Confermiamo la nostra massima determinazione anticipando che la protesta proseguirà ad oltranza fino a ristabilire un dialogo serio e costruttivo tra sindacato e azienda“, dicono First, Fisac, Fna, Snfia e Uilca. I sindacati chiedono che lo smart working, “modalità di lavoro ormai consolidata nel nostro quotidiano”, non sia “archiviata e relegata all’emergenza sanitaria: pretendiamo si giunga ad un accordo strutturale teso a valorizzare gli straordinari effetti che tale strumento avrebbe, anche in prospettiva, in termini di più ampia possibilità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, di aumento della produttività aziendale, nonché di beneficio rispetto all’impatto ambientale”.

Unipol, nell’informare il suo personale del rientro a partire da oggi, ha parlato di “importante passo, dopo il lungo periodo di particolare straordinarietà che ha interessato il nostro Paese, verso il ritorno alla normalità nella vita professionale, come peraltro stanno facendo, già da tempo, oltre 1.500 dipendenti del Gruppo, i nostri agenti e tutti coloro che lavorano in agenzia”. Fino a fine anno, il Gruppo Unipol “ha ritenuto opportuno accordare a determinate categorie di lavoratori”, circa il 30% dell’organico, la facoltà di scegliere “se riprendere la propria attività professionale in presenza ovvero continuare a svolgerla a distanza”. Si tratta di chi si trova in condizione di fragilità sanitaria, per rischio da immunodepressione, per esiti di patologie oncologiche o svolgimento di terapie salvavita o, comunque, affetto altre gravi patologie o comorbilità che possono esporre al rischio di contagio da Covid, di chi sta usufruendo della legge 104, di quanti sono esenti dalla campagna vaccinale con certificazione medica, donne incinta o in allattamento, dei nati nel 1961 o in anni precedenti.