Scavi a Pisa: riemerge il chiostro della Chiesa di San Sisto


Reperti archeologici rinvenuti nella Chiesa di San Sisto a Pisa

Tracce del chiostro del XIII secolo e un numero considerevole di sepolture medievali riemergono nel giardino della chiesa di San Sisto, in pieno centro storico a Pisa, grazie alla campagna di scavo condotta nell’ambito del San Sisto Project,  il progetto di ricerca archeologica di durata triennale diretto da Federico Cantini, professore di Archeologia medievale, che sta indagando una delle aree storicamente più interessanti della città.

L’iniziativa finanziata con i fondi del Progetto di Eccellenza del dipartimento di Civiltà e forme del sapere dell’Università di Pisa e realizzata grazie al personale del dipartimento stesso (Riccardo Belcari, Antonio Fornaciari, Mauro Ronzani, Emanuele Taccola, Chiara Tarantino) e del suo Laboratorio di Disegno e Restauro (LaDiRe), in collaborazione con il dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa (Monica Bini) e del Cnr-Iccom di Pisa (Simona Raneri).

“Le recenti indagini hanno fatto riemergere le tracce del chiostro della chiesa attestato nelle fonti documentarie dal 1287: si trattava di un ampio spazio porticato, caratterizzato dalla presenza di un numero considerevole di sepolture, collocate sotto la pavimentazione dei loggiati in due fasi successive – spiega il professor Federico Cantini – Appartengono alla prima fase le tombe strutturate in cassoni di laterizi e alla seconda, trecentesca, fosse scavate nella nuda terra: le decine di individui sepolti rappresentano un importante archivio biologico della popolazione pisana, la cui storia sarà ricostruita grazie alle analisi antropologiche e paleopatologiche, unite a quelle archeometriche applicate ai resti osteologici”.

Le indagini hanno inoltre dimostrato che il lato meridionale del chiostro è stato probabilmente realizzato sfruttando le murature di edifici precedenti, tamponando gli spazi aperti tra gli uni e gli altri per ottenere una lunga e robusta cortina muraria, orientata est-ovest. Ad oggi l’intervento sembra datarsi nel corso del XIII secolo. Tra XI e XII secolo l’area sembra invece coperta da depositi alluvionali contenenti materiali da costruzione e ceramica collocabile tra l’Età antica e l’alto Medioevo. I depositi alluvionali sigillano strati che potrebbero essere pertinenti alle fasi di abbandono delle strutture della Cortevecchia altomedievale. Tali strutture sono state parzialmente intraviste in seguito all’asportazione del riempimento di una grande fossa duecentesca che ha tagliato i depositi più antichi, ma si dovrà attendere la seconda parte della campagna, che si svolgerà a settembre, per apprezzarle in estensione e scavarle.

I reperti ceramici di età medievale, restituiti in grande quantità dallo scavo, ci parlano di un’area in cui, a partire dal XII secolo, arriva vasellame dalla Spagna, dall’Egitto, dalla Tunisia e dal Medio Oriente, confermando il ruolo centrale di Pisa nell’economia mediterranea del tempo. La frequentazione della zona in Età etrusca e romana continua a essere testimoniata dai numerosi frammenti di ceramica databile tra il VII secolo a.C. e l’Età tardo antica, rinvenuti purtroppo fino a ora fuori dal loro contesto originario, nei livelli di vita medievali e successivi.

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