Tumore rinofaringeo: toripalimab e chemio efficaci


Tumore rinofaringeo ricorrente o metastatico: l’aggiunta dell’anticorpo monoclonale anti PD-1 toripalimab alla chemioterapia riduce la progressione di malattia

Disfagia: ideato un questionario per la diagnosi precoce destinato alle persone con sclerosi multipla. Aiuta a intervenire tempestivamente

L’aggiunta dell’anticorpo monoclonale anti PD-1 toripalimab alla chemioterapia standard di prima linea ritarda significativamente la progressione della malattia nei pazienti con carcinoma rinofaringeo ricorrente o metastatico. Lo dimostrano i risultati dello studio internazionale di fase 3 JUPITER-02, presentati all’ultimo congresso virtuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO).

Con la somministrazione dell’immunoterapico toripalimab in aggiunta alla chemioterapia a base di paclitaxel e gemcitabina come trattamento di prima linea per i pazienti con tumore nasofaringeo avanzato, si sono ottenute nello studio sia una sopravvivenza libera da malattia (PFS) e una percentuale di risposta obiettiva (ORR) superiori sia una durata della risposta (DOR) più lunga rispetto al solo trattamento con paclitaxel e gemcitabina, a fronte di un profilo di sicurezza gestibile.

Questi risultati potrebbero portare a un cambio di paradigma nel trattamento di questi pazienti, per i quali al momento vi sono poche opzioni disponibili.

«I progressi nel trattamento del carcinoma rinofaringeo all’ultimo stadio non sono stati al pari con quelli ottenuti nella terapia di altri tipi di tumore. I risultati dello studio JUPITER-02 offrono nuove speranze per i pazienti con una malattia avanzata, cambiando il modo in cui essi devono essere curati», ha commentato Julie R. Gralow,  Chief Medical Officer ed Executive Vice President dell’ASCO.

«Il carcinoma rinofaringeo è impegnativo in quanto viene tipicamente diagnosticato in una fase avanzata, quando le opzioni terapeutiche disponibili sono estremamente limitate. La risposta prolungata nei pazienti che hanno ricevuto toripalimab segna un progresso significativo per il trattamento di questa malattia», ha affermato durante la sua presentazione Rui-hua Xu, del dipartimento di oncologia medica presso il Sun Yat-sen University Cancer Center di Guangzhou, in Cina.

Il tumore del nasofaringe
Il cancro nasofaringeo è un tipo di tumore della testa e del collo che inizia nel rinofaringe e rappresenta un significativo problema sanitario globale. Questo tipo di tumore ha una prevalenza particolarmente alta nell’Asia orientale e nel Sud-est asiatico, dove è stato registrato oltre il 70% delle circa 129.000 nuove diagnosi effettuate in tutto il mondo nel 2018.

La terapia a base di platino è attualmente il trattamento standard di prima linea per il tumore nasofaringeo ricorrente o metastatico. Tuttavia, la durata della risposta è, in media, inferiore a 6 mesi.

Toripalimab, che è un anticorpo monoclonale IgG4K umanizzato inibitore specifico di PD-1,  ha dimostrato di fornire risposte durevoli utilizzato in monoterapia in seconda linea o in linee successive, in pazienti con tumore del nasofaringe ricorrente o metastatico nello studio di fase 2 POLARIS-02.

Sulla base di questi presupposti, gli autori hanno deciso di valutarlo anche come terapia di prima linea in aggiunta alla chemioterapia nei pazienti con malattia ricorrente o metastatica, nello studio JUPITER-02.

Lo studio JUPITER-02
Lo studio JUPITER-02 (NCT03581786), è un trial randomizzato, controllato con placebo e in doppio cieco che ha coinvolto 289 pazienti con tumore nasofaringeo ricorrente o metastatico, non trattato con chemioterapia in precedenza.

I partecipanti sono stati assegnati in rapporto 1:1 al trattamento di prima linea con cisplatino più gemcitabina in combinazione con toripalimab (146 pazienti) oppure un placebo (143 pazienti).

Toripalimab è stato somministrato a un dosaggio pari a 240 mg, o placebo il giorno 1 in combinazione con gemcitabina 1000 mg/m2 i giorni 1, 8 e cisplatino 80 mg/m2 il giorno 1 ogni 3 settimane (Q3W) per un massimo di 6 cicli, seguiti dalla somministrazione di toripalimab in monoterapia o un placebo, Q3W, fino alla progressione della malattia, all’insorgenza di una tossicità intollerabile o al completamento di 2 anni di trattamento.

I fattori di stratificazione erano il performance status ECOG (0 contro 1) e la fase della malattia (ricorrente contro metastatica primaria) al momento dell’arruolamento.

L’endpoint primario era la PFS valutata da un comitato di revisori indipendenti secondo i criteri RECIST v1.1 nella popolazione intent-to-treat , mentre gli endpoint secondari includevano l’ORR, la DOR e l’OS.

Per la PFS lo studio prevedeva un’analisi ad interim programmata dopo 130 eventi (progressione o decesso) e un’analisi finale pianificata dopo 200 eventi.

I risultati
Al 30 maggio 2020, data di chiusura dell’analisi ad interim, la durata mediana del trattamento era di 39 settimane nel braccio trattato con toripalimab e 36 settimane nel braccio di controllo.

È stato osservato un miglioramento significativo della PFS nel braccio assegnato a toripalimab rispetto al placebo (HR 0,52; IC al 95% 0,36-0,74; P bilaterale = 0,0003), con una PFS mediana di 11,7 mesi contro 8,0 mesi, rispettivamente.

Anche i tassi di PFS a un anno sono risultati a favore del braccio sperimentale: 49% contro 28%.

Infine, è stato osservato un miglioramento della PFS in tutti i sottogruppi rilevanti, compresi quelli relativi ai diversi gradi di espressione di PD-L1.

L’ORR è risultata del 77,4% nel braccio sperimentale contro 66,4% nel gruppo di controllo (P=0,033), mentre la DOR mediana è risultata rispettivamente di 10,0 mesi contro 5,7 mesi (HR 0,50; IC al 95% 0,33-0,78).

Al 15 gennaio 2021 i dati di OS non erano ancora maturi, in quanto si erano registrati 25 decessi fra i pazienti trattati con toripalimab e 35 decessi fra i controlli (HR 0,68; IC al 95% 0,41-1,14; P = 0,14).

Il profilo di sicurezza
Per quanto riguarda la sicurezza, l’incidenza degli eventi avversi di grado ≥3 è risultata simile nei due bracci (89,0% contro 89,5%), così come quella degli eventi avversi che hanno causato l’interruzione del trattamento (7,5% contro 4,9%) e quella degli eventi avversi fatali (2,7% contro 2,8%) .

Tuttavia, gli eventi avversi immunocorrelati in generale e quelli immunocorrelati di grado ≥ 3 sono stati più frequenti nel braccio trattato con il farmaco immunoterapico (rispettivamente 39,7% contro 18,9% e 7,5% contro 0,7%).

Possibile nuovo standard di cura
I pazienti continueranno ora a essere seguiti per valutare l’OS e altri endpoint secondari.

Tuttavia, gli autori concludono che i risultati già disponibili giustificano l’impiego di toripalimab in aggiunta alla chemioterapia con gemcitabina e cisplatino come nuovo standard di cura per questa popolazione di pazienti.

Fonte
R. Xu, et al. JUPITER-02: Randomized, double-blind, phase 3 study of toripalimab or placebo plus gemcitabine and cisplatin as first-line treatment for recurrent or metastatic nasopharyngeal carcinoma (NPC). ASCO 2021; abstract LBA2.