Covid: rischio decesso ridotto per pazienti metastatici


Covid: i pazienti metastatici in trattamento hanno un rischio ridotto di mortalità se contagiati in base a un nuovo studio

linfoma, farmaci, medicinali

Lo studio AIOM-L Corona, recentemente pubblicato, costituisce il primo studio ampio relativo all’impatto di Covid-19 sui pazienti oncologici all’interno della regione italiana, la Lombardia, colpita per prima e in modo più grave dalla prima ondata pandemica.

La base di partenza dello studio è stato il fatto che pazienti oncologici mostrano una aumentata vulnerabilità nei confronti dell’infezione da SARS-Cov-2 e possono anche andare incontro alle conseguenze cliniche più severe. Questo studio osservazionale, multicentrico (AIOM-L Corona) è stato progettato e coordinato nell’ambito di AIOM Lombardia ed aveva la finalità di valutare i fattori prognostici associati all’andamento clinico in 231 pazienti oncologici infettati da SARS-Cov-2 tra marzo e settembre 2020 in Lombardia. L’età mediana era di 68 anni; 151 pazienti (62,2%) erano in corso di trattamento con terapie antineoplastiche sistemiche.

Ad un follow up mediano di 138 giorni (range 12-218) si sono registrati 93 eventi. L’età >/= a 60 anni, la presenza di malattia metastatica, la dispnea, la desaturazione e la polmonite interstiziale sono risultati tutti fattori indipendenti predittivi della mortalità. Complessivamente, la terapia antineoplastica sistemica ha avuto un effetto neutro (Odds ratio, OR 0.83, 95% Confidence interval 0,32-2.15) anche se i pazienti metastatici, in corso di trattamento, hanno avuto una minor probabilità di morire rispetto ai pazienti non in trattamento antineoplastico, dopo opportuno aggiustamento per una serie di altre variabili potenzialmente confondenti (OR 0.23, 95% C.I. 0.11-051, p<0.001).

Tra i pazienti oncologici infettati da SARS-Cov-2, quelli con malattia metastatica erano esposti al maggior rischio di morte, soprattutto quando non erano in fase di trattamento con terapia antineoplastica sistemica. Durante la pandemia, purtroppo ancora in corso, questi pazienti particolarmente vulnerabili dovrebbero evitare il più possibile l’esposizione al SARS-Cov-2 ed aumentare il loro grado di protezione dal virus e, d’altro canto, dovrebbero essere considerati sia possibili aggiustamenti terapeutici mirati che un accesso prioritario alle campagne vaccinali.

Bibliografia
Cancers 2021, 13, 1324. https://doi.org/10.3390/cancers13061324