Melanoma: se è il neo è strano no alle indecisioni


Il controllo dei nei è imperativo anche per chi ha la pelle olivastra, perché il melanoma è un tumore della pelle che può colpire tutti

Il controllo dei nei è imperativo anche per chi ha la pelle olivastra, perché il melanoma è un tumore della pelle che può colpire tutti

Il controllo dei nei è imperativo anche per chi ha la pelle olivastra, perché il melanoma è un tumore della pelle che può colpire tutti. Per questo, bisogna prendere l’abitudine di farsi controllare dallo specialista una volta all’anno, soprattutto quando si scopre un neo diverso dal solito, per forma, per dimensione o per colore: quello che gli anglosassoni chiamano “il brutto anatroccolo”. Solo in questo modo è possibile una diagnosi precoce, a tutto vantaggio di terapie risolutive. Ma anche in caso di recidive, cioè di ritorno della malattia, oppure di un melanoma scoperto tardi, oggi sono disponibili soluzioni innovative, come ci racconta Michele Del Vecchio, Responsabile della Struttura Semplice Oncologia Medica Melanomi del Dipartimento di Oncologia Medica ed Ematologia diretta dal Professor Filippo De Braud, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

I controlli in caso di sospetto

Il primo esame è l’epiluminescenza, una tecnica particolare che permette attraverso l’ingrandimento e l’illuminazione della pelle, di valutare il neo sospetto e di discernere tra le lesioni benigne e le lesioni sospette maligne.  Se inoltre il melanoma è già in una fase avanzata, vengono eseguiti anche altri esami, che hanno come obiettivo quello di verificare se la malattia si è estesa ad altri organi, come la TAC, la Risonanza Magnetica ed eventualmente la PET. Oggi poi, grazie agli avanzamenti nel campo della ricerca, vengono eseguite anche analisi per la caratterizzazione molecolare del melanoma, vale a dire, per identificare la presenza di eventuali mutazioni a carico del DNA della cellula tumorale e impostare così una terapia ad hoc.

L’intervento chirurgico: quando

Se il melanoma è in fase iniziale, la scelta cade sull’intervento chirurgico. Durante l’operazione, il chirurgo asporta anche una parte di tessuto sano attorno a quello malato, per essere sicuro di eliminare tutte le cellule tumorali.  In relazione alle caratteristiche istologiche del melanoma primario asportato, si procede anche alla rimozione del linfonodo sentinella, cioè del primo a ricevere la linfa direttamente dal tumore per verificare se risulta intaccato dalla malattia. Lo svuotamento linfonodale di completamento, che prima era una regola, oggi si è dimostrato non avere alcun impatto significativo sulla sopravvivenza e pertanto viene effettuato in pochi casi selezionati e valutati in ambito multidisciplinare. Dopo l’effettuazione della biopsia del linfonodo sentinella, ed in caso di positività, il paziente viene avviato a terapia medica sistemica precauzionale (“adiuvante”).

Le terapie farmacologiche

Immunoterapici e farmaci a bersaglio molecolare sono le terapie farmacologiche che vengono impiegate sia quando il melanoma è in fase avanzata, sia come terapia precauzionale. In quest’ultimo caso, l’oncologo valuta opportunamente le caratteristiche istopatologiche del melanoma primario e del linfonodo sentinella.  La scelta terapeutica viene effettuata dall’oncologo dopo la valutazione del profilo genetico sul campione tissutale da parte del biologo molecolare. Nel caso di mutazione genetica a carico del gene BRAF, il gene produce una proteina alterata, che stimola in maniera continuativa la proliferazione di cellule tumorali. In questo caso, la terapia prevede i farmaci a bersaglio molecolare somministrabili per via orale, che hanno la capacità di spegnere l’attività della proteina alterata codificata dal gene mutato.  È diversa invece l’azione dei farmaci immunoterapici, somministrabili per via endovenosa, che possono essere impiegati con l’obiettivo di rimuovere un potenziale freno che impedisce al sistema immunitario dell’ospite di riconoscere il tumore e di effettuare il killing delle cellule tumorali.  In particolareil checkpoint inibitore verso cui è diretto l’anticorpo è il PD-1: inibendolo, grazie per l’appunto a questi farmaci, è possibile ripristinare e potenziare l’attività del sistema immunitario contro le cellule tumorali. al fine di ristabilire la risposta immunitaria anti-tumorale.