Anche i Neanderthal seppellivano i morti


Lo studio sui resti di un bimbo di due anni, risalenti a 41mila anni fa conferma: anche i Neanderthal seppellivano i morti

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Anche i Neanderthal seppellivano i loro morti. La nuova conferma arriva da uno studio condotto da un gruppo internazionale di ricerca a La Ferrassie, in Francia, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista ‘Scientific Reports’. La squadra è composta da 14 ricercatori di cinque Paesi diversi: unica italiana è Sahra Talamo, docente dell’Alma Mater di Bologna e dell’Istituto Max Planck di antropologia evolutiva in Germania, esperta di datazioni al radiocarbonio dei reperti.

Proprio il suo lavoro ha permesso di datare come risalente a 41.000 anni fa il corpo di un bambino di due anni ritrovato nel sito francese. I suoi resti erano stati adagiati in una fossa scavata in uno spazio preparato apposta per la sepoltura. “Si tratta di risultati sorprendenti, che aggiungono un nuovo importante tassello al puzzle per comprendere lo sviluppo di comportamenti complessi nei Neanderthaliani- spiega Talamo- questo lavoro dimostra ancora una volta l’importanza della datazione diretta dei resti umani” col radiocarbonio ad alta definizione.

L’ipotesi che i Neanderthal seppellissero i loro morti è da tempo oggetto di dibattito nella comunità scientifica. Molti ricercatori sostengono che solo l’Homo Sapiens praticasse attività funerarie. Ma questo è forse dovuto anche al fatto che molti resti di Neanderthal sono stati ritrovati più di un secolo fa, quando le tecniche di scavo erano meno rigorose di oggi e questo ha reso a lungo impossibile convalidare le potenziali sepolture con criteri scientifici moderni. Per questo il gruppo di ricerca è tornato a La Ferrassie, nella Dordogna, dove nel ‘900 sono stati ritrovati diversi scheletri di Neanderthaliani adulti e, all’inizio degli anni ’70, anche anche i resti di un bambino.

Gli studiosi hanno quindi realizzato un’indagine multidisciplinare sul sito archeologico e in diversi musei francesi. In questo modo è stata tracciata la distribuzione dei resti umani e degli oggetti durante gli scavi fatti sia 50 anni fa sia nel 2014 e sono emersi così quasi 50 nuovi frammenti di fossili umani. Altri dati sono stati raccolti con la datazione al carbonio 14, quella con luminescenza e con le analisi del Dna. Collegando tutti gli elementi, i ricercatori hanno così dimostrato la presenza di una sepoltura scavata in uno strato del terreno, privo di altri oggetti, in cui era stato deposto il corpo del piccolo di due anni, risalente a circa 41.000 anni fa.

“Si tratta di una datazione non solo più recente rispetto ai resti trovati nel livello archeologico soprastante – spiega alla Dire (www.dire.it) Antoine Balzeau, del Museo nazionale di storia naturale di Parigi e coordinatore dello studio – ma anche la più recente dell’età ottenuta con il metodo della luminescenza per lo strato sedimentario che circonda il bambino”. In poche parole, afferma Balzeau, “è la prima volta in Europa che una simile quantità di dati scientifici permette di dimostrare che i Neanderthal hanno effettivamente seppellito volontariamente uno dei loro defunti”. Tra l’altro, si tratta anche della datazione più recente ottenuta direttamente su un Neanderthal utilizzando rigorose tecniche di pretrattamento con il radiocarbonio ad alta definizione.