Asma infantile: scoperto il ruolo della vitamina D


Concentrazioni neonatali più elevate di vitamina D potrebbero ridurre il rischio di sviluppo di asma infantile ad un’età compresa tra i 3 e i 9 anni

Concentrazioni neonatali più elevate di vitamina D potrebbero ridurre il rischio di sviluppo di asma infantile ad un'età compresa tra i 3 e i 9 anni

Concentrazioni neonatali più elevate di vitamina D potrebbero ridurre il rischio di sviluppo di asma infantile ad un’età compresa tra i 3 e i 9 anni. Queste le conclusioni di uno studio pubblicato su Nutrients che suggeriscono come lo status vitaminico D neonatale, che potrebbe fungere da misura surrogata dello stato vitaminico durante il periodo prenatale, potrebbe rilevarsi importante per lo sviluppo normale del sistema immunitario e dei polmoni.

Razionale e disegno dello studio

“Il feto – ricordano i ricercatori nell’introduzione al lavoro – dipende totalmente dai livelli materni di vitamina D, come documentato dai livelli di 25(OH)D, il principale metabolita in circolo di questa vitamina. E’ noto, peraltro, come il deficit di vitamina D sia un evento di comune riscontro tra le donne sane in gravidanza, e si associ allo sviluppo di alcuni outcome avversi di salute sia nelle gestanti che nella progenie. E’ stato osservato, in particolare, che il riscontro di ridotti livelli di vitamina D in gestazione potrebbero influenzare i polmoni della progenie e le funzioni immunologiche, contribuendo all’insorgenza di asma infantile”.

Le analisi congiunte di due trial clinici randomizzati (2,3) che hanno esaminato l’associazione esistente tra la supplementazione prenatale di vitamina D e il rischio di asma hanno mostrato una riduzione del rischio di malattia pari al 26%.

“Tuttavia – continuano i ricercatori – precedenti studi osservazionali che hanno esaminato lo status prenatale o neonatale di 25(OH)D in relazione al rischio di asma nella progenie non hanno documentato l’esistenza di nessuna associazione; ciò potrebbe essere dipeso dal ridotto campione numerico di individui considerati negli studi e/o da un follow-up ridotto”.

Di qui il nuovo studio, avente un disegno caso-coorte, che ha messo a confronto le concentrazioni neonatali di 25(OH)D per testare l’ipotesi secondo cui livelli elevati di 25(OH)D neonatale si associano ad una riduzione del rischio di asma infantile in bambini di età compresa tra i 3 e i 9 anni.

I casi di asma (n=911) sono stati selezionati in modo randomizzato tra tutti i casi di asma presenti nel Registro Nazionale Danese Pazienti e documentati tra il 1992 e il 2002.

La sub-coorte di controllo (n=1.423) è stata formata in modo randomizzato da tutti i bambini nati in quel periodo. I ricercatori hanno fatto ricorso ai modelli di Cox per valutare il rischio di diagnosi di asma in base ai quintili di concentrazione di 25(OH)D.

Risultati principali

Dall’analisi dei dati è emerso che la mediana delle concentrazioni di 25(OH)D per i casi di asma infantile si collocava intorno a 23 nmol/l (IQR: 14-35), mentre quella delle concentrazioni vitaminiche nei controlli si attestava intorno a 25 nmol/l (IQR: 14-40).

L’ hazard ratio di insorgenza di asma pediatrico, però, è risultato inferiore nei bambini appartenenti al quinto quintile di concentrazione di 25(OH)D rispetto ai bambini del primo quintile. Questo trend è risultato valido sia nell’analisi dei dati non aggiustata (HR:0,61; IC95%:0,46–0,80) che in quella aggiustata per la presenza di fattori confondenti (HR:0,5; IC95%: 0,39–0,77).

Limiti e implicazioni dello studio
Lo studio ha documentato l’esistenza di un rischio ridotto di asma in bambini di età compresa tra i 3 e i 9 anni in corrispondenza con le concentrazioni neonatali di 25(OH)D più elevate rispetto a quelle più basse. Tali risultati suffragano l’ipotesi che le concentrazioni prenatali di vitamina D sono importanti per lo sviluppo polmonare del feto e per la maturazione del sistema immunitario e sono in grado di ridurre negli anni il rischio asmatico.

Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno sottolineato come il punto di forza del loro studio risieda nell’aver avuto disponibilità di dati sulle concentrazioni di un biomarcatore della vitamina D relativi ad un ampio campione di popolazione pediatrica, selezionata in modo randomizzato dalla popolazione pediatrica in toto nata in Danimarca tra il 1992 e il 2002.

Gli autori hanno anche aggiunto di non poter escludere la presenza di fattori residuali confondenti, come l’obesità materna (gli individui obesi sono notoriamente deficitari di vitamina D e la loro progenie a maggior rischio di asma).

Ciò nonostante, è improbabile che ciò sia accaduto, dato che la prevalenza dell’obesità in Danimarca si attesta intorno all’11,8%. Quanto al rischio da cattiva classificazione dei casi (altro possibile fattore confondente), i ricercatori hanno sottolineato di aver utilizzato nell’identificazione dei casi un approccio validato, con risultati di sensitività pari a 0,90, valore predittivo positivo pari a 0,85 e valore predittivo negativo pari a 0,99.