Tumore prostata: un italiano su 10 teme l’infertilità


Cancro della prostata: un italiano su 10 teme l’infertilità secondo un sondaggio della Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO)

Cancro della prostata: un italiano su 10 teme l’infertilità secondo un sondaggio della Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO)

Il carcinoma prostatico è uno dei più frequenti tra la popolazione del nostro Paese: rappresenta circa il 20% di tutti i tumori diagnosticati a partire dai 50 anni di età. Secondo un sondaggio della Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO) il 12% degli italiani crede che l’infertilità sia il principale effetto collaterale delle terapie. “E’ da sempre una delle controindicazioni più temute – afferma Alberto Lapini, Presidente Nazionale SIUrO -. Le nuove terapie a nostra disposizione hanno aumentato i tassi di guarigione e al tempo stesso sono meno invasive rispetto al passato. Nella maggioranza dei casi possiamo intervenire senza compromettere le capacità riproduttive del malato. Un altro effetto collaterale che spaventa particolarmente i pazienti è l’impotenza. Di solito durante alcuni trattamenti possono effettivamente insorgere problemi di libido e di erezione a causa soprattutto dei farmaci somministrati. Si tratta però di fenomeni temporanei che terminano con l’esaurirsi delle cure”.

Il tumore della prostata risulta in costante crescita nel nostro Paese e lo scorso anno ha fatto registrare oltre 37.000 nuovi casi.

“Esistono diversi trattamenti efficaci che permettono, nella maggioranza dei casi, risultati importanti in termini di sopravvivenza – aggiunge Giario Conti, Segretario della SIUrO -. Quella a cinque anni supera oltre supera il 90% e questo importante risultato è stato ottenuto anche all’innovazione tecnologica che ci ha fornito nuove tecniche di imaging. Con questo possiamo avere diagnosi più accurate e un follow up più preciso. Inoltre abbiamo strumenti chirurgia robotica con i quali interveniamo chirurgicamente con minori conseguenze per l’apparato genito-urinario. Infine oggi sono disponibili, anche per i casi più gravi e metastatici, farmaci più efficaci. Tutto ciò ha portato a grandi benefici per i pazienti ma al tempo stesso è necessaria una maggiore preparazione degli specialisti. Bisogna infatti riuscire a prevenire ed affrontare effetti collaterali e complicanze perché queste cure causano a volte alterazioni metaboliche o cardiovascolari, osteoporosi o depressione. Molti pazienti che trattiamo assumo già farmaci per il diabete o l’ipertensione. Le terapie oncologiche che utilizziamo devono essere per forza compatibili. Solo attraverso una conoscenza del paziente a 360 gradi possiamo evitare probabili interferenze”.