Terapia ormonale in menopausa: così influisce sul cuore


Differenti vie di somministrazione della terapia ormonale in menopausa possono influire sulla salute del cuore: ecco in che modo

Menopausa: vampate di calore associate a più alto rischio di malattie cardiovascolari secondo uno studio presentato all'incontro annuale della North American Menopause Society (NAMS)

Differenti vie di somministrazione della terapia ormonale (HT) in menopausa possono influire sulla salute del cuore in modi differenti. È quanto emerge da uno studio pubblicato online su “Menopause”, la rivista della North American Menopause Society. In particolare, l’accumulo di grasso cardiaco è risultato più lento con l’impiego di estrogeni equini coniugati orali (o-CEE) rispetto all’uso di 17β-estradiolo transdermico (t-E2) in donne da poco entrate in menopausa.

È quanto è emerso da un’analisi secondaria dello studio KEEPS (Kronos Early Estrogen Prevention Study), condotta da un gruppo di ricercatori guidati da Samar El Khoudary, dell’Università di Pittsburgh.

Valutata la differente progressione dello spessore intimo-media carotideo

«La deposizione di grasso cardiaco è stata collegata all’aterosclerosi e sia l’una che l’altra accelerano dopo la menopausa» ricordano gli autori. «La terapia ormonale (HT) può rallentare in modo differenziale la deposizione di grasso cardiaco e la progressione dell’aterosclerosi, a seconda dell’agente HT specifico o della sua via di somministrazione» scrivono El Khoudary e colleghi.

Obiettivo dei ricercatori è stato quello di valutare gli effetti di diversi agenti HT, orali e transdermici, sulle associazioni tra accumulo di grasso cardiaco e progressione dell’aterosclerosi, misurate attraverso lo spessore intimo-media carotideo (CIMT), in donne in menopausa recente dello studio KEPS.

KEEPS è stato uno studio randomizzato, controllato con placebo, volto a valutare gli effetti di 0,45 mg/die di o-CEE) o 50 mcg/die di t-E2, rispetto al placebo, su 48 mesi di progressione di CIMT. I volumi del tessuto adiposo epicardico (EAT) e del tessuto adiposo pericardico (PAT) sono stati quantificati mediante tomografia computerizzata.

La progressione di CIMT è stata di 12,66 µm (IC al 95% 1,80-23,52) in meno tra le donne che assumevano o-CEE rispetto a quelle trattate con t-E2 per un periodo di 48 mesi.
E rispetto al placebo, le donne del gruppo o-CEE hanno avuto una progressione del CIMT minore di 10,09 µm (IC al 95% 0,79-19,39) per ogni aumento di deviazione standard del PAT. D’altra parte, il tipo di HT non ha modificato alcuna associazione tra i cambiamenti del CIMT e l’EAT.

L’analisi ha incluso 467 donne ancora con utero intatto e che avevano avuto il loro ultimo ciclo da 6 a 36 mesi prima. Tutte le donne presentavano livelli plasmatici di estradiolo al di sotto di 147 pmol/L e/o livelli di ormone follicolo-stimolante di 35 UI/L o superiori.

Sono state escluse le donne con obesità, le forti fumatrici o quelle che avevano malattie cardiovascolari, ipercolesterolemia o ipertensione non controllata. Oltre agli o-CEE rispetto al t-E2, le donne hanno ricevuto 200 mg/die di progesterone micronizzato orale per i primi 12 giorni.

Chiamato in causa l’effetto di primo passaggio epatico
«Il nostro studio suggerisce una distinta modificazione dell’effetto dell’HT sul rapporto tra depositi di grasso cardiaco e progressione dell’aterosclerosi in base al tipo di estrogeno e/o alla via di somministrazione» ha concluso il gruppo di El Khoudary. I ricercatori ipotizzano che una possibile spiegazione dell’esito si riferisca agli «effetti di primo passaggio nel fegato», che esistono con gli ormoni orali ma non con le terapie transdermiche.

Inoltre, poiché la terapia transdermica – come cerotti, gel, spray e anelli vaginali – elude tale effetto, potrebbe essere meno probabile che gli ormoni orali aumentino il rischio di una donna per trombosi o ictus.

L’HT per la menopausa deve essere personalizzata per singoli pazienti, sottolinea il team, auspicando lo svolgimento in futuro di ricerche atte ad «aiutare i medici a individuare la prescrizione di HT al fine di massimizzare i benefici e ridurre i rischi correlati».

«Non ritengo che questo studio fornisca informazioni che dovrebbero cambiare il modo in cui i clinici prescrivono l’HT, ma aggiunge ai dati esistenti l’evidenza che diversi regimi di HT differiscono in modo importante e si dovrebbe smettere di fare riferimento all’HT in termini ampi» commenta Stephanie Faubion, direttore medico della North American Menopause Society.

«Invece» ribadisce «occorre stare attenti quando si discute di terapia ormonale in letteratura e con le pazienti, per essere specifici sulla formulazione, la dose e la via di somministrazione in quanto vi è una crescente consapevolezza delle differenze come quelle osservate in questo studio».