Bimbi e obesità: nuovi studi sul latte intero


Bere latte intero sembrerebbe essere associato a una ridotta probabilità di sviluppare obesità nei bambini secondo un’analisi pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition

Bere latte intero sembrerebbe essere associato a una ridotta probabilità di sviluppare obesità nei bambini secondo un'analisi pubblicata sull'American Journal of Clinical Nutrition

Bere latte intero sembrerebbe essere associato a una ridotta probabilità di sviluppare obesità nei bambini, secondo i risultati di una nuova meta-analisi di studi osservazionali da poco pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition.

Tra i meccanismi ipotizzati dagli autori vi sono la sostituzione delle calorie tramite l’uso di latte grasso al posto di alimenti meno sani, come bevande dolcificate con zucchero, o l’aumento della sazietà conseguente al consumo di latte intero.

«Un’altra possibilità è che una minore sazietà dovuta all’assunzione di latte a basso contenuto di grassi potrebbe comportare un aumento del consumo di latte, causando un maggior aumento di peso rispetto ai bambini che consumano latte intero» hanno scritto la prima autrice Shelley Vanderhout dell’Università di Toronto, in Canada, e colleghi.

«I genitori di bambini che hanno una minore adiposità potrebbero scegliere latte più grasso per aumentare il loro peso. Allo stesso modo i genitori di bambini che hanno una maggiore adiposità potrebbero scegliere latte a basso contenuto di grassi per ridurre il rischio di sovrappeso o obesità» hanno aggiunto

Le attuali raccomandazioni nutrizionali suggeriscono che i bambini di età inferiore ai 2 anni consumino latte a basso contenuto di grassi (da 0,1 al 2%) anziché latte intero (3,25% di grassi) per ridurre il rischio di obesità.

Una revisione sistematica della letteratura
Per lo studio, gli autori hanno esaminato i database Embase, CINAHL, MEDLINE, Scopus e Cochrane Library per identificare tutti gli studi osservazionali e interventistici realizzati fino ad agosto 2019 che hanno valutato la relazione tra il contenuto di grassi nel latte vaccino consumato e lo z-score dell’indice di massa corporea (BMI) in bambini sani di età compresa tra 1 e 18 anni.

Tra i 28 studi che soddisfacevano i criteri, 20 erano osservazionali e 8 erano studi di coorte prospettici, senza nessun trial clinico. Gli outcome includevano il BMI z-score (zBMI), BMI, peso per età, massa grassa, massa magra, circonferenza della vita, rapporto vita-fianchi, percentuale di grasso corporeo, spessore della pelle e prevalenza di sovrappeso o obesità come definito dall’Oms, dai Centers for Disease Control and Prevention e dall’International Obesity Task Force.

Dieci studi non hanno trovato alcun legame tra il consumo di grassi nel latte vaccino e la probabilità di sviluppare obesità nei bambini, mentre negli altri 18 è emerso che bere latte con un contenuto di grassi più elevato era associato a una minore adiposità.

In definitiva la meta-analisi ha incluso 14 studi per un totale di quasi 21mila soggetti, rilevando che le probabilità di sovrappeso o obesità erano del 39% inferiori nei bambini che consumavano latte intero, rispetto a quelli che bevevano latte a ridotto contenuto di grassi (p<0,0001).

«Le evidenze osservazionali confermano che i bambini che consumano latte intero rispetto al latte a basso contenuto di grassi hanno minori probabilità di sovrappeso o obesità» hanno concluso. «Tuttavia i dati risultanti da una sperimentazione clinica avrebbero fornito evidenze migliori per dimostrare questa relazione».

L’analisi si espone ad alcune critiche
I risultati hanno ricevuto alcune critiche, tra cui l’esclusione dell’apporto calorico giornaliero totale come possibile fattore confondente, che rende la causalità inversa altrettanto plausibile di qualsiasi altra spiegazione.

«In parole povere, non c’è modo di rimuovere i fattori confondenti residui dalle discussioni sulla ricerca nutrizionale e questo studio non ha cercato di quantificare l’apporto energetico giornaliero totale», ha detto lo specialista dell’obesità Yoni Freedhoff dell’Università di Ottawa, in Canada, non coinvolto nello studio. «Un altro problema, ha aggiunto, è che non esiste un meccanismo comprovato per cui il consumo di latte intero porterebbe a una riduzione del peso».

«L’apporto calorico giornaliero totale è estremamente importante» ha osservato Freedhoff, sostenendo che la causalità inversa è altamente plausibile «dal momento che i genitori che scelgono il latte a basso contenuto di grassi per i loro figli potrebbero farlo in risposta al peso o alle abitudini alimentari dei bambini, così come la scelta del tipo di latte potrebbe anche dipendere da altre convinzioni o da specifici schemi dietetici, che a loro volta potrebbero influire sul peso».

La dipendenza dalla sola ricerca osservazionale è stata considerata la più grande limitazione dello studio. Freedhoff ha espresso preoccupazione per il fatto che la pubblicazione «suggerisca con forza una relazione causale tra un minore consumo di latte intero e l’aumento dell’obesità infantile».

«Faccio molta fatica con studi come questo, e credo che contribuiscano all’erosione dell’alfabetizzazione scientifica e all’aumento delle mode in materia di nutrizione», ha affermato. «Ritengo questo tipo di pubblicazioni molto dannose e poco utili per definire delle diete, a meno che non ci sia una discussione estremamente chiara sui loro limiti, che comunque rischierebbero di essere tenuti poco in considerazione dalla stampa e dal pubblico».