Just Eat nella bufera: licenziati 40 riders a Bologna


Bologna, Just Eat licenzia 40 riders e in città scatta il boicottaggio: la app va in tilt. L’allarme della Cgil: “In 1000 rischiano il posto”

Bologna, Just Eat licenzia 40 riders e in città scatta il boicottaggio: la app va in tilt. L’allarme della Cgil: “In 1000 rischiano il posto”

“Il lavoro non è solo salario, ma dignità della persona umana: la drammatica vicenda dei riders bolognesi licenziati offende i valori stessi della nostra Costituzione”. Sulla vicenda dei 40 ciclofattorini licenziati da Just eat si fa sentire anche Simonetta Saliera, presidente dell’Assemblea legislativa regionale.

Nell’esprimere vicinanza ai lavoratori, Saliera richiama la necessità soluzioni anche a livello internazionale, sulla via di quanto indicato dal comitato delle Regioni ad ottobre. “Tutti gli Stati dell’Unione europea- ricorda Saliera- devono adottare le stesse regole e garantire gli stessi diritti per tutti i lavoratori delle piattaforme digitali. Ci deve essere un controllo umano sull’intelligenza artificiale”.

Quando “parliamo di ‘il lavoro su piattaforma digitale’- scrive ancora la presidente in una nota riportata dall’Agenzia Dire (www.dire.it) – ci riferiamo a un fenomeno in notevole crescita tanto che più dell’11% dei lavoratori europei utilizzano le piattaforme digitali: c’è la necessità di regolamentazione per dar dare risposte a questioni come quale rapporto c’è fra la persona e la macchina e gli algoritmi di intelligenza artificiale? I lavoratori sono dipendenti, salariati, autonomi ….? La protezione sociale? Il diritto di rappresentanza collettiva? Il regime fiscale?”.

Oggi, sottolinea Saliera, “ogni Stato fornisce risposte molto diverse e molte volte parziali ed inadeguate, quindi come comitato delle Regioni stiamo cercando di indicare alla commissione e al parlamento di istituire una governance internazionale che esiga dai titolari di piattaforme il rispetto di determinate norme, diritti, livelli di tutela e responsabilità”.

A BOLOGNA CONTINUA LO SCIOPERO DEI RIDERS: “BOICOTTATE JUST EAT”

A Bologna altro sciopero, nella serata di ieri, da parte dei riders di Just Eat: lo segnala via Facebook il collettivo Social Log, che nei giorni scorsi aveva lanciato l’allarme sui posti a rischio tra i fattorini della piattaforma di food delivery.

All’astensione dal lavoro hanno aderito “decine di riders”, afferma Social Log, aggiungendo che nel corso dello sciopero si è avuta “notizia di ristoranti in ritardo e clienti che aspettano invano ordini che non arriveranno”.

Secondo quanto riporta il collettivo, “l’app è andata in tilt” ed ha continuato ad assegnare “ordini su ordini” ai lavoratori anche se questi non stavano consegnando: “Evidentemente c’è così tanta domanda e ci sono così tanti ordini fermi da venire assegnati in automatico in blocco ai rider fermi”, ha scritto Social Log ieri sera. La stessa sigla, poi, riferisce che i riders hanno anche inscenato un flash mob nell’incrocio della ‘T’: i fattorini si sono “stesi in cerchio con le loro bici”.

Nelle foto postate sul social network si vede una rider in terra con un cartello che recita: “Delusi dalle Istituzioni. Ci rivolgiamo ai cittadini, boicottare ci aiuta”. Social Log replica infine alle dichiarazioni rilasciate da Just Eat: “Ci fanno ridere, dicono che il nuovo tipo di contratto è ‘in linea con i parametri nazionali’… Si, con i parametri del loro sfruttamento”.

La mobilitazione dunque continua: Social Log parla di “sciopero permanente” e lancia un “boicottaggio totale della piattaforma Just Eat”.

MEROLA CHIAMA AL BOICOTTAGGIO CONTRO JUST EAT

Virginio Merola sposa la causa dei riders e invita a boicottare Just Eat per il licenziamento dei 40 ciclofattorini. “La vicenda di Just Eat che nella nostra città minaccia di licenziare 40 riders per poi riproporre a questi lavoratori condizioni peggiorative merita che anche le istituzioni si schierino al loro fianco”, scrive Merola sui social.

Questa azienda, ricorda, “non ha firmato la Carta di Bologna, uno strumento che ha dimostrato di funzionare e di tutelare i lavoratori delle piattaforme che invece l’hanno sottoscritta assieme a noi, alla organizzazioni sindacali e a Riders Union”.

Merola chiama alla lotta chi ordina cibo da casa: “Abbiamo uno strumento fortissimo come consumatori e per questo invito a non ordinare cibo su Just Eat sperando che questa azienda torni sui suoi passi. E ancora di più- conclude- spero che le modifiche normative che interverranno a tutela di questi lavoratori tengano conto della nostra Carta”.

CGIL TEME EFFETTO DOMINO SUI RIDERS: MILLE A RISCHIO

Se ai casi di Firenze e Bologna seguissero altre decisioni di Just eat di tagliare gli accordi con le aziende per le consegne a domicilio, i posti a rischio tra i ciclofattorini si impennerebbero dai 100 del capoluogo toscano e dai 40 sotto le Due torri a “500-mille”. A temere un effetto domino è la Cgil non nascondendo la sua preoccupazione anche perchè, in questi casi, trattare con le piattaforme digitali è difficilissimo.

I sindacati, infatti, “non vengono informati” e i lavoratori rassicurati sul fatto che verranno riassorbiti direttamente da Just eat hanno solo garanzie verbali; inoltre, se prima avevano almeno le ‘tutele’ dei contratti di collaborazione, una volta alle dipendenze di Just eat si ritrovano in un sistema che usa “il lavoro autonomo e occasionale come canale per le assunzioni”. A spiegarlo, oggi ospite su 7Gold, è Tania Scacchetti, ex numero uno della Camera del lavoro di Modena e ora nella segreteria nazionale.

A Firenze le categorie della Cgil, Nidil e Filcams, hanno certo di discutere con l’azienda che però “non si sente in obbligo” di sedersi al tavolo, e dunque ora sotto le Due torri “valuteremo se tentare un approccio” con Just eat, auspicando, dice Scacchetti, una “disponibilità ad un approccio di interlocuzione per salvaguardare i posti di lavoro”.

Scacchetti non nasconde che sia una strada in salita perchè appare evidente il “tentativo delle imprese di superare i vincoli” per le aziende che si stanno discutendo in Parlamento a tutela dei ciclofattorini, “e lo stanno facendo “frammentando un lavoro già fortemente frammentato e quindi cercando di applicare le tipologie contrattuali con minori diritti e più facilità di risoluzione”.

La Cgil vuole invece inserire i riders nei contratti nazionali di lavoro, ma per farlo si torna sempre al ‘punto di partenza’, occorre che le aziende “escano dalla loro autoreferenzialità e aprano una discussione su un tipo di lavoro che non può essere privo delle elementari tutele, a partire da un compenso dignitoso e dalla sicurezza sul lavoro”, conclude Scacchetti.