Diabete gestazionale: più rischi con riproduzione assistita


Diabete gestazionale, il rischio aumenta con la riproduzione assistita secondo una nuova analisi presentata al congresso della European Association for the Study of Diabetes (EASD)

Diabete gestazionale, il rischio aumenta con la riproduzione assistita secondo una nuova analisi presentata al congresso della European Association for the Study of Diabetes (EASD)

Le madri che si sottopongono alla riproduzione assistita hanno maggiori probabilità di sviluppare il diabete gestazionale rispetto a quelle che concepiscono in modo naturale, mostra una nuova meta-analisi presentata al congresso della European Association for the Study of Diabetes (EASD) 2019.

In particolare, l’analisi ha rilevato che le donne che sono rimaste incinte attraverso tecniche di riproduzione assistita (ART) avevano il 53% in più di probabilità di sviluppare il diabete gestazionale rispetto a quelle che avevano concepito in modo naturale.

«Questa valutazione rigorosa dei migliori trial oggi disponibili mostra che le gravidanze singleton ottenute mediante fecondazione in vitro (IVF) sono collegate a un rischio più elevato di sviluppare il diabete gestazionale rispetto alle gravidanze fisiologiche», ha detto Panagiotis Anagnostis clinico e ricercatore dell’Università Aristotele di Salonicco, in Grecia, che ha presentato i risultati dello studio.

Ha sottolineato che i risultati evidenziano l’importanza della diagnosi precoce del diabete gestazionale nelle donne in gravidanza a seguito di tecniche di riproduzione assistita che, così come la fecondazione in vitro, riguardano coloro che concepiscono attraverso l’iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI, intracytoplasmic sperm injection).

«Questo può portare a interventi tempestivi e efficaci, in particolare per le donne con fattori di rischio preesistenti per il diabete gestazionale come la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), l’obesità, l’aumento dell’età materna e la storia familiare di diabete di tipo 2», ha osservato Anagnostis. «Queste donne dovrebbero ricevere interventi intensivi sullo stile di vita durante la fecondazione in vitro e durante il primo trimestre di gravidanza, perché così ridurranno i rischi di sviluppare il diabete gestazionale».

Stime del rischio più precise
Le stime indicano che oltre mezzo milione di bambini nascono ogni anno a seguito di IVF e ICSI. È noto che le gravidanze da ART causano un aumento del rischio di complicanze ostetriche e perinatali come preeclampsia, anomalie della placenta, parto pretermine e taglio cesareo, ma qualsiasi potenziale associazione con il diabete gestazionale non è stata ancora chiarita e gli studi precedenti hanno riportato risultati contraddittori, ha spiegato Anagnostis.

Per risolvere questa incertezza, il team di ricerca ha condotto una revisione sistematica della letteratura per determinare se le gravidanze singleton dopo ART (IVF o ICSI) fossero associate a un rischio più elevato di diabete gestazionale rispetto alle gravidanze normali.

L’analisi ha preso in esame gli studi pubblicati tra il 1995 e luglio 2019, ma sono state esclusi quelli che coinvolgevano donne con sindrome dell’ovaio policistico o con una storia di gravidanze multiple, due condizioni note per essere associate a un maggior rischio di diabete gestazionale.

In totale sono stati inclusi 38 studi trasversali, di cui 13 prospettici e 25 retrospettivi. Nel complesso hanno coinvolto quasi 2 milioni di donne, di cui oltre 163mila con diagnosi di diabete gestazionale: 4776 donne su 63.760 che sono rimaste incinte tramite ART e 158.526 su 1.870.734 che hanno concepito in modo naturale.

«Un numero così alto di donne consente stime precise del rischio di questa associazione», ha osservato Anagnostis. «Abbiamo scoperto che le donne sottoposte a ART avevano un rischio più elevato di sviluppare il diabete gestazionale, con un rischio relativo di 1,53».

In particolare, un’ulteriore analisi dei 17 studi in cui le donne sono state abbinate per età, altezza, peso, stato di fumatrice e origine etnica hanno indicato che le donne sottoposte a ART avevano una probabilità superiore al 40% di sviluppare diabete gestazionale rispetto al concepimento naturale, con un rischio relativo di 1,42. Per gli studi senza abbinamento delle succitate caratteristiche il rischio relativo era di 1,58.

Il meccanismo alla base dell’associazione non è chiaro
Anagnostis ha fatto presente che l’esatto meccanismo alla base di questa associazione non è ancora chiaro. «Al momento non siamo in grado di stabilire se l’associazione osservata tra ART e diabete gestazionale può essere spiegata dalla presenza di infertilità in sé o dalla procedura ART eseguita».

Ha però suggerito che l’uso del progesterone durante la fase luteale e il primo trimestre possono essere associati a un maggior rischio di contrarre la patologia, dal momento che è risaputo che il progesterone aumenta la resistenza all’insulina. Ha anche aggiunto che la carenza di vitamina D può avere un ruolo poiché è stata associata sia alla sterilità che al diabete gestazionale, ha aggiunto.