Sindrome di Kawasaki: un nuovo studio


Sindrome di Kawasaki: un’età alla gestazione di 32 anni si associa in modo significativo, nella progenie, ad outcome avversi, comprendenti la formazione di lesioni coronariche

Sindrome di Kawasaki: un'età alla gestazione di 32 anni si associa in modo significativo, nella progenie, ad outcome avversi, comprendenti la formazione di lesioni coronariche

Un’età alla gestazione pari a 32 anni si associa in modo significativo, nella progenie, ad outcome avversi, comprendenti la formazione di lesioni coronariche. Inoltre, se l’età alla gestazione è ancora più avanzata (dai 35 anni in su), è possibile osservare anche una resistenza alla somministrazione di immunoglobuline endovena in questi bambini.

Sono queste le conclusioni di uno studio pubblicato su Pediatric Rheumatology, che suggeriscono il ricorso a terapie più aggressive o all’esecuzione di esami approfonditi in questi piccoli pazienti.

La sindrome di Kawasaki e l’ipotesi del coinvolgimento dell’età alla gestazione 
La malattia di Kawasaki è una vasculite sistemica acuta febbrile dell’infanzia, che di solito insorge in bambini di età inferiore a 5 anni. La complicanza principale associata a questa malattia è rappresentata dalle lesioni a carico delle arterie coronariche (CAL) – dalla dilatazione alla presenza do aneurismi – che, se presenti, possono dar luogo a conseguenze a lungo termine, come la stenosi o l’ostruzione delle arterie, fino ad arrivare all’infarto del miocardio.

Da tempo è stata documentata l’efficacia della somministrazione di immunoglobuline endovena (IVIG) nel ridurre la prevalenza delle anomalie a carico delle arterie coronariche dei piccoli pazienti affetti dalla malattia in fase acuta. Purtroppo, però, è stata documentata anche una resistenza al trattamento con IVIG in una proporzione non trascurabile di pazienti, compresa tra il 9,4 e il 38%.

La causa di questa malattia non è stata ancora accertata; pertanto, la diagnosi e il trattamento di questa condizione sono ancora empirici, mentre la sua prevenzione è ancora impossibile.

“Nel corso degli ultimi 30 anni – ricordano i ricercatori nell’introduzione al lavoro – l’età media della gestanti è cresciuta in molti paesi, con particolare riferimento a quelli più sviluppati. In particolare, vari studi hanno riportato che un’età alla gestazione avanzata (uguale o superiore a 35 anni) si associa a diversi outcome avversi in gravidanza”.

“Presi nel complesso – continuano i ricercatori – alcuni fattori perinatali potrebbero influenzare gli outcome di salute nella progenie. Per questo motivo, è di particolare importanza identificare i gruppi vulnerabili allo sviluppo di lesioni coronariche e con resistenza alle IVIG nella malattia di Kawasaki, al fine di assicurare una gestione più accurata e personalizzata di questa condizione”.

Lo studio
Per analizzare i fattori perinatali e gli outcome clinici associati alla malattia di Kawasaki, i ricercatori hanno condotto uno studio di coorte retrospettivo su pazienti e gli attori coinvolti nel processo di cura (caregiver), afferenti ad un centro medico specialisitico di Taiwan.

Nello specifico, lo studio ha incluso 185 coppie pazienti-caregiver, con diagnosi posta di malattia di Kawasaki tra il 2014 e il 2017. I caregiver hanno completato un questionario che prevedeva domande appartenenti a 2 categorie – caratteristiche del bambino e caratteristiche del caregiver.

Tra le caratteristiche del bambino prese in consideratazione nel questionario vi erano l’età all’insorgenza di malattia, l’età gestazionale al parto (termine, pre-termine, post-termine), il peso corporeo alla nascita, la tipologia adottata nel parto (naturale, Cesareo) e la modalità di allattamento (naturale, artificiale).

Tra quelle del caregiver, invece, vi erano l’essere il genitore di un bambino affetto dalla malattia, il livello di istruzione, l’età della madre al parto, il numero totale di figli generati e il tenore di vita del nucleo familiare di appartenenza.

A questo punto, i ricercatori hanno analizzato i legami esistenti tra questi fattori e la risposta al trattamento con IVIG insieme alla formazione di lesioni coronariche.

Risultati principali
Dallo studio è emerso che i bambini affetti da sindrome di Kaasaki e con lesioni coronariche erano state generati da madri in età più avanzata rispetto a quelli senza lesioni (p=0,016).
Nello specifico, le madri di età uguale o superiore ai 32 anni hanno generato più frequentemente bambini con sindrome di Kawasaki e lesioni coronariche (OR=1,935; IC95%= 1,007-3,718) rispetto alle madria di età inferiore.

Inoltre, le madri ultra35enni hanno generato più frequentemente una progenie di bambini affetti dalla malattia che erano resistenti al trattamento con IVIG (OR = 4,4; IC95%=1,309-14,786).

I ricercatori, invece, non sono stati in grado di documentare differenze significative nella formazione di lesioni coronariche o nella resistenza alle IVIG nella progenie rispetto all’età di insorgenza di malattia, all’età alla gestazione, al peso corporeo alla nascita, alla tipologia di parto, alla modalità di allattamento, al livello di istruzione dei caregiver, al numero totale di figlio partoriti o al tenore di vita del nucleo familiare di appartenenza.

Riassumendo
“Lo studio pubblicato è il primo ad aver dimostrato che una gravidanza in età avanzata presenta un’associazione significativa con la formazione di lesioni coronariche e con la resistenza all’IVIG nella sindrome di Kawasaki – scrivono i ricercatori nelle conclusioni del lavoro (…). I meccanismi esatti che mediano tale associazione, tuttavia, non sono stati ancora determinati”. Di qui la necessità, da loro auspicata, di nuovi studi, condotti su un numero più ampio di pazienti, per confermare i risultati fin qui ottenuti.