Il maestro Boder sul podio del Maggio Fiorentino


Il 20 giugno il maestro Micheal Boder dirige l’Orchestra del Maggio con un programma che sfoglia pagine di Vacchi e Bruckner

Michael Boder © Alexander Vasiljev
Michael Boder sul podio del Maggio Musicale Fiorentino © Alexander Vasiljev

Penultimo concerto sinfonico per il calendario dell’LXXXII Festival del Maggio Musicale Fiorentino che giovedì 20 giugno alle 20 vedrà salire sul podio il maestro Micheal Boder, che dirigerà l’Orchestra del Maggio in Dai calanchi di Sabbiuno di Fabio Vacchi e nella Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore Romantica – Prima versione di Anton Bruckner.

Dai calanchi di Sabbiuno – Fabio Vacchi
Dai calanchi di Sabbiuno di Fabio Vacchi nasce nel 1995 su commisione del Teatro alla Scala per il concerto commemorativo organizzato nel cinquantenario della Liberazione nell’ambito della rassegna ‘Musica per la Resistenza 1995’. Il titolo si ispira infatti al tragico eccidio di un centinaio di partigiani avvenuto nel dicembre del 1944 a Sabbiuno, nei pressi di Bologna. Originariamente composto per un ensemble di soli cinque strumenti (flauto, clarinetto basso, campana tubolare, violino e violoncello), il brano fu poi trascritto due anni dopo per grande orchestra sinfonica su suggerimento di Claudio Abbado. Il clima mesto e desolato che pervade la pagina, i rintocchi delle campane tubolari e la linea melodica che dal registro grave sale verso l’acuto sottolineano la natura commemorativa del brano, che Vacchi immagina come un doloroso trenos, canto funebre di antichissima memoria. E proprio attraverso stilemi che appartengono alla tradizione, senza intellettualismi o velleità solipsisitiche, la musica di Vacchi vuole farsi memoria coniugando, come dichiarato dallo stesso autore, ‘il valore autonomo della scrittura con la sfera dell’umano’, e cercando ‘un punto d’incontro tra tradizione e modernità, tra soggettività e collettività’.

Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore Romantica – Prima versione – Anton Bruckner
Il cammino sinfonico di Anton Bruckner risulta indubbiamente lungo e tortuoso; iniziato a quarant’anni suonati, fu infatti segnato da incertezze personali, pregiudizi e incomprensioni. Dopo anni di tribolazioni, con la Quarta Sinfonia – tenuta a battesimo il 20 febbraio 1881 da Hans Richter a capo dei Filarmonici di Vienna – Bruckner ottiene il primo riconoscimento pubblico. In realtà, quell’ultima creazione gli era costata non poca fatica: circa dieci anni di lavoro segnati da continue revisioni, tagli e modifiche che portano a ben quattro versioni d’autore (la prima, datata 1874, è la versione che ascolteremo in concerto). Il titolo descrittivo ‘Romantische’ fu apposto dallo stesso autore che, pur senza trascriverle in partitura, aveva stilato una serie di didascalie di ispirazione storico letteraria: il risveglio di una città medievale, i richiami mattutini delle trombe, cavalieri al galoppo, serenate, allegre scene di caccia e una chiassosa festa popolare. Così nei quattro magniloquenti movimenti tanto la fitta trama di associazioni descrittive, quanto le evocazioni naturalistiche, come il magnifico richiamo dei corni del primo movimento da cui deriva gran parte del materiale motivico dell’intera opera, contribuiscono a dare un senso di unitarietà e ciclicità all’imponente edificio sonoro bruckneriano.