L’UE vuole una polizia finanziaria contro i crimini fiscali


La Commissione speciale sulle infrazioni fiscali TAX3 richiede la creazione di una polizia finanziaria e controlli anti-riciclaggio di denaro nell’UE: via libera durante la sessione plenaria di Strasburgo

La Commissione speciale sulle infrazioni fiscali TAX3 richiede la creazione di una polizia finanziaria e controlli anti-riciclaggio di denaro nell’UE: via libera durante la sessione plenaria di Strasburgo

L’Europa ha bisogno di una polizia finanziaria gestita dall’Europol e dotata di poteri autonomi d’indagine, che le consentano di portare avanti le inchieste sui crimini finanziari e fiscali trans-frontalieri. Questi i punti chiave della relazione finale stilata dalla Commissione TAX3 (la Commissione speciale contro le infrazioni fiscali) del Parlamento europeo.

La Commissione TAX3 richiede anche l’istituzione di un organo di controllo che contrasti il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo nel blocco europeo, dal momento che gli attuali livelli di coordinamento non sono “sufficienti nell’affrontare le sfide di questo settore”.

Gli utili ricavati dai diversi tipi di riciclaggio di denaro in Europa ammontano a circa €110 miliardi all’anno, ossia l’1% del Prodotto interno lordo di tutta l’Unione europea.

Negli ultimi anni l’Europa è stata sconvolta da scandali sul riciclaggio di denaro che hanno coinvolto anche le banche europee, così come rivelato dalle inchieste giornalistiche Panama Papers o LuxLeaks. Obiettivo della relazione redatta dalla Commissione speciale è evitare che si ripetano casi simili.

L’eurodeputato ceco Luděk Niedermayer, membro del Partito popolare europeo e co-responsabile della relazione, ha sottolineato la dimensione internazionale del riciclaggio di denaro. “Per la mancanza di cooperazione e di coordinamento tra le autorità all’interno degli stati membri e fra gli stessi stati membri, quei casi non si sono potuti evitare, non sono stati scoperti a uno stadio iniziale e non sono stati indagati in modo appropriato. È sempre poco chiaro chi dovrebbe prendere il controllo”.

“Questa è la causa di tante scappatoie e angoli ciechi a livello legale e di vigilanza”, ha affermato l’altro co-responsabile della relazione, l’eurodeputato danese Jeppe Kofod, dei Socialisti e democratici. “Questo è ciò che abbiamo documentato nel nostro lavoro ed è su questo che abbiamo concentrato le raccomandazioni proposte.”

L’UE in vendita?

Una critica mossa dalla relazione riguarda i diciotto paesi europei che offrono una qualche formula dei cosiddetti “visti d’oro”, giudicati come una via illegale per permettere ai ricchi criminali stranieri di poter penetrare in Europa.

Si stima che oltre 100mila visti e 6mila passaporti sono stati concessi in particolare a cittadini russi, o provenienti da paesi posti sotto l’influenza russa, in cambio di investimenti finanziari in Europa, e il tutto solo nell’ultimo decennio.

Non solo questi programmi includono dei privilegi fiscali per chi ne beneficia, ma danno anche accesso alla libera circolazione dei capitali, che può essere usata per riciclare denaro sporco e per evadere le tasse.

Scoperte scioccanti

È da poco terminato il mandato di inchiesta di un anno della Commissione TAX3 del Parlamento europeo, “la triste conclusione è che l’Europa ha un problema sistematico con il riciclaggio di denaro, l’evasione e l’elusione fiscale”, ha detto Kofod. “Siamo riusciti a creare uno tra i più ricchi e allettanti mercati unici al mondo, che permette la libera circolazione di capitali e servizi. Ci manca ancora una cooperazione efficiente e la possibilità di controllare, indagare e stabilire sanzioni a livello transfrontaliero”.

Niedermayer ha dichiarato che le scoperte più scioccanti fatte dalla Commissione speciale riguardano la quantità di denaro riciclato, il numero delle banche coinvolte e l’approccio di alcuni stati membri nella trasposizione della legislazione europea.

“Un’altra, sfortunatamente, scioccante scoperta è la forte resistenza degli stati membri (riscontrata durante gli incontri del Consiglio economia e finanza dell’Unione europea) nell’applicare quei cambiamenti ampiamenti giustificati e di vantaggio per tutta la società europea”, ha poi aggiunto Niedermayer. “Mi riferisco al regime definitivo IVA, alla base imponibile comune per l’imposta sulle società e alle altre iniziative che sono state bloccate o rigettate dal Consiglio europeo, come la tassazione digitale”.