Alzheimer, senza farmaci resta solo la prevenzione


I grandi specialisti da domani a Montecatini Terme per il 10° Congresso nazionale sui Centri Diurni Alzheimer. La ricerca? Finora un flop. L’unico scudo resta dunque lo stile di vita sano

I grandi specialisti da domani a Montecatini Terme per il 10° Congresso nazionale sui Centri Diurni Alzheimer. La ricerca? Finora un flop. L’unico scudo resta dunque lo stile di vita sano

Nel segno della prevenzione e della solidarietà, si inaugura domani al Teatro Verdi di Montecatini Terme la 10° edizione del Congresso nazionale sui Centri Diurni Alzheimer (1 – 2 marzo) curato per la parte scientifica dall’Unità di Medicina dell’Invecchiamento dell’Università di Firenze con il tradizionale sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, sponsor unico. Tra i relatori molti dei massimi specialisti italiani: ricercatori, clinici, farmacologi, psicologi e operatori vari, ovvero scienziati e terapeuti di corpo e mente che nel loro lavoro affrontano sotto varie angolature il dramma demenze (1,2 milioni di casi in Italia, 87mila in Toscana, 7mila a Pistoia).

Con il sindaco di Montecatini Giuseppe Bellandi che ha mandato un messaggio di benvenuto, il programma è stato presentato oggi alla stampa dal presidente della Fondazione Luca Iozzelli insieme ai co-presidenti del congresso, professor Giulio Masotti e dottor Carlo Biagini, oltre al coordinatore scientifico dottor Enrico Mossello.

“La Fondazione”, ha detto Iozzelli, “è orgogliosa di questa prestigiosa iniziativa. Ci crediamo almeno per tre motivi: perché è un fiore all’occhiello della nostra città; perché dà risposte a una terribile malattia; perché serve anche a formare gli studenti delle lauree sanitarie del Polo universitario di Pistoia e delle altre sedi dell’ateneo fiorentino”.

L’accento del congresso sulla prevenzione è necessariamente obbligato, ha spiegato Masotti, presidente emerito della Società italiana di Geriatria e Gerontologia: “Siamo infatti ancora in attesa di un eventuale farmaco miracoloso. Dunque, non potendo curare, non resta che prevenire, come peraltro raccomanda l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Prevenzione significa semplicemente stile di vita sano: no fumo e alcol, alimentazione controllata, attività fisica e intellettuale, vita sociale”.

“Niente di complicato se si comincia da giovani”, aggiunge Biagini, direttore SOC di Geriatria, Pistoia, Azienda USL Toscana Centro, “Ma anche da anziani non è difficile soprattutto se c’è chi aiuta: familiari, badanti o assistenti vari. Va combattuta la solitudine che aumenta il rischio di malattie e predispone alla demenza. Occorre togliere i nostri vecchi davanti alla tv. Vanno spinti a uscire, a muoversi, leggere, trovare gli amici, socializzare”.

C’è da dire, aggiunge Mossello (Università di Firenze), che una forma di prevenzione è anche la diagnosi precoce, decisiva per frenare subito la malattia: “Purtroppo in Italia”, spiega, “nel 50% dei casi la diagnosi arriva anche molto tardi. Ne ha dato appena conto l’International Journal of Geriatric Psychiatry pubblicando una ricerca su 1500 caregivers di 5 paesi (oltre all’Italia, Olanda, Scozia, Finlandia e Cechia). Varie le colpe: professionisti, sistema sanitario, ritrosia del malato, disinformazione degli stessi caregivers. Problemi seri da risolvere”.

Iozzelli e Masotti hanno poi insistito sulla solidarietà verso i malati. “Lo Stato è assente”, dicono, “dunque tocca a noi, perché non si può ignorare il problema. Centri Diurni e Residenze Assistite sono luoghi di sofferenza noti a familiari e addetti, ma del tutto dimenticati al di fuori. Occorre perciò che anche il mondo dell’associazionismo si mobiliti, va creata una rete di volontari, di giovani, di artisti, di musicisti, di narratori, di ministri del culto che li vivacizzino stimolando attenzione, memoria, movimento e donando un po’ di serenità a queste povere persone”.

L’apertura del congresso è affidata a tre autorevoli psichiatri. Il milanese Leo Nahon per spiegare perché i giovani odiano i vecchi, soprattutto i dementi, mentre il presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria Marco Trabucchi esaminerà il rapporto diretto tra povertà e demenza, e Diego De Leo, reduce da eccellenti esperienze internazionali, descriverà i risvolti umani di tanti terribili fatti di cronaca: la disperazione che spinge a uccidere il coniuge malato, tragedie che hanno convinto di recente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a concedere due grazie con aperto consenso della pubblica opinione.

L’intervento scientifico più atteso è quello della geriatra Patrizia Mecocci, docente all’università di Perugia e attiva ricercatrice con importanti esperienze internazionali. La sua relazione al vetriolo è destinata a riaprire il dibattito sulla reale validità dell’attuale mainstream della ricerca (la proteina Beta Amiloide) che malgrado i risultati deludenti assorbe ancora gran parte dei finanziamenti a discapito di studi più promettenti. Secondo Mecocci la causa delle demenze non sta infatti in un organo specifico, bensì nella somma dei processi infiammatori nel corso dell’invecchiamento. In proposito, sostiene, stanno emergendo con interesse anche studi sulle infezioni ai denti.

Nel programma di sabato anche il bilancio di alcune innovative attività sperimentali: l’architetto vivaista pistoiese Andrea Mati sul valore terapeutico dei giardini Alzheimer, e la psicologa Elena Poli sulla preziosa esperienza a Firenze dell’Atelier Alzheimer.

L’epidemiologo Giuseppe Salamina, coordinatore del progetto europeo CoNSENSo (Community Nurse Supporting Elderly iN a changing Society), farà inoltre il punto sul futuro ‘infermiere di famiglia’, mentre la geriatra pistoiese Claudia Cantini dirà della prassi inquietante dei farmaci impropri prescritti a troppi malati. Come intermezzo, il comico Paolo Hendel e lo scrittore Marco Vicari presentano il loro libro La giovinezza è sopravvalutata (Rizzoli, € 18), scritto con la consulenza scientifica della geriatra Maria Chiara Cavallini.