Le banche e il sociale: stop alle erogazioni a pioggia


Ricerca dell’Associazione Bancaria Italiana sugli investimenti delle banche nel settore socio-culturale: più partnership e iniziative autonome, meno sponsorizzazioni

Le banche operanti in Italia svolgono un ruolo determinante nel campo degli investimenti nel sociale e nella cultura. Nel solo biennio 2014-2015 hanno erogato oltre 516 milioni di euro a fronte di almeno 50 mila interventi l’anno sul territorio.

Le banche operanti in Italia svolgono un ruolo determinante nel campo degli investimenti nel sociale e nella cultura. Nel solo biennio 2014-2015 hanno erogato oltre 516 milioni di euro a fronte di almeno 50 mila interventi l’anno sul territorio.

Nell’80% dei casi gli istituti hanno operato prevalentemente a livello locale e regionale a dimostrazione dello stretto legame con i territori e le comunità locali.

Sono i principali dati contenuti nella ricerca Abi, realizzata dal prof. Guido Guerzoni della Bocconi, in cui sono stati esaminati l’insieme degli investimenti e delle donazioni delle banche operanti in Italia a favore di organizzazioni, individui e iniziative aventi utilità sociale e culturale.

Dalla ricerca, realizzata attraverso il coinvolgimento nel 2016 di un campione di banche più che rappresentativo del settore, con il 77% in termini di attivo e l’82% del totale degli sportelli, risulta che nel settore sociale gli interventi si sono concentrati soprattutto su attività e beni culturali, volontariato e beneficenza, in seconda battuta su istruzione, educazione e formazione e poi su sport e attività creative, sostegno ai giovani, sviluppo locale e politiche attive per il lavoro.

Altro aspetto significativo che emerge dalla ricerca è l’evoluzione degli strumenti d’intervento. Le banche realizzano tali interventi attraverso: uffici preposti (nel 52,1% dei casi), dipartimenti o funzioni aziendali dedicate (28,1%) o per mezzo di fondazioni, associazioni o enti non commerciali ad hoc (16,7%), cresce la dimensione progettuale (quasi l’80% degli interventi è il frutto di strategie progettuali sempre più spesso monitorate e valutate).

La ricerca evidenzia inoltre uno spostamento tendenziale dal tradizionale modello di concessione adottato in passato, in cui le banche erogavano risorse per la realizzazione di micro progetti concepiti da soggetti terzi, al modello di azione in cui esse sviluppano, in collaborazione con svariati partner, progetti che hanno un impatto più profondo e duraturo, con un approccio che sempre più spesso riecheggia le logiche e le filosofie sottostanti l’ “impact investing” (modelli di investimento che operano con l’obiettivo di generare un impatto sociale misurabile e compatibile con un rendimento economico).

Le erogazioni a pioggia o le sponsorizzazioni paiono ormai leve deboli, poco incisive e controllabili: ne è conseguito un marcato indirizzo verso iniziative proprie o in collaborazione paritaria. Le banche, infatti, preferiscono concepire e gestire internamente molti progetti, con staff e risorse proprie, programmandoli su orizzonti pluriennali, al fine di individuare per tempo gli interlocutori ideali.

Nella ricerca è presente anche un focus specifico sugli investimenti delle banche nel settore culturale, oltre 250 milioni ogni biennio. Gli ambiti di intervento hanno interessato mostre temporanee, restauro di monumenti e opere d’arte, concorsi letterali, conferenze, seminari, festival locali, concerti di musica classica o pop, rassegne cinematografiche e spettacoli di danza.

La ricerca completa è consultabile sul sito www.abi.it nella sezione cultura-ricerche.