Diritto di recesso Sky: Adoc si rivolge a Agcom e Antitrust


L’associazione dei consumatori: “Termini contrattuali poco chiari nel messaggio inviato da Sky ai propri clienti”

Nell’ultima comunicazione inviata da Sky ai propri clienti, con cui li informa del nuovo cambio di periodicità dell’offerta, che passa da 4 settimane a mensile, è assente la comunicazione della possibilità, per il consumatore, di esercitare il diritto di recesso

Nell’ultima comunicazione inviata da Sky ai propri clienti, con cui li informa del nuovo cambio di periodicità dell’offerta, che passa da 4 settimane a mensile, è assente la comunicazione della possibilità, per il consumatore, di esercitare il diritto di recesso. Per questo l’Adoc ha richiesto alle Authority Antitrust e Agcom di fare chiarezza in merito.

“Il messaggio inviato da Sky ai propri clienti, a nostro avviso, non evidenzia in modo trasparente e chiaro i presupposti e i termini delle nuove condizioni contrattuali” esordisce Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc.

“Inoltre nel messaggio è assente ogni informazione relativa al diritto di recesso senza penali né costi di disattivazione, nonostante l’azienda sia obbligata a segnalarlo ai sensi dell’art.70, comma 4, del Codice delle Comunicazioni elettroniche, trattandosi di modifica unilaterale del contratto” aggiunge.

“In base alle segnalazioni ricevute, infine, ci risulta che le modalità di comunicazione siano fortemente carenti, in quanto i clienti non sono stati avvisati né via sms né via email. Pertanto abbiamo chiesto sia all’Antitrust che all’Agcom di verificare la correttezza delle modalità di invio e del contenuto del messaggio, auspicando che pongano tempestivo rimedio a questi comportamenti potenzialmente lesivi dei diritti dei consumatori, che devono poter compiere le loro scelte con consapevolezza” spiega ancora Tascini.

“A nostro avviso è necessario che il potere sanzionatorio dell’Agcom venga rivisto al rialzo, aumentando il massimo edittale, altrimenti gli operatori potrebbero preferire correre il rischio di subire una sanzione, di importo contenuto, piuttosto che subire una perdita di clienti, che ha riflessi economici decisamente più gravosi” conclude il presidente dell’Adoc.

  • Paolo

    Dopo il licenziamento di oltre 130 persone, la “deportazione” di altre 300 da Roma a Milano, il passaggio ai 28 giorni (+ 8.6% l’anno) e poi di nuovo ai 30 canonici ma senza recesso, rivoluzione nei listini, è ora di fare chiarezza ma soprattutto una bella pulizia a livello amministrativo, economico e penale !!