Testo unico sulla pesca: arriva il via libera della Camera


La proposta di legge ora passa al Senato: tra le novità semplificazione e tutela del reddito per le imprese

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Boccata d’ossigeno per un settore che negli ultimi 30 anni ha visto scomparire un peschereccio su tre e ben 18mila posti di lavoro

ROMA – La Camera ha approvato il Testo unico sulla pesca, che ora passa all’esame del Senato. È quanto rende noto il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

La proposta di legge ha l’obiettivo di dare una risposta organica e concreta al settore della pesca, strategico per l’economia di molte aree del nostro Paese, puntando su semplificazione, tutela del reddito e competitività.

“Con l’approvazione di Montecitorio – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – facciamo un altro passo in avanti nel percorso di semplificazione, tutela del reddito delle imprese e competitività per il settore della pesca. Ringrazio i deputati, e in particolare il capogruppo Nicodemo Oliverio, per il lavoro svolto in commissione e in aula e mi auguro che si possa arrivare presto all’approvazione definitiva. Si tratta di un intervento ampio che consentirà di dare risposte concrete a un comparto che ha grandi margini di crescita e promuovere modelli sostenibili e innovativi”.

“Finalmente un provvedimento unico, ampiamente condiviso con i diversi attori del comparto – ha affermato il Sottosegretario con delega alla pesca Giuseppe Castiglione. Con questo disegno di legge, Governo e Parlamento mettono in campo misure strutturali concrete per accrescere lo sviluppo delle imprese ittiche nazionali e ridare competitività all’asset strategico della pesca, in un’ottica di benessere e sostenibilità”.

“Sono molto soddisfatto – ha aggiunto il Sottosegretario – anche per la riforma degli interventi compensativi a favore degli operatori ittici, con strumenti di welfare strutturati e maggiormente aderenti alle reali esigenze della pesca professionale. Il disegno prevede infatti forme di sostegno al reddito per tutti i casi di sospensione dell’attività di pesca stabiliti dall’autorità competente, favorendo la tutela dei livelli occupazionali e prevedendo forme alternative di impiego”.

Adesso – ha concluso Castiglione – confido in una rapida chiusura dell’iter parlamentare, con l’approvazione del testo nel più breve tempo possibile, per consentire l’esercizio delle deleghe e la piena operatività delle disposizioni attese dal settore”.

Cosa cambia con il Testo unico

Di seguito ecco le principali misure previste dalla proposta di legge.

  • L’istituzione di un Fondo per lo sviluppo delle filiera ittica di 3 milioni di euro per il 2018, per la modernizzazione del settore e il sostegno alle imprese.
  • La delega al Governo per l’elaborazione di un testo unico per il riordino e la semplificazione della normativa di settore.
  • La delega del Governo per il riordino della normativa in materia di concessioni demaniali per la pesca e l’acquacoltura e le licenze di pesca.
  • La valorizzazione degli aspetti socio-culturali delle attività di ittiturismo e pesca turismo e l’intervento sui distretti ittici, istituiti per aree marine omogenee dal punto di vista ecosistemico, conciliando la sostenibilità ambientale con la sostenibilità economica e sociale.
  • Rimodulazione di alcune delle sanzioni per gli illeciti amministrativi introdotti per molte fattispecie legate alla pesca illegale.

Coldiretti Impresapesca: “Boccata d’ossigeno per settore in crisi”

Il via libera al Testo unico rappresenta una boccata d’ossigeno per un settore che negli ultimi 30 anni ha visto scomparire un peschereccio su tre e ben 18mila posti di lavoro. Ad affermarlo è Coldiretti Impresapesca: “La normativa va a regolare molti aspetti del comparto ittico nazionale, con deleghe che lasciano al Governo ed al confronto con il sistema associativo spazi importanti di definizione della riforma. Completata inoltre la norma delle sanzioni, che accoglie in parte la rivisitazione richiesta dal comparto”.

“Nei mari italiani si pescano all’anno – precisa Coldiretti Impresapesca – circa 180mila tonnellate di pesce con la flotta peschereccia italiana che conta circa 13mila imbarcazioni, il 35 per cento in meno rispetto agli anni ‘80, a causa della concorrenza sleale del prodotto proveniente dall’estero e spacciato per italiano soprattutto nella ristorazione ma anche a causa dell’eccessiva burocrazia, oltre che all’introduzione di regole eccessivamente penalizzanti per le imprese ittiche”.

Nel 2017 gli arrivi di pesce fresco e congelato dall’estero hanno raggiunto le 554mila tonnellate, con un balzo in avanti del 10% nel primo semestre rispetto allo stesso periodo del 2016, secondo un’elaborazione Coldiretti Impresapesca su dati Istat. Il risultato è che ben tre pesci su quattro venduti nel nostro Paese provengono dall’estero, pronti per essere serviti come tricolori nella ristorazione, dove non c’è l’obbligo dell’indicazione d’origine.

Proprio per combattere questa situazione Coldiretti Impresapesca è impegnata per garantire la trasparenza dell’informazione ai consumatori dal mare alla tavola anche con progetti che riguardano la ristorazione, dove si sta diffondendo la “carta del pesce” per distinguere il prodotto made in Italy mentre enormi passi in avanti sono stati fatti sull’etichettatura nei banchi di vendita.

Il consiglio di Coldiretti Impresapesca è di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze da preferire sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta).