Con il Jobs act è boom di baristi e camerieri: professioni artigiane in crisi


Indagine della Cgia di Mestre: incrementi occupazionali anche per segretarie, cuochi e agenti assicurativi

professioni jobs act lavoro
Gli operai specializzati sono diminuiti di 36.100 unità (-8,5%)

VENEZIA – Segretarie, cuochi, camerieri, baristi e agenti assicurativi e finanziari sono le professioni che hanno subìto gli incrementi occupazionali più importanti con l’avvento del Jobs act.

Al contrario l’artigianato ha risentito in negativo delle novità nel mercato del lavoro. I camionisti/autisti, gli operai/artigiani specializzati nelle rifiniture e nelle costruzioni (posatori di piastrelle e di tegole, i vetrai, gli idraulici, gli elettricisti, i serramentisti, etc.), i collaboratori domestici non qualificati, i sarti e gli operai del tessile/abbigliamento, i bancari e i periti in campo ingegneristico/edilizio sono i mestieri che hanno subiìo le contrazioni più preoccupanti.

Il “borsino delle professioni” è stato elaborato dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che ha classificato i lavori “top & down” tra il 2014 e il 2016.

Un periodo, quest’ultimo, che è stato contrassegnato, in particolar modo, dalle novità introdotte nel mercato del lavoro sia dal Jobs act sia dagli sgravi contributivi temporanei rivolti alle imprese che nel biennio 2015/2016 hanno assunto lavoratori dipendenti a tempo indeterminato.

Considerando che la prima parte del Jobs act è entrata in vigore nel marzo del 2015 e l’esonero contributivo per i neo assunti a tempo indeterminato sempre all’inizio di quell’anno, tra il 2014 e il 2016 gli occupati in Italia sono aumentati di quasi 479.000 unità (+2,1%). La platea complessiva di coloro che lavorano, invece, ha raggiunto quota 22.757.800 addetti (sono inclusi sia i dipendenti che gli autonomi).

Questa analisi, fa sapere la CGIA, include tutti i nuovi occupati; siano essi subordinati o autonomi/partite Iva.

Per garantire una adeguata rappresentatività gli artigiani di Mestre hanno considerato solo le professioni con almeno 100.000 occupati (si tratta di circa l’87% del totale degli occupati e di 58 professioni su 129 presenti in Italia).

“In questi ultimi decenni abbiamo registrato un progressivo invecchiamento della popolazione lavorativa e contestualmente una presenza sempre più massiccia di lavoratori stranieri con minore cultura del lavoro” spiega il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo.

“Tutto ciò ha cambiato il volto delle nostre maestranze: se da un lato abbiamo guadagnato in termini di esperienza e saper fare, dall’altro scontiamo un deficit di vivacità, di entusiasmo, di energie fisiche e mentali” aggiunge.

E l’artigianato, sfortunatamente, è tra i settori più in difficoltà. Come afferma il segretario della CGIA, Renato Mason “purtroppo ci preoccupa lo stato di salute di alcune professioni storiche dell’artigianato che ormai stanno scomparendo. Vuoi per le profonde trasformazioni che i rispettivi settori stanno subendo o per il fatto che i giovani non si avvicinano più a questi mestieri”.

“I barbieri, i calzolai, i fabbri, i fotografi gli ottici o i corniciai, ad esempio, sono in via di estinzione e oltre a perdere saperi e conoscenze che non recupereremo mai più, la chiusura di queste attività sta peggiorando il volto urbano dei nostri paesi e delle nostre città” conclude Mason.

Le professioni “top” grazie al Jobs act

Tra il 2014 e il 2016 gli impiegati alla segreteria sono aumentati di 118.300 unità (+10,7%). Seguono i cuochi, i camerieri e i baristi che hanno registrato un incremento in termini assoluti di 110.400 unità (+10,6%) e gli agenti assicurativi/bancari, con 64.000 addetti in più (+20,2%). Appena fuori dal podio troviamo i facchini, gli imballatori e gli addetti alle consegne, con un variazione degli occupati pari a +61.900 (+14,8%) e gli analisti gestionali/di mercato e pubbliche relazioni che sono cresciuti di 54.600 unità (+12,2%).

Le professioni che scendono

Nel periodo preso in esame, il mestiere più in difficoltà è stato quello dell’autista: alla guida di bus e mezzi pesanti abbiamo perso 38.700 professionisti della strada (- 7%). In grosse difficoltà anche i mestieri legati al mondo dell’edilizia: tra il 2014 e il 2016 gli artigiani e gli operai specializzati nelle rifiniture (come i posatori di piastrelle e di tegole, gli idraulici, gli elettricisti, i serramentisti e gli addetti ai sistemi di coibentazione) sono diminuiti di 36.100 unità (-8,5%).

Forte caduta numerica anche dei collaboratori domestici non qualificati per servizi alla casa (non per l’assistenza) che sono scesi di 32.800 unità (-6,7%). Gli accompagnatori delle persone disabili, gli addetti alla formazione e all’orientamento dei giovani hanno subito una contrazione di 22.600 unità (-12,8%). In difficoltà, infine, anche i tecnici in campo ingegneristico: come i periti/tecnici meccanici, elettrotecnici, elettronici e quelli occupati nel settore delle costruzioni (-17.000 pari a -3,8%).