Scandalo carne avariata in Brasile, Coldiretti chiede stop a importazioni

Per l’associazione “occorre fare immediatamente chiarezza per non mettere a rischio la salute dei consumatori”

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Almeno quattro dei macelli coinvolti rifornirebbero i Paesi dell’Ue

ROMA – Sta assumendo dimensioni mondiali lo scandalo della carne avariata in Brasile, commercializzata anche fuori dai confini del Paese sudamericano. La Cina e il Cile hanno ordinato la sospensione temporanea delle importazioni di carne bovina brasiliana. La Corea del Sud invece ha annunciato il divieto di importazioni di carne di pollo.

Mentre proseguono le indagini, che finora hanno portato all’arresto di una trentina di funzionari pubblici e dirigenti coinvolti nello scandalo, anche l’Unione europea si sta muovendo.

Bruxelles ha chiesto al Brasile di non consentire l’esportazione dai macelli coinvolti nello scandalo e ha annunciato che nei porti europei saranno raddoppiati i controlli sulle partite in arrivo. Almeno quattro dei 21 macelli coinvolti, infatti, rifornirebbero i Paesi dell’Unione europea.

Il Brasile è il principale esportatore di carne bovina e di pollo al mondo: tra le principali destinazioni ci sono proprio l’Ue, oltre agli Stati Uniti e ai Paesi asiatici.

Come sottolinea la Coldiretti l’Italia è uno dei maggiori importatori europei di carne dal Brasile per quantitativi superiori a 30 milioni di chili che hanno varcato i confini nel 2016.

L’associazione in particolare chiede all’Unione Europea di bloccare l’importazione di carne dal Brasile come hanno già fatto Cina e Corea del Sud. Ciò in attesa che vengano garanzie sull’esclusione, dalla lista degli esportatori, delle aziende coinvolte nello scandalo.

“Le indagini della polizia brasiliana coinvolgono i più grandi produttori mondiali di carne con interessi anche in Italia che avrebbero aggirato controlli sanitari con la commercializzazione di carni avariate poi contraffatte attraverso l’acido ascorbico” afferma la Coldiretti.

“Un rischio per i cittadini europei sul quale occorre fare immediatamente chiarezza per non mettere a rischio la salute dei consumatori” conclude l’associazione.