MICSE, i nuovi corsi di laurea triennale per la coesione sociale in Europa

I percorsi di studio sono attivi alle Università per Stranieri di Perugia, Siena e Reggio Calabria

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I nuovi corsi di laurea formeranno figure altamente specializzate di mediatori per l’intercultura e la coesione sociale in Europa

ROMA – A Roma sono stati inaugurati i corsi di laurea triennale dedicati alla preparazione delle professionalità MICSE (Mediatori per l’intercultura e la coesione sociale in Europa). I corsi di laurea si terranno alle Università per gli Stranieri di Perugia, Siena e Reggio Calabria. I percorsi di studio sono finanziati grazie a risorse del fondo FAMI, Fondo asilo migrazione e integrazione.

Nati sotto l’impulso del Ministero dell’Istruzione, del Viminale e della Comunità di Sant’Egidio i nuovi corsi di laurea formeranno figure altamente specializzate di mediatori per l’intercultura e la coesione sociale in Europa.

“Inclusione e accoglienza sono elementi fondanti di una società coesa, che fa della differenza fonte di arricchimento e sviluppo, che integra senza escludere né emarginare. L’avvio di questi corsi di laurea triennale, è segno del riconoscimento da parte delle istituzioni dell’importanza dell’apertura e dell’integrazione per la costruzione di un futuro di pace per il nostro Paese” ha affermato la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli.

“I corsi di laurea, che abbiamo fortemente voluto e che oggi sono realtà, rimarcano la necessità irrimandabile di un intervento volto a costruire ponti tra culture diverse per permettere scambio e contaminazione, per costruire progresso. Sano, sostenibile, di uguaglianza e pari opportunità” ha aggiunto.

“Sono rimasta molto colpita dai dati e dalle informazioni riguardo alla presenza, tra le immatricolate e gli immatricolati a questi corsi, di studentesse e studenti immigrati o nuovi italiani. Sono dati che danno la misura del senso di responsabilità che queste ragazze e questi ragazzi sentono nei confronti di chi, come loro, ha vissuto esperienze di vita di cambiamento e di conquista di nuovi stati esistenziali e nuovi diritti” ha proseguito Fedeli.

“Il nostro sistema d’istruzione – ha aggiunto – è luogo virtuoso di inclusione, dal quale tutta la società dovrebbe prendere esempio. Nelle scuole italiane studiano ogni giorno oltre 800.000 studentesse e studenti di cittadinanza non italiana. Nelle nostre università, nell’anno accademico 2015/2016, su 271.000 immatricolate e immatricolati il 5% era straniero. Si tratta di giovani che italiane e italiani lo sono di fatto. Manca solo un riconoscimento formale”.

“Per questo ritengo che, come Parlamento, abbiamo il dovere di approvare al più presto la legge che riscrive le regole dell’acquisizione della cittadinanza nel nostro Paese, legge in questo momento al Senato” ha sottolineato la ministra.

Si tratta di una norma di civiltà che riconosce la cittadinanza per nascita sul suolo italiano nel caso in cui almeno uno dei genitori di origine straniera abbia il permesso di soggiorno permanente, “ius soli temperato”, o al termine di un percorso scolastico, “ius culturae”.

“Siamo considerati, per la nostra posizione geografica, porta d’Europa. L’approvazione di questa legge, l’inclusione nelle nostre scuole e l’istituzione di questi nuovi percorsi formativi possono fare di noi la casa di nuove cittadine e di nuovi cittadini” ha concluso Fedeli.