Stop al glifosato: 45 associazioni scrivono al ministro Martina


Stopglifosato: cambiare la Pac per un sistema agroalimentare sostenibile e un’agricoltura senza pesticidi

La problematica del glifosato si riproporrà lunedì prossimo quando si riaprirà la discussione sulla revisione della PAC – la Politica Agricola Comune  dell’Unione Europea -, per decidere se ben più di un terzo delle spese comunitarie deve andare a favore di un’agricoltura pulita in grado di produrre cibo sano, ambiente, lavoro nell’interesse di tutti i cittadini o a finanziare l’inquinamento, lo spopolamento delle campagne e l’impoverimento della qualità dei cibi.

Dopo la recente decisione della regione Toscana di allinearsi alla Calabria, eliminando il glifosato dai disciplinari dell’agricoltura integrata finanziati con il PSR, e il successo che in tutta Europa sta raccogliendo l’iniziativa dei cittadini europei (ICE) per raccogliere 1 milione di firme contro il glifosato – 45 Associazioni (riunite in Italia nella Coalizione #StopGlifosato), chiedono al Ministro Martina, in vista del Consiglio dei Ministri europei dell’agricoltura del 6 marzo, che l’Italia assuma una posizione chiara e si schieri nettamente a favore di una modifica dell’intera PAC.

La Politica Agricola Comune della UE, infatti, nonostante utilizzi circa il 38% del bilancio comunitario, pari a oltre 55 miliardi di Euro all’anno, ha clamorosamente fallito la ricerca di soluzioni efficaci ai problemi che affliggono il settore agricolo, l’agroecosistema e la società rurale.

Le promesse di realizzare una politica equa e verde, con una necessaria semplificazione burocratica, fatte dall’ultima riforma non sono state mantenute. E’ ormai chiaro che l’attuale politica è inadeguata ad affrontare i problemi delle aziende agricole e non contribuirà a risolvere la crisi ambientale globale. «Più che una politica agricola in senso stretto, all’Europa serve una politica alimentare capace di rimettere in discussione i paradigmi obsoleti sui quali si è fondata fino a oggi.

Pascale, Slow Food Italia: Chiediamo una politica più ampia che riguardi il cibo e i suoi effetti sulla salute e sull’ambiente

Se nonostante i processi di riforma che hanno riguardato la PAC, infatti, in Italia dal 2003 al 2013 un’azienda agricola su quattro chiude i battenti, è evidente che le risposte della politica sono state deboli, nonché incapaci di uscire dagli schemi della crisi», dichiara Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia.

«Ancor più grave è che al declino lavorativo del settore primario fa riscontro l’emergenza ambientale e il diffondersi di patologie legate alla cattiva alimentazione, che gravano sui bilanci sanitari per 700 miliardi l’anno. Davanti a noi c’è una grande scommessa che riguarda il futuro del pianeta e delle generazioni che verranno, per questo dobbiamo richiedere a gran voce una PAC dagli orizzonti più ampi che promuova sistemi agroecologici virtuosi, anziché incentivare l’uso della chimica e lo sfruttamento intensivo dei terreni», conclude Pascale.

Ma non solo. In moltissime regioni sommando le diverse premialità l’importo a ettaro dei contributi  è superiore per chi produce facendo uso del  glifosato,  il diserbante più utilizzato in agricoltura accusato di essere probabilmente cancerogeno per l’uomo, rispetto a chi produce in biologico e biodinamico.

Ecco alcuni esempi: in Puglia l’olivo coltivato con il metodo dell’integrato più impegni aggiuntivi ha un premio a ettaro di 426 e in biologico di 377 euro. In Sicilia per le ortive in produzione integrata più impegni aggiuntivi il premio è 660 euro a ettaro e per il biologico 600 euro. In Sardegna per la vite in produzione integrata più impegni aggiuntivi il premio è 587 euro a ettaro mentre per il biologico è 465 euro.

E’ giunto per questo il momento di dimostrare la volontà dell’Europa di salvaguardare l’interesse generale dei cittadini, degli agricoltori e dell’ambiente, con una PAC che garantisca la tutela del nostro prezioso capitale naturale e dimostri la sua capacità di agire contro il cambiamento climatico.

L’Italia, con il suo patrimonio ambientale, di biodiversità, di paesaggio rurale e di prodotti agroalimentari di qualità deve saper fare la sua parte. Le 45 Associazioni italiane – assieme a centinaia di organizzazione europee – chiedono dunque al Ministro  Martina di farsi portavoce nel prossimo Consiglio europeo dedicato all’agricoltura di scelte che riguardano il futuro di tutti i cittadini europei e che devono andare nella direzione di un sistema agroalimentare sostenibile nel suo complesso.