“Ci sono io”, il romanzo di Alessandro Savona sull’affido familiare

Il libro, che esce il 16 marzo, racconta un viaggio tra un uomo e un bambino

“Ci sono io” di Alessandro Savona

ROMA – Esce il 16 marzo il romanzo “Ci sono io” di Alessandro Savona, un architetto palermitano che fa parte, con il suo compagno Massimo, della seconda coppia omosessuale in ordine di tempo che in Italia ha ottenuto, quattro anni fa, un minorenne in affido.

La trama

Il libro, edito da Dario Flaccovio, racconta il viaggio-rapimento di un uomo con un bambino: l’adulto è un volontario che frequenta la comunità alloggio di cui il bimbo è ospite. Insieme affrontano un viaggio di due giorni che prende l’aspetto di una fuga, se non di un rapimento. Li unisce l’intesa che può esservi soltanto tra un padre e un figlio. Il romanzo invita a una riflessione sul tema dell’infanzia, sulle comunità di accoglienza, sul rapporto tra genitori biologici e/o affidatari e adottivi. E su cosa sia l’amore, quando esso è negato ai bambini che spesso pagano per le colpe dei padri. Il romanzo dà anche voce ai minori che non hanno la forza di affrontare la palude burocratica nelle cui maglie si inceppa il loro diritto all’infanzia. Una corsa contro il tempo, un viaggio tra passato e presente, mentre la complicità, le risate, i dialoghi tra un non-padre e un non-figlio si intrecciano fino a un inatteso epilogo. Una lettura capace di emozionare.

Alessandro Savona

Di questo romanzo, Alessandro Savona – architetto, scrittore e scenografo – devolverà parte dei proventi a una onlus palermitana, l’AFAP, che si occupa di campagne di sensibilizzazione sul tema dell’affido familiare, istituto diverso dall’adozione e che può riguardare anche le coppie gay, molte delle quali sono però disinformate su questa possibilità.

I minori in attesa di adozione o di affido nelle comunità italiane sono 26.000. Tra loro, fino a quattro anni fa c’era anche Marco, che ha vissuto in istituto fino a 16 anni, finché non è entrato nello stato di famiglia di Alessandro Savona. Marco oggi è ventenne, è diplomato, ha trovato un lavoro e convive ancora con Savona e il suo compagno. Per lui, nessun altro genitore affidatario si era fatto avanti per sei lunghi anni, e il ragazzo era “parcheggiato” in casa famiglia senza nessuna prospettiva. E al costo, per lo Stato, di circa 2500 euro al mese. Anche perché è facile, per le coppie, desiderare di avere con sé un bambino molto piccolo, ma quelli che hanno superato i 5 o 6 anni in genere non li vuole nessuno. Senza contare che esistono anche discriminazioni di nazionalità, sesso e colore della pelle. Poi, per fortuna, il centro affidi di Palermo ha ritenuto idonea questa coppia gay e Marco ha iniziato a vivere fuori dalla comunità alloggio.