Adoc lancia il progetto “l’amore non ha lividi”

Prevenzione, informazione e assistenza di tutte le donne vittime di violenza

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Il 71% delle donne viene uccisa in famiglia

ROMA – La Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l’Italia per non aver agito con sufficiente rapidità per proteggere una donna e suo figlio dagli atti di violenza domestica perpetrati dal marito, che hanno poi portato all’assassinio del ragazzo e al tentato omicidio della moglie. Per Adoc, che ha lanciato sul tema il progetto “L’amore non ha lividi”, occorre più attenzione e sensibilità da parte delle istituzioni.

“Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state oltre 1.700, di cui il 71% in famiglia – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – e nel 16,7% dei casi il femminicidio è stato preceduto da “violenze note”, l’8,7% delle quali denunciate alle Forze dell’Ordine. La condanna di Strasburgo al nostro Paese, reo di non essere intervenuto con rapidità nonostante le denunce, è emblematica. Da una parte c’è una scarsa o assente risposta da parte delle Istituzioni, dall’altra va riscontrato che troppo spesso gli episodi di violenza non vengono denunciati perché la vittima teme per la propria incolumità fisica e, spesso, per quella dei figli. Lo Stato deve essere più attento su questo fenomeno, che ogni giorno si fa più grave. Deve essere vicino alle vittime, deve dimostrare che la denuncia è essenziale per fermare chi commette violenza. Deve aiutare a cambiare mentalità. L’Adoc, in questo senso, ha recentemente lanciato l’iniziativa “L’amore non ha lividi”, un progetto, finanziato dal Ministero del Lavoro e della Politiche Sociali, mirato alla prevenzione, all’informazione, alla sensibilizzazione e all’assistenza di tutte le donne vittime di violenza. Da anni siamo fortemente impegnati nel combattere la violenza, e con questa iniziativa vogliamo andare a implementare l’attività di informazione e sensibilizzazione, realizzando eventi e prendendo parte alle iniziative già avviate da soggetti con i quali collaboriamo da anni e con cui abbiamo costruito una “rete antiviolenza”.”