Tragedia Chapecoense, l’aereo aveva finito il carburante


Lo confermano le autorità colombiane. Diffusa l’ultima drammatica conversazione tra il pilota e la torre di controllo

I resti dell'aereo che trasportava la Chapecoense (foto Twitter)
I resti dell’aereo che trasportava la Chapecoense (foto Twitter)

ROMA – L’aereo che trasportava staff e giocatori della Chapecoense, oltre a giornalisti e membri dell’equipaggio, aveva finito il carburante e per questo è precipitato.

Anche se manca ancora l’esame delle scatole nere ormai la causa del disastro aereo che ha coinvolto la squadra di calcio brasiliana è chiara.

La conferma è arrivata dal Segretario per la sicurezza aerea della Colombia, Freddy Bonilla. Dalle indagini preliminari condotte finora è emerso che l’aereo è precipitato per mancanza di carburante.

Questo spiegherebbe anche perché il mezzo non ha preso fuoco dopo essere precipitato.

Manuel Quiroga, il pilota, come emerge da un audio diffuso da una radio colombiana, ha chiesto più volte alla torre di controllo un atterraggio di emergenza.

Ma in quel momento c’era un problema analogo con un aereo più grande. Da terra hanno chiesto di attendere.

L’ultima conversazione tra il pilota e la torre di controllo

È drammatica l’ultima conversazione del pilota del charter che trasportava la Chapecoense con la torre di controllo di Medellin. La conversazione è l’ultimo contatto prima dello schianto, nel quale sono morte 71 persone.

Negli 11 minuti di registrazione il pilota dell’aereo chiede più volte di poter effettuare un atterraggio di emergenza per mancanza di carburante. La prima richiesta arriva dopo due minuti di conversazione.

La torre di controllo chiede però al pilota di attendere almeno altri 7 minuti perché in quel momento c’era un’altra emergenza con un airbus della Viva Colombia.

Da terra si ordina al charter della Chapecoense di restare in volo ma Quiroga capisce che non c’è più tempo.

«Signorina, il Lamia 2933 è senza controllo! Il sistema elettrico è totalmente fuori uso, siamo senza carburante» urla il pilota.

Dalla torre di controllo rispondono che la pista è libera e che l’aereo è autorizzato all’atterraggio di emergenza. A quel punto Quiroga chiede disperatamente la direzione della pista.

«9000 piedi, signorina. Vettori (direzione), vettori…» sono le ultime parole registrate.

Un volo al limite senza soste per il rifornimento

Altro elemento che le indagini dovranno chiarire è perché l’aereo abbia volato per così tanto tempo senza uno scalo intermedio per fare rifornimento.

Come riporta il portale brasiliano Globoesporte l’aereo aveva fatto una sola volta la tratta da Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia, a Medellin. In quell’unica occasione era stato necessario uno scalo intermedio per imbarcare altro carburante.

Il volo risale allo scorso 22 Agosto. Il mezzo era decollato sempre da Santa Cruz. Dopo un’ora e mezzo di volo era atterrato a Cobija, nel nord della Bolivia vicino al confine con il Brasile, per fare rifornimento.

Dopo uno stop di 56 minuti era ripartito per Medellin, dove era arrivato tre ore e un quarto dopo.

In altre tre occasioni lo stesso aereo era atterrato a Medellin dopo essere partito da Asuncion, in Paraguay. E anche in questi casi aveva sempre fatto scalo a Cobjia per rifornimento di carburante.

In un’intervista al quotidiano boliviano “El Deber”, il figlio del co-pilota morto nello schianto detto che l’aereo non si sarebbe fermato a Cobija perché era in ritardo.

Secondo i media colombiani il pilota avrebbe invece cambiato piano di volo senza comunicarlo alla compagnia. Le indagini faranno luce anche su questo aspetto della tragedia.