Durante le consultazioni con il presidente Herzog, il leader arabo-israeliano Abbas rifiuta i “test di lealtà”, invocando la sicurezza personale e il disarmo di tutte le fazioni armate
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Nel secondo giorno delle consultazioni al cospetto del presidente dello Stato Isaac Herzog, il leader del partito arabo tradizionalista Ra’am, Mansour Abbas, si è rifiutato di etichettare formalmente Hamas come “organizzazione terroristica”, spiegando di voler preservare il proprio ruolo di “ponte” nei confronti del popolo palestinese e adducendo timori per l’incolumità fisica propria e dei suoi familiari.
A ricostruire i dettagli del colloquio è il quotidiano online The Times of Israel, che evidenzia come – nonostante la mancata condanna esplicita –Abbas abbia formalizzato l’indicazione per il conferimento del mandato di governo a Gadi Eisenkot, leader della formazione centrista Yashar, che pure aveva posto il riconoscimento di Hamas come gruppo terrorista quale condizione imprescindibile per i potenziali alleati di coalizione.
“UN TEST DI LEALTÀ IMPOSSIBILE”: LA SPIEGAZIONE DEL LEADER ARABO
A innescare il caso è stato lo scambio diretto all’interno della residenza presidenziale. A Herzog e al direttore generale della presidenza, Eyal Shviki – che gli chiedeva di fugare i dubbi degli scettici pronunciando la formula di condanna –, Abbas ha replicato difendendo la storica contrarietà del suo movimento alla violenza armata: “Ho una risposta inequivocabile, ma lasciatemi questo spazio per fare da ponte e influenzare anche l’altra parte. Noi siamo un ponte, non distruggiamolo trasformandoci in sostenitori del terrorismo o in traditori”.
Poi l’ammissione sui rischi personali legati a una presa di posizione pubblica: “Lasciatemi anche uno spazio per proteggere me stesso e la mia famiglia: è una questione di vita o di morte. È impossibile sottoporci costantemente a questo test di lealtà”. Abbas ha comunque tenuto a ribadire la propria adesione alla soluzione a due Stati, sostenendo il piano di pace per Gaza formulato dal presidente statunitense Donald Trump e precisando che la propria visione contempla “il disarmo integrale di Hamas e di tutte le organizzazioni militari armate”.
IL PESO DECISIVO NELLE URNE: I PARTITI ARABI ARBITRI DELLA KNESSET
Le due formazioni di minoranza sono diventate l’ago della bilancia parlamentare: Ra’am ha conquistato 8 seggi, mentre la Lista Unita (formazione laica e nazionalista) ne ha ottenuti 11.
Mentre la Lista Unita ha offerto a Eisenkot un appoggio esterno condizionato in funzione anti-Netanyahu senza voler entrare nei ministeri, il partito islamista di Abbas mira a un ingresso a pieno titolo nell’esecutivo – bissando l’esperienza del governo Bennett-Lapid del 2021-2022 –, essendosi presentato alle elezioni in tandem con l’ex alto dirigente di polizia sionista Yoav Segalovitz.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)