Numeri, curiosità e clima politico
Domani, martedì 3 novembre, milioni di cittadini americani sono chiamati alle urne per le elezioni di metà mandato (Midterm Elections). Arrivate esattamente a due anni dall’inizio del secondo mandato alla Casa Bianca di Donald Trump, queste elezioni rappresentano storicamente un referendum sull’amministrazione in carica, ma la tornata elettorale di quest’anno porta con sé implicazioni istituzionali e geopolitiche di particolare rilievo.
Il voto di domani determinerà il bilanciamento del potere a Washington per i prossimi due anni e getterà le basi per la corsa alla Casa Bianca del 2028.
Cosa c’è in palio: i numeri del voto
Si rinnovano tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti. Attualmente a maggioranza repubblicana, la Camera è considerata dai modelli previsionali a forte rischio di passare sotto il controllo dei Democratici. Si vota per 35 dei 100 seggi al Senato: qui i Repubblicani difendono una maggioranza di 53 a 47. Per ribaltare la Camera Alta, ai Democratici serve strappare almeno 4 seggi netti.
Infine si eleggono anche nuovi governatori in 36 Stati su 50, oltre a centinaia di assemblee legislative locali e referendum statali.

Sondaggi e clima politico
I sondaggi della vigilia (tra cui Marist, NBC e Reuters/Ipsos) mostrano un clima di forte insoddisfazione verso la situazione economica. L’aumento del costo della vita, i prezzi dei carburanti e l’instabilità geopolitica pesano sulle tasche delle famiglie americane, spingendo molti elettori indipendenti verso l’opposizione democratica.
Trump, con un indice di approvazione della gestione presidenziale attestato su valori storicamente bassi per una vigilia di Midterm (attorno al 32%-38%), il Partito Democratico guida i sondaggi nazionali su scala generale.
Lo scenario del “Mr. Veto”
Trump avverte che, se i Democratici vinceranno le elezioni di metà mandato, diventerà “Mr Veto” e non li lascerà governare. Intervistato dalla tv del New York Post, ha aggiunto che dopo uno o due mesi di provvedimenti bloccati potrebbero arrivare a un’intesa, ma si è augurato che non ce ne sia bisogno.

Curiosità e storie da seguire
La sfida del Texas e il “seminarista” democratico
Tra le competizioni più inattese e seguite per il Senato c’è quella in Texas. In uno Stato tradizionalmente roccaforte repubblicana, il democratico James Talarico – 37 anni, deputato statale e seminarista presbiteriano – sta insidiando da vicino il conservatore Ken Paxton. Talarico ha improntato la sua campagna su un discorso etico e sociale d’ispirazione religiosa, riuscendo ad agganciare gli elettori moderati.
Le maratone negli Stati “altalena” (Swing States)
Il destino del Senato non si deciderà a Washington, ma in una manciata di battaglie sul filo del rasoio in Ohio, Maine, Alaska, Georgia, Iowa e Michigan. In diversi di questi collegi i sondaggi della vigilia danno i due candidati separati da meno di un punto percentuale o perfettamente pari.
Non solo politica: schede chilometriche e referendum
Oltre alle cariche politiche, in moltissimi Stati gli americani votano domani per decine di questo referendari inseriti nella stessa scheda: si va dalla regolamentazione del salario minimo e delle nuove tecnologie legate all’Intelligenza Artificiale, fino al diritto all’aborto e alla gestione delle risorse idriche locali.