Elezioni Israele, i sondaggi: Netanyahu rincorre la coalizione di opposizione


Martedì 27 ottobre si vota in Israele: per le proiezioni la coalizione di opposizione di Gadi Eisenkot potrebbe arrivare a 55, Netanyahu si fermerebbe a 51. Partiti arabi potrebbero essere ago bilancia

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Nuove proiezioni sulle intenzioni di voto in Israele indicano un vantaggio della coalizione di opposizione di Gadi Eisenkot nei confronti di quella del primo ministro Benjamin Netanyahu: la prima potrebbe ottenere fino a 55 seggi, contro i 51 della seconda. Martedì prossimo, 27 ottobre, 7,3 milioni di elettori saranno chiamati a scegliere i 120 membri del parlamento. Il presidente Isaac Herzog affiderà poi al candidato premier che avrà ottenuto più voti il compito di formare il nuovo governo.

Al momento, stando a una rilevazione dell’emittente Channel 12, Yashar (‘Diritto’) – il partito di Eisenkot – è in cima al blocco d’opposizione con 24 seggi, seguito con 14 da Beyachad (‘Insieme’), l’alleanza laica dei due ex primi ministri Naftali Bennet e Yair Lapid, poi 9 dei Democratici e infine 8 di Israel Beitenu (‘Israele è la nostra casa’).
Il Likud di Netanyhu guida a sua volta la coalizione di formazioni sioniste e messianiche: 21 seggi, a cui seguono 8 seggi sia per gli ultraortodossi di Shas sia per gli ultranazionalisti di Otzma Yehudit (‘Potere ebraico’) del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, e poi 7 per United Torah Judaism (Utj) e per Sionismo religioso. In questo quadro nessuna coalizione supera quota 61, necessaria per assicurarsi la maggioranza per governare. Qui entrano in gioco i 14 seggi che i sondaggi assegnano ai partiti arabo-palestinesi, 9 per la Lista unita e 5 per Raam.

In un’intervista all’agenzia France presse, il leader di Raam, Mansour Abbas, ha definito “una catastrofe” l’eventuale riconferma di Netanyahu, spiegando che, dal suo punto di vista, “le conseguenze sarebbero estremamente gravi per noi”, a causa di un possibile aumento delle demolizioni delle case e delle strutture dei palestinesi, così come dell’espansione delle colonie. Riferendosi a Netanyahu e alla sua coalizione, Abbas ha aggiunto: “Considerano i cittadini arabi come nemici”.

In Israele, circa il 20% della popolazione è di origine palestinese e nel quadro di una composizione partitica frammentata – 38 i partiti in lizza – le formazioni arabo-palestinesi potrebbero rappresentare “l’ago della bilancia”, come ha rivelato un sondaggio dell’Istituto di ricerca arabo-israeliano Stet-Net, secondo cui l’affluenza dell’elettorato palestinese con cittadinanza israeliana potrebbe attestarsi al 63% contro il 56% dell’ultima tornata elettorale del 2022. All’origine dell’aumento della partecipazione, ci sarebbe l’appello dei leader dei partiti arabi a votare contro Netanyahu, per le ragioni che Abbas ha ribadito in un’altra recente intervista: “Vogliamo sostituire il governo di destra per porre fine alle guerre e a queste politiche, per fermare l’espansione degli insediamenti e per affrontare il problema dell’incapacità di fermare gli attacchi dei coloni”.
“Vogliamo anche un governo che garantisca sicurezza e pace condivise per palestinesi e israeliani” ha chiesto ancora il politico. Così, Abbas ha anche aperto alla possibilità di sostenere Eisenkot, rendendosi disponibile a entrare nella sua coalizione: lui che è stato il primo politico arabo-palestinese a ricoprire la carica di ministro in un governo israeliano nel 2018, salvo poi farlo cadere in segno di protesta per le operazioni militari in Cisgiordania.

Dal canto suo, Eisenkot ha sempre respinto questa possibilità, dichiarando “divergenze” troppo ampie con le formazioni arabo-palestinesi. Tuttavia, come osservano gli analisti, il sistema elettorale israeliano incoraggia i governi di coalizione e spesso sono proprio le formazioni più piccole a fare la differenza. Pertanto, i fatti potrebbero costringere Eisenkot a scelte più flessibili. Stesso discorso vale per un’eventuale alleanza con Netanyahu: ieri Eisenkot ha chiarito di essere “impegnato, in modo categorico, a non far parte di un governo guidato da Netanyahu”, per poi suggerire che, se sarà incaricato dal presidente Isaac Herzog di formare il governo, si renderà disponibile a valutare “un governo di unità”.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)