Gli alberi che crescono più a lungo non assorbono necessariamente più carbonio


Il cambiamento climatico sta allungando la stagione vegetativa in molte regioni dell’emisfero settentrionale. Ma avere più tempo per crescere non significa necessariamente che gli alberi producano più legno

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Il cambiamento climatico sta allungando la stagione vegetativa in molte regioni dell’emisfero settentrionale. Ma avere più tempo per crescere non significa necessariamente che gli alberi producano più legno e assorbano più carbonio. È quanto emerge da uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Science, al quale ha partecipato l’Istituto per lo studio degli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-IRET), che ha analizzato la crescita di diverse specie di conifere in siti di monitoraggio in Europa, Nord America e Asia, lungo un ampio gradiente climatico dalle foreste boreali agli ecosistemi semiaridi.

Tra le firme del paper, Alessio Giovannelli, del CNR IRET, J.Julio Camarero, dell’Istituto Pirenaico di Ecologia, Consiglio Superiore della Ricerca Scientifica, in Spagna, Sergio Rossi, dell’Université du Québec à Chicoutimi, in Canada e Davide Frank, dell’Università dell’Arizona.
“In particolare, abbiamo analizzato la produzione di nuove cellule dello xilema, il tessuto che costituisce gran parte del legno e il cui accrescimento determina la crescita del fusto e l’accumulo di carbonio nella biomassa”, spiega Giovannelli. “I risultati mostrano che la quantità prodotta dipende dalla velocità di crescita, più che dalla durata della stagione vegetativa. L’aumento delle temperature può anticipare l’inizio della crescita o posticiparne la conclusione, ma non garantisce un incremento: se le condizioni ambientali diventano troppo calde e secche, la velocità con cui vengono prodotte nuove cellule si riduce, annullando in parte il beneficio di una stagione di crescita più lunga”.

Il tasso di produzione delle cellule del legno raggiunge i valori massimi a una temperatura media annua intorno ai 6 °C e diminuisce progressivamente a temperature superiori, per il deficit idrico e la siccità. “Questi risultati mostrano che per comprendere il ruolo delle foreste nel ciclo del carbonio non possiamo considerare soltanto la durata della stagione vegetativa. È necessario considerare anche la velocità di formazione del legno e le condizioni ambientali, in particolare la disponibilità d’acqua”, continua il ricercatore. “La scoperta ha implicazioni importanti per le proiezioni sul ruolo delle foreste nella mitigazione del cambiamento climatico. Molti modelli prevedono che un prolungamento della stagione vegetativa possa tradursi in maggiore crescita degli alberi e in aumento del sequestro di carbonio.

I nuovi risultati indicano che questo effetto potrebbe essere sovrastimato. La riduzione della velocità di divisione cellulare può modificare anche la quantità di legno prodotto e alcune caratteristiche anatomiche e tecnologiche, con possibili ripercussioni su filiere forestali e destinazioni d’uso del legname”, conclude Giovannelli.

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