Esce Corsara, il nuovo album di Flo, il primo interamente scritto e cantato in lingua napoletana. Dieci canzoni che raccontano una Napoli insolita e poco convenzionale
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Si intitola Corsara ed è il sesto album di Flo, il primo interamente scritto e cantato in lingua napoletana. Dieci tracce che compongono il ritratto di una Napoli inusuale, attraversando ciò che spesso resta invisibile o poco raccontato, ma anche quello di un’artista che da sempre sceglie percorsi personali e poco prevedibili.
Floriana Cangiano, in arte Flo, è tra le voci più originali della scena contemporanea. Da anni attraversa con naturalezza territori musicali differenti, tra canzone e teatro, costruendo una ricerca artistica che unisce radici mediterranee, attenzione narrativa e cura della parola.
La scelta di scrivere interamente in napoletano nasce dall’esigenza di avvicinarsi ancora di più alle sfumature emotive delle storie raccontate, utilizzando una lingua capace di custodire memoria, ironia, dolore e tenerezza.
In questo nuovo lavoro prendono vita personaggi dimenticati, storie sommerse e frammenti di memoria appartenenti a una città osservata da prospettive insolite, lontane dalle rappresentazioni più consuete. Emergono figure straordinarie come Giulia Civita Franceschi e la sua nave-asilo Caracciolo, Austino ‘o Pazzo con le sue spericolate acrobazie in motocicletta e il giovane autore Santo Cassese, morto in guerra a soli quarant’anni. Accanto ai personaggi storici, il disco intreccia canzoni dedicate alle radici familiari, al desiderio, alla fragilità, alla necessità di restare indulgenti con se stessi e alla ricerca di una forma possibile di felicità.
Corsara è un’opera sincera e profondamente umana, costruita attraverso il suono di strumenti e musicisti reali e caratterizzata da una cura quasi artigianale per ogni dettaglio. In ciascun brano convivono ironia, vitalità e una lieve malinconia, in un equilibrio che restituisce alla canzone la sua complessità e la sua forza narrativa.
Il titolo richiama figure corsare: donne e uomini che conoscono il mare, seguono traiettorie autonome e scelgono di difendere soltanto ciò che amano. Un’immagine che diventa la chiave di lettura dell’intero album, attraversato da personaggi ostinati, visioni non conformi e storie che continuano a interrogare il presente.
Come le figure che abitano queste canzoni, anche Flo rivendica il diritto di seguire una direzione personale, lontana dalle mode e dalle semplificazioni: “Se stare al passo coi tempi significa semplificare i concetti, plastificare i suoni e sintetizzare senza capire, mi interessa di più stare al passo col tempo mio e di quelli che, come me, vedono la bellezza nelle piccole cose, si emozionano a sentire un accordo inaspettato e sorridono a leggere una pagina ben scritta”.
Arrangiato e prodotto da Michele Maione, Corsara esce domani, 23 ottobre, per SoundFly (distribuzione Self) in CD, vinile 180 grammi e formato digitale. All’interno del CD sarà inclusa una cartolina postale già affrancata con un QR code da spedire e regalare, trasformando l’ascolto di un estratto dall’album (tre brani) in un gesto di condivisione personale.
L’uscita sarà accompagnata da una serie di presentazioni live. Le prime date annunciate sono:
25 ottobre, Feltrinelli di Piazza dei Martiri, Napoli;
31 ottobre, La Scighera, Milano;
7 novembre, Teatro Aspro, Cerea (Verona).
TRACCIA PER TRACCIA – Guida all’ascolto a cura di Flo
1. Giulietta d”e Meraviglie
A proposito di corsare, Giulietta d”e Meraviglie è Giulia Civita Franceschi, napoletana, che ha poco più di quarant’anni quando, nel 1913, sale sulla nave Caracciolo, ormai in disarmo nel porto di Napoli. È un veliero che vanta memorabili circumnavigazioni e che sta per diventare una nave-asilo destinata a quei bambini che i tribunali chiamavano “pericolati” e il resto del mondo chiamava scugnizzi. Bambini orfani o abbandonati, che vivono di furti ed elemosine e dormono sui marciapiedi o sul sagrato delle chiese.
Giulia resterà quindici anni a dirigere la Caracciolo, offrendo all’infanzia abbandonata quella che definiva “educazione naturale”, basata sull’impegno, l’affetto e il senso di comunità. Un esperimento educativo unico, che studiosi arrivarono a osservare da molte parti del mondo. Tra loro anche Maria Montessori.
Giulia dovette difendersi da chi non tollerava una donna al comando, da chi ostacolava il suo tentativo di aprire alle bambine le porte della Caracciolo e, infine, dovette cedere di fronte al regime fascista, che la allontanò e incorporò la nave nell’Opera Balilla, trasformandola di fatto in un centro di addestramento.
2. Pe’ nun stà sulo
Questa canzone racconta quel momento della vita in cui arriva la paura di restare soli, di perdere tempo, di lasciarsi sfuggire le occasioni e di come questi timori possano spingere le persone verso relazioni scapestrate.
Ho preso in prestito da Massimo Troisi l’accostamento tra il calesse e l’amore perché, nella sua assurdità, ritrovo quella che ci appartiene quando vogliamo vedere l’amore, la qualità, il valore dove non ci sono. Quando vogliamo a tutti i costi riconoscere una corrispondenza di sentimenti dove magari esiste soltanto il timore della solitudine.
(Official Visual: FLO | Pe’ nun stà sulo)
3. Fulmine e cerasa
Questa è una tammurriata, la nostra danza tradizionale vesuviana. Si balla in coppia, nelle feste popolari contadine o religiose, e la sua natura selvaggia sprigiona un’energia straordinaria. Per me è un ritmo irresistibile.
Ballare la tammurriata significa liberare qualcosa che non sapevi nemmeno di aver tenuto incatenato. Significa arrivare sfatti alla fine della festa, attraversando una vera e propria catarsi.
Su questa trama ritmica prende forma il racconto di una donna senza “timenze” né padroni, che asseconda la propria indole e le proprie passioni. Una donna inafferrabile e indomabile, una di quelle che, agli occhi di molti, possono rappresentare una minaccia.
4. A chi sì figlio
Questa è forse la canzone che mi ha coinvolto di più. L’ho scritta per mia madre, intorno al desiderio impossibile di incontrarla di nuovo un giorno, a Napoli o su una costellazione.
È una canzone costruita attorno alle frasi che ci ripeteva sempre e che hanno tutte a che fare con l’onestà, con l’importanza di imparare un mestiere, di non montarsi la testa e di ricordarsi sempre da dove si viene. Un brano, tutto sommato, allegro nella sua malinconia. Perché è questo che voglio provare quando penso a lei.
5. Capamia
Questa canzone è la più autobiografica del disco. Racconta il rapporto complicato, e spesso divertente, tra la mia parte ragionevole e cauta e ’a Capamia, che parte in quarta, spericolata, impaziente e un pochino masochista.
Credo che ’a Capamia sia collegata alla bocca da una specie di imbuto senza filtro; per questo, mentre penso «non lo dire, non lo dire…», quasi sempre l’ho già detto.
Quasi sempre è troppo tardi.
6. Urdemo pensiero
C’è un posto dentro molti di noi in cui si nasconde il desiderio inappagato, la voglia di un orizzonte più ampio, di una libertà più grande, di un’emozione più forte.
In quel luogo a volte nasce l’ambizione, altre volte l’insofferenza.
Poi, però, incontri qualcuno che ti dice: «Sei l’ultimo pensiero prima di addormentarmi». Allora senti placarsi quella smania, calmarsi l’irrequietezza e ti viene il sospetto che forse valga la pena fermarsi e restare.
7. Corsara
Corsara iniziai a scriverla sul traghetto per Procida, mentre andavo a MarEtica per presentare il mio libro.
Vivevo un momento molto difficile e avevo paura che, questa volta, non sarebbe passato. Poi vidi l’isola da lontano, splendida al tramonto, con le barche e le luci in lontananza. Per un attimo sentii chiarissimo un senso di sollievo, di consolazione.
Procida mi stava dicendo che ci sarebbe sempre stato un mare di piccole cose invisibili capaci di rendermi felice.
Ricordo un lungo bagno a mare, alle nove di sera. Feci addirittura i tuffi e il morto a galla. Quando tornai in camera la canzone era già completa nella mia testa.
La salvai in una nota vocale sul telefono, in attesa della musica giusta.
8. Wild Austino
«Nun correre, vai piano, me pari Austino ’o pazz», urlava mia madre a mio fratello quando, in discesa, mollava i pedali della BMX e allargava le gambe.
Per me Austino ’o Pazzo era un modo di dire, non una figura realmente esistita. Solo molti anni dopo, quando ho realizzato il sogno di vivere nel centro storico di Napoli, trovai a pochi passi da casa un piccolo negozio di antiquariato e, fuori, un cartello con la scritta:«Agostino ’o pazz. Uomo di mondo. Fiero di essere napoletano. Firmato, il rigattiere».
Austino ’o Pazzo è una delle figure più originali della Napoli del Novecento. Un motociclista spericolato che, a bordo della sua Gilera 125, sfidava le guardie regalando acrobazie straordinarie al pubblico radunato in strada o affacciato ai balconi.
Addirittura Liliana Cavani lo volle in un suo film.
Divenne stuntman e finì persino in copertina accanto a Ornella Muti.
La sua storia mi ha affascinata perché non è la storia di chi rifiuta banalmente le regole, ma di chi rifiuta l’omologazione. È il simbolo di un’epoca in cui essere diversi suscitava simpatia e curiosità; un’icona di quella Napoli degli anni Settanta che sapeva trasformare gli uomini straordinari in figure indimenticabili.
La sua vena di follia era un gesto d’artista, una forma di libertà. E nella società dei cloni in gregge, questo mi appare profondamente rivoluzionario.
Corsaro, appunto.
9. Meno ‘e chesto
Mi sono chiesta spesso se chi ama con cautela e lucidità, chi riesce a mantenere la giusta distanza e a proteggersi in caso di caduta, stia davvero amando.
Jane Austen scriveva: «Non so cosa significhi amare le persone a metà. I miei affetti sono sempre eccessivi».
Mi sono sempre riconosciuta in questa frase.
Questa canzone mette in fila tutte le cose che, almeno per me, dovrebbe fare l’amore. Perché se è poco, poco, poco… meno ‘e chesto, te lo puoi tenere.
10. Nuttata ‘e sentimento
Ho scelto di reinterpretare Nuttata ‘e sentimento perché è certamente una delle più belle canzoni del repertorio classico napoletano, ma soprattutto perché volevo raccontare e celebrare, nel mio piccolo, il suo giovane autore, Santo Cassese.
Santo era un ragazzo di Castellammare, di famiglia modesta e dall’animo buono. Uno che, come si dice, si era fatto da solo, con impegno e abnegazione, nel tentativo di conquistare un improbabile riscatto.
Scrisse barcarole e serenate meravigliose e chissà quante altre ne avrebbe scritte se, a quarant’anni, non fosse stato mandato al fronte.
Morì colpito da una granata su un monte che portava il suo nome: Monte Santo, in provincia di Trento.
Questa è una dedica minuscola ma profondamente sentita a tutti i ragazzi che hanno dovuto rinunciare ai propri sogni, se non alla vita stessa: a Gaza, sui barconi e in tutti gli assurdi teatri di guerra che continuano a circondarci.
CREDITS
Musicisti:
Michele Maione: percussion, frame drums (tracks 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9), vibraphone (track 5), marimba (track 7), electric mandola and battente guitar (track 3), backing vocals (track 8)
Davide Costagliola: electric bass (tracks 1, 2, 3, 4, 5, 6, 10), double bass (track 8)
Federico Luongo: classical guitar (tracks 1, 4), tres (track 5)
Francesco Di Cristofaro: accordion (tracks 2, 3, 6, 7, 8, 9)
Ernesto Nobili: classical and acoustic guitar (tracks 2, 6)
Alessandro Morlando: classical guitar (tracks 7, 9), electric guitar (track 5), acoustic guitar (track 8), saz (track 2)
Pasquale Di Lascio: percussion (tracks 3, 5, 9)
Peppe Di Colandrea: clarinet (track 5)
Rosina Musella, Roberta Giannattasio, Valentina Cirillo: backing vocals (tracks 1, 2, 3)
Graziano Donadona: backing vocals and claps (tracks 1, 8)
Special Guests:
Giovanna Famulari: cello on Urdemo Pensiero and Meno è Chest
Carmine Ioanna: accordion on A Chi Si Figlio
Production Credits:
Produced by Floriana Cangiano and Bruno Savino for SoundFly S.r.l.
Arranged and produced by Michele Maione
Recording:
Recorded at Artistika Recording by Graziano Donadona
Recording Assistant: Giuseppe Cirillo
Additional recordings at Auditorium Novecento Napoli by Fabrizio Piccolo
Mixing & Mastering:
Mixed by Michele Maione
Mastered by Bob Fix
Artwork:
Photography by Francesca Errichiello
Artwork by Patrizio Squeglia
CHI È FLO
Flo, nome d’arte di Floriana Cangiano, è una cantautrice e attrice napoletana tra le voci più riconoscibili della scena contemporanea. La sua formazione nasce tra il canto lirico e il teatro musicale, ma è nella scrittura che trova la propria cifra espressiva, portando nella canzone uno sguardo attento alle storie e una forte sensibilità teatrale.
Il suo debutto discografico arriva nel 2014 e segna l’inizio di un percorso artistico che negli anni ha consolidato una voce autoriale originale e riconoscibile. Ha ricevuto alcuni dei più importanti riconoscimenti della canzone d’autore italiana, tra cui Musicultura, il Premio Andrea Parodi e il Premio Bianca d’Aponte come autrice. Premi che ne hanno evidenziato la capacità di coniugare ricerca espressiva e intensità narrativa.
Nel corso degli anni Flo ha collaborato con figure di primo piano della musica italiana, tra cui Stefano Bollani, Peppe Barra, Tosca, Paolo Fresu ed Enrico Rava, e ha portato i suoi concerti in Europa, Sudamerica, Africa e Canada, costruendo una significativa presenza internazionale.
Accanto all’attività musicale porta avanti un intenso lavoro teatrale e firma colonne sonore per cinema e televisione. Ogni nuovo progetto amplia un percorso artistico incentrato sulla scrittura, sull’incontro tra linguaggi espressivi differenti e sulla capacità di trasformare storie individuali in racconti universali.