Milano devastata dai violenti, Confcommercio fa i conti: mezzo milione di euro di danni


La prima stima di Confcommercio dei danni registrati a Milano per le devastazioni compiute ieri in occasione di cortei e disordini è di mezzo milione di euro

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La prima stima dei danni registrati a Milano per le devastazioni compiute ieri in occasione di cortei e disordini è di mezzo milione di euro. A tanto ammonterebbero i danni provocati a negozi e locali causati durante la guerriglia verificatasi nel centro di Milano. A dirlo, intervistato a Sky, è stato il segretario generale di Confcommercio Milano, Marco Barbieri, parlando di “forte preoccupazione perché una situazione del genere non si era mai vista“.

UNIMPRESA: “DANNI FINO A 1,6 MLN NELLE CITTÀ”

Tra 1,1 e 1,6 milioni di euro di danni, con un valore centrale di circa 1,3 milioni. È la stima preliminare del Centro Studi Unimpresa sul conto economico degli scontri di ieri a margine delle manifestazioni contro il carovita a Milano, Bologna, Torino e Bergamo. Circa tre quarti della cifra ricadono su commercio e ristorazione, tra danni materiali e incassi perduti, il resto su beni pubblici e arredo urbano. Milano concentra quasi due terzi del totale, con un conto stimato tra 730 mila e un milione di euro: tra 200 e 280 mila di danni agli esercizi, tra 380 e 480 mila di mancato fatturato per la chiusura anticipata di circa 850 attività nel cuore commerciale della città, da Broletto a San Babila fino a corso Vittorio Emanuele e Cordusio, tra 150 e 250 mila di danni a pensiline, edifici storici e cantieri. Per le sole imprese commerciali milanesi la perdita è tra 580 e 760 mila euro. A Bologna, dove gli scontri si sono concentrati attorno alla stazione, la stima è tra 170 e 280 mila euro; a Torino, dove è stata devastata la libreria di Porta Nuova e il centro è rimasto chiuso per ore, tra 140 e 250 mila; a Bergamo tra 25 e 60 mila.

Nelle altre città della mobilitazione non si registrano danni di rilievo. La voce più pesante è il mancato fatturato, tra 540 e 740 mila euro, che grava interamente sulle micro e piccole imprese senza copertura. Da segnalare, inoltre, che i danni da tumulti rientrano nella garanzia per eventi sociopolitici, estensione facoltativa delle polizze che molte piccole attività non hanno sottoscritto: per una parte consistente degli esercenti il danno resterà a carico proprio. Esclusi dal calcolo i costi di ordine pubblico, sanitari e di pulizia straordinaria, oltre agli effetti su turismo e consumi. «Proteste nate contro il carovita hanno finito per colpire i soggetti economici più esposti al carovita stesso: commercianti, baristi, ristoratori che negli ultimi anni hanno assorbito i rincari energetici, l’aumento del costo del denaro e la debolezza dei consumi, e che in un sabato pomeriggio di ottobre hanno perso, insieme alle vetrine, una delle giornate di incasso più importanti della settimana. Si ritiene necessario un intervento rapido su più livelli: un fondo di ristoro con procedura semplificata, che copra i danni materiali e riconosca una quota forfettaria per il mancato fatturato; la sospensione per alcuni mesi dei tributi locali e delle scadenze fiscali per le attività colpite; linee di liquidità a condizioni agevolate, attraverso banche e confidi, per il ripristino dei locali. E, guardando avanti, un tavolo permanente tra Comuni, Prefetture e associazioni di categoria per la gestione delle manifestazioni che attraversano le aree commerciali, perché il diritto di manifestare e il diritto di lavorare non possono continuare a escludersi a vicenda» commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)