Comunità scientifica chiede a istituzioni più prevenzione su territorio
Aggiornare le strategie di immunizzazione, rafforzare la protezione di adulti e persone fragili e superare le disuguaglianze territoriali nell’accesso ai vaccini. Sono le priorità indicate dalla comunità scientifica in vista del nuovo Piano nazionale di immunizzazione 2027-2031, atteso in questa fase dopo l’impegno assunto dal ministero della Salute nell’ambito dell’intesa Stato-Regioni del dicembre 2025 a presentare una proposta.
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Il tema è stato al centro del quarto appuntamento del 2026 di ‘La Sanità che Vorrei’, dal titolo Dal Prevention Hub al territorio, dalla diagnostica alla presa in carico: una rete per tutelare e orientare ogni cittadino, organizzato a Roma, nella sede del ministero della Salute, da Aristea International e promosso dalla Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), insieme ad altre società scientifiche e associazioni.
Con l’avvio della stagione influenzale, l’attenzione si concentra sulla necessità di sfruttare la campagna autunnale per “ampliare la copertura vaccinale e aggiornare l’offerta nazionale”. Tra le proposte della comunità scientifica figurano l’inserimento del vaccino contro il virus respiratorio sinciziale (Rsv) nel calendario vaccinale, il rafforzamento della prevenzione dell’HPV e il superamento delle differenze regionali nell’accesso alle immunizzazioni.
“Il nuovo Calendario vaccinale e dell’immunizzazione rappresenta un’occasione importante per aggiornare le strategie alla luce delle possibilità oggi disponibili e renderle realmente accessibili- ha sottolineato nel corso del suo intervento il professor Massimo Andreoni, componente del Consiglio superiore di sanità-. La sfida non è soltanto disporre di nuovi strumenti, ma fare in modo che arrivino alla persona giusta nel momento giusto, senza differenze legate al territorio di residenza”.
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Il confronto ha messo quindi al centro due dimensioni complementari della prevenzione: da un lato, le strategie internazionali, basate sulla sorveglianza epidemiologica, sulle evidenze scientifiche e sulle nuove opportunità di immunizzazione; dall’altro, la capacità di tradurre queste indicazioni in servizi accessibili sul territorio, con particolare attenzione agli anziani, ai pazienti fragili e alle persone più difficili da raggiungere. A rappresentare questi due ambiti sono stati “organismi come l‘Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e l’Istituto superiore di sanità (Iss)- hanno fatto sapere gli esperti- insieme ai rappresentanti della medicina generale, delle farmacie e delle associazioni civiche”. L’obiettivo è quello di rafforzare il collegamento tra indirizzi scientifici e
istituzionali e presa in carico dei cittadini, affinché “la prevenzione vaccinale sia sempre più efficace e uniforme sul territorio nazionale”.
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Rsv, in Italia ogni anno 290 mila casi in over 60 e 1.800 decessi
Esperti: “integrare anti-Rsv con vaccinazioni herpes zoster e pneumococco”
“Secondo i dati del ministero della Salute, in Italia negli over 60 si stimano ogni anno circa 290mila casi, 26mila ricoveri e 1.800 decessi. Numeri particolarmente rilevanti in un Paese che invecchia e in cui le infezioni respiratorie possono aggravare BPCO, scompenso cardiaco e altre comorbidità”.
L’auspicio che le nuove strategie nazionali consentano di integrare “in maniera sempre più organica” le opportunità di protezione contro RSV insieme alle vaccinazioni contro Herpes Zoster e pneumococco, riducendo al contempo “le differenze nell’offerta tra territori”.