Idrosadenite suppurativa, arriva una risposta clinica incoraggiante in fase 2 con l’inibizione della citochina TL1A
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Nei pazienti con idrosadenite suppurativa da moderata a grave, l’anticorpo sperimentale anti-TL1A tulisokibart ha determinato una risposta clinica significativamente superiore al placebo con due diversi regimi posologici. I risultati completi dello studio MK-7240-012, presentati al congresso 2026 della European Academy of Dermatology and Venereology (EADV), rappresentano i primi dati positivi di fase II ottenuti in dermatologia con un farmaco diretto contro TL1A.
Tulisokibart ha raggiunto l’endpoint primario dello studio di fase IIb MK-7240-012 nell’idrosadenite suppurativa (HS) da moderata a grave, portando fino al 72% la percentuale di pazienti con una riduzione clinicamente rilevante delle lesioni infiammatorie dopo 16 settimane. I dati quantificano il risultato positivo anticipato da Merck nei mesi scorsi e sosterranno la progettazione del programma di fase III.
Uno studio di fase IIb con tre regimi di trattamento
MK-7240-012 era uno studio multicentrico, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, che ha coinvolto 149 adulti con HS da moderata a grave. I partecipanti sono stati assegnati a tulisokibart sottocutaneo alla dose di 480 mg ogni due settimane, 480 mg ogni quattro settimane o 240 mg ogni quattro settimane, oppure a placebo, per un periodo di trattamento in doppio cieco di 16 settimane.
L’endpoint primario era il raggiungimento della Hidradenitis Suppurativa Clinical Response 50 (HiSCR50), definita come una riduzione di almeno il 50% del numero complessivo di ascessi e noduli infiammatori, senza aumento degli ascessi né dei tunnel drenanti rispetto al basale.
Risposta HiSCR50 nel 72% dei pazienti
Alla settimana 16 ha raggiunto la HiSCR50 il 72% dei pazienti trattati con 480 mg ogni due settimane e il 64% di quelli che avevano ricevuto 480 mg ogni quattro settimane, rispetto al 35% del gruppo placebo. Le differenze assolute rispetto al placebo sono state rispettivamente di 37 e 29 punti percentuali.
Entrambi i regimi hanno dimostrato una superiorità statisticamente significativa rispetto al placebo (valori di p non comunicati). Nel braccio esplorativo trattato con 240 mg ogni quattro settimane, la risposta HiSCR50 è stata osservata nel 52% dei pazienti, con una differenza numerica di 17 punti percentuali rispetto al placebo.
Beneficio confermato con un criterio più rigoroso
Un segnale favorevole è emerso anche utilizzando la risposta più stringente HiSCR75, un endpoint secondario i cui confronti devono essere considerati descrittivi, raggiunta dal 41% dei pazienti nel gruppo trattato ogni due settimane e dal 40% di quelli trattati con 480 mg ogni quattro settimane, rispetto al 15% con placebo. Nel gruppo a basso dosaggio la percentuale è stata del 29%.
Sono stati inoltre osservati miglioramenti numerici della qualità di vita. La riduzione media rispetto al basale del Dermatology Life Quality Index (DLQI), è stata di 5,62 punti con la dose elevata e di 3,50 punti con la dose intermedia, rispetto a 2,46 punti con placebo. Il vantaggio numerico rispetto al placebo è risultato quindi pari rispettivamente a 3,16 e 1,02 punti, mentre il basso dosaggio non ha mostrato un miglioramento rispetto al controllo.
Un nuovo bersaglio tra infiammazione e fibrosi
Tulisokibart è un anticorpo monoclonale umanizzato sperimentale progettato per bloccare il segnale della citochina tumor necrosis factor-like ligand 1A (TL1A). L’inibizione di questa via riduce l’attivazione delle risposte immunitarie Th1, Th2 e Th17 e potrebbe interrompere il circuito immuno-fibrotico nel quale infiammazione persistente e attivazione dei fibroblasti si alimentano reciprocamente.
Questo meccanismo appare particolarmente rilevante nell’HS, una malattia infiammatoria cronica e progressiva caratterizzata da noduli dolorosi e ascessi che, con il progredire della patologia, possono evolvere in tunnel sottocutanei, fibrosi e cicatrici. L’ipotesi è quindi che l’inibizione di TL1A possa agire non soltanto sulle manifestazioni infiammatorie attive, ma anche su uno dei processi biologici associati alla progressione strutturale della malattia. I dati disponibili, tuttavia, documentano per ora il miglioramento delle lesioni e della qualità di vita e non dimostrano ancora direttamente un effetto antifibrotico nell’HS.
Profilo di sicurezza comparabile al placebo
Gli eventi avversi sono stati segnalati nel 42,9% dei pazienti trattati con il regime ad alto dosaggio, nel 47,6% con quello intermedio e nel 52,4% con il basso dosaggio, rispetto al 40,9% con placebo. Gli eventi avversi gravi sono risultati poco frequenti: 2,4% nei gruppi ad alto e medio dosaggio, 4,8% nel gruppo a basso dosaggio e 2,3% con placebo. Non sono state osservate infezioni gravi né infezioni opportunistiche. Nel complesso, il profilo di sicurezza è stato considerato comparabile tra tulisokibart e placebo.
Verso lo sviluppo di fase III
Secondo Alexa Kimball, ricercatore principale dello studio, nonostante la disponibilità di terapie avanzate molti pazienti non ottengono un controllo duraturo dell’HS. L’entità delle risposte osservate con i due regimi più elevati, insieme al segnale sulla HiSCR75 e al profilo di sicurezza, sostiene l’ulteriore valutazione di tulisokibart.
I risultati presentati all’EADV saranno utilizzati per definire dosaggio e disegno del programma di fase III. Restano da chiarire la durata del beneficio, la capacità di prevenire tunnel e cicatrici, l’efficacia nei pazienti già esposti ad altre terapie avanzate e la sicurezza nel trattamento prolungato.