AstraZeneca investe 2 miliardi di dollari in Summit


AstraZeneca investirà 2 miliardi di dollari in Summit Therapeutics, la società che insieme ad Akeso sviluppa ivonescimab, anticorpo bispecifico tra i più osservati della ricerca oncologica

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AstraZeneca investirà 2 miliardi di dollari in Summit Therapeutics, la società che insieme ad Akeso sviluppa ivonescimab, anticorpo bispecifico tra i più osservati della ricerca oncologica. L’operazione accompagna un accordo di collaborazione clinica: le due aziende studieranno ivonescimab insieme ad alcuni anticorpi farmaco-coniugati, o ADC, del portafoglio AstraZeneca. Si partirà dai tumori gastrointestinali.

L’investimento riguarda nuove azioni privilegiate di Summit, convertibili in azioni ordinarie. Una volta completata l’operazione, AstraZeneca avrà diritti economici equivalenti a circa il 12% delle azioni ordinarie attualmente in circolazione, pari al 10,6% su base completamente diluita. La chiusura è prevista entro una settimana dall’annuncio del 28 settembre; l’eventuale conversione futura delle azioni è soggetta alle consuete autorizzazioni regolatorie.

Susan Galbraith, Executive Vice President, Ricerca e Sviluppo in Oncologia ed Ematologia di AstraZeneca, ha dichiarato: «Uno dei pilastri della nostra strategia oncologica è ampliare l’impiego dei nostri anticorpi farmaco-coniugati (ADC), affinché possano diventare una componente fondamentale dei trattamenti in diversi tipi di tumore, in combinazione con immunoterapie di nuova generazione. Gli anticorpi bispecifici diretti contro PD-1 e VEGF stanno avanzando rapidamente nello sviluppo clinico e potrebbero offrire benefici superiori alle immunoterapie attuali, in particolare nei tumori del polmone, della mammella e gastrointestinali. La possibilità di associare ivonescimab agli ADC di AstraZeneca, tra cui Sone-Ve, potrebbe aprire la strada a nuovi regimi terapeutici capaci di migliorare gli standard di cura per le persone con tumore».

La prima combinazione: ivonescimab e sonesitatug vedotin
Il primo programma clinico previsto dall’accordo assocerà ivonescimab a sonesitatug vedotin, noto anche come Sone-Ve. Quest’ultimo è un ADC diretto contro CLDN18.2, bersaglio di interesse nei tumori gastrointestinali: l’anticorpo riconosce la proteina sulle cellule tumorali e trasporta un agente citotossico, la monometil auristatina E.

Ivonescimab agisce invece su due bersagli in un’unica molecola: blocca PD-1, coinvolto nella regolazione della risposta immunitaria, e VEGF, che favorisce la formazione di vasi sanguigni a sostegno del tumore.
Il razionale è mettere insieme un’azione mirata sulle cellule tumorali e un intervento sull’immunità antitumorale e sul microambiente del tumore. L’efficacia e la sicurezza della combinazione devono però ancora essere dimostrate: l’annuncio riguarda l’avvio della collaborazione, non risultati clinici dei due farmaci somministrati insieme. AstraZeneca e Summit forniranno ciascuna il proprio prodotto, condivideranno i costi degli studi e manterranno i rispettivi diritti di sviluppo e commercializzazione.

Le società hanno inoltre firmato un memorandum d’intesa per valutare un programma globale più ampio, nel quale ivonescimab potrebbe essere associato ad altri farmaci oncologici di AstraZeneca, compresi ulteriori ADC. Questo programma è ancora un’intenzione di collaborazione e richiederà un accordo successivo.

Perché ivonescimab attira interesse
Ivonescimab è stato sviluppato originariamente da Akeso. Summit ne detiene i diritti esclusivi in importanti mercati al di fuori della Cina, mentre Akeso conserva i diritti in Cina e in altre aree. Il farmaco è già autorizzato in Cina per alcune indicazioni nel carcinoma polmonare non a piccole cellule, ma non è approvato negli Stati Uniti né in Europa.
A rafforzare l’interesse è arrivata, tra gli altri risultati, l’analisi dello studio di fase III HARMONi-2, condotto in Cina nel carcinoma polmonare non a piccole cellule con espressione positiva di PD-L1. Rispetto a pembrolizumab, ivonescimab ha mostrato una sopravvivenza globale mediana di 30,8 contro 22,6 mesi, con una riduzione relativa del rischio di morte del 27%. Si tratta di dati ottenuti nel tumore del polmone con ivonescimab da solo: sostengono lo sviluppo del farmaco, ma non anticipano l’esito degli studi in combinazione con gli ADC nei tumori gastrointestinali.

Il punto di partenza per l’ADC di AstraZeneca
Anche sonesitatug vedotin ha prodotto risultati clinici autonomi. A luglio AstraZeneca ha comunicato che, nello studio di fase III CLARITY-Gastric01, il farmaco ha migliorato significativamente la sopravvivenza globale rispetto alla terapia scelta dallo sperimentatore in pazienti con tumori gastrici avanzati CLDN18.2-positivi, trattati dalla seconda linea in poi. L’altro endpoint primario, la sopravvivenza libera da progressione nella popolazione complessiva dello studio, non ha raggiunto la significatività statistica. I risultati completi sono attesi al congresso ESMO 2026.

Per AstraZeneca, l’investimento in Summit offre dunque l’opportunità di esplorare se una nuova immunoterapia possa ampliare il potenziale dei suoi ADC. La questione decisiva sarà clinica: capire in quali tumori e in quali pazienti l’associazione produca un beneficio superiore ai trattamenti disponibili, con una tossicità gestibile.