Negli adulti con obesità associata a prediabete e steatosi epatica, perdere circa il 10% del peso corporeo migliora sensibilmente la salute metabolica
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Negli adulti con obesità associata a prediabete e steatosi epatica, perdere circa il 10% del peso corporeo migliora sensibilmente la salute metabolica indipendentemente dalla composizione della dieta, ma una dieta chetogenica a contenuto molto basso di carboidrati sembra offrire vantaggi aggiuntivi soprattutto a livello epatico. È quanto emerge da uno studio clinico randomizzato pubblicato su Cell Metabolism.
L’obesità non determina soltanto un eccesso ponderale, ma si associa spesso a un insieme di alterazioni metaboliche che comprendono insulino-resistenza, prediabete, dislipidemia aterogena e steatosi epatica, tutte condizioni che aumentano il rischio di diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. La perdita di peso ottenuta attraverso la riduzione dell’introito energetico rappresenta uno dei cardini del trattamento e migliora la sensibilità insulinica in diversi organi, ma resta meno chiaro quanto la composizione in macronutrienti della dieta possa influenzare questi benefici indipendentemente dall’entità del dimagrimento.
Per chiarire questo aspetto, gli autori hanno confrontato tre strategie alimentari molto diverse per contenuto di carboidrati e grassi, ovvero dieta chetogenica a contenuto molto basso di carboidrati, dieta mediterranea e dieta a contenuto molto basso di grassi e prevalentemente vegetale, inducendo in tutti i gruppi una perdita di peso simile, pari a circa il 10%. In questo modo hanno cercato di isolare l’effetto specifico della composizione della dieta sulla risposta cardiometabolica, riducendo il confondimento legato a differenze nel calo ponderale.
Tre diete diverse, stesso dimagrimento
Lo studio ha randomizzato 55 partecipanti, 17 alla dieta chetogenica, 18 alla mediterranea e 20 a quella a contenuto molto basso di grassi e prevalentemente vegetale. Quarantadue hanno completato lo studio, 14 per gruppo, con età media di 43,2 anni e BMI iniziale di 38,9 kg/m². L’aderenza è stata superiore al 95%, favorita dal fatto che tutti gli alimenti venivano forniti ai partecipanti.
La perdita di peso è risultata praticamente sovrapponibile: −10,4% con la dieta chetogenica, −10,2% con la mediterranea e −10,1% con la dieta a contenuto molto basso di grassi e prevalentemente vegetale. Questo ha consentito di valutare l’effetto della composizione della dieta al di là del semplice dimagrimento.
Il vantaggio emerge soprattutto a livello epatico
I due endpoint primari erano la sensibilità insulinica muscolare ed epatica. La perdita di peso ha aumentato la sensibilità insulinica del muscolo scheletrico di circa il 50% in tutti i gruppi, senza differenze significative tra le diete (p=0,617). Diverso il risultato per il fegato: la sensibilità insulinica epatica è migliorata in tutti i gruppi, ma l’incremento è stato da due a tre volte maggiore con la dieta chetogenica rispetto alla mediterranea e alla dieta a contenuto molto basso di grassi e prevalentemente vegetale (p<0,001). L’analisi di sensibilità condotta su tutti i 55 soggetti randomizzati ha confermato il risultato (p<0,001).
Il contenuto di trigliceridi intraepatici è diminuito del 67% con la dieta chetogenica, contro il 45% con la mediterranea e il 45% con la dieta prevalentemente vegetale, con una riduzione significativamente maggiore con la dieta chetogenica rispetto agli altri due regimi (p<0,05). In termini assoluti, il grasso epatico è passato dal 19,4% al 6,2% nel gruppo chetogenico, dal 18,1% al 10,3% con la mediterranea e dal 17,7% al 9,6% con la dieta prevalentemente vegetale. L’effetto complessivo della dieta è risultato significativo (p=0,011).
Anche la lipogenesi epatica de novo si è ridotta maggiormente con la chetogenica rispetto agli altri regimi, con p<0,001, e la sua variazione si è correlata alla riduzione dell’esposizione insulinica nelle 24 ore (r=0,725; p<0,001).
Glucosio e insulina calano più nettamente
Nel monitoraggio delle 24 ore, la glicemia è diminuita del 20% con la dieta chetogenica, contro l’8% sia con la mediterranea sia con la dieta prevalentemente vegetale (p<0,001). Ancora più marcata la differenza per l’insulina, rispettivamente −74%, −44% e −27% (p<0,001).
La glicemia a digiuno è scesa in media di 12 mg/dl con la chetogenica e di 6 mg/dl negli altri due gruppi (p=0,001), mentre l’emoglobina glicata (HbA1c) si è ridotta di 0,6 punti percentuali con la chetogenica, contro 0,1 con la mediterranea e 0,4 con la dieta prevalentemente vegetale (p=0,001).
Remissione del prediabete nel 50% dei pazienti
Dopo il dimagrimento, la remissione del prediabete è stata osservata nel 50% dei partecipanti trattati con dieta chetogenica, rispetto al 29% con dieta mediterranea e al 7% con la dieta prevalentemente vegetale (p<0,05).
Non tutti gli endpoint hanno però mostrato una superiorità della chetogenica. La glicemia a due ore dopo OGTT è diminuita in tutti i gruppi senza differenze significative (p=0,342), e la funzione beta-cellulare non è risultata migliorata.
Trigliceridi in calo, senza differenze su LDL e ApoB
I trigliceridi a digiuno sono diminuiti da 180 a 99 mg/dl con la dieta chetogenica, da 173 a 131 mg/dl con la mediterranea e da 171 a 147 mg/dl con la dieta prevalentemente vegetale, con una differenza significativa tra i gruppi (p<0,001). Non sono invece emerse differenze significative tra i gruppi per colesterolo totale, LDL-colesterolo, apolipoproteina B e trigliceridi plasmatici nelle 24 ore.
Risultati promettenti da interpretare con cautela
Dal punto di vista statistico, solo sensibilità insulinica muscolare ed epatica erano endpoint primari, mentre gli altri outcome erano esplorativi e valutati senza correzione globale per la molteplicità, quindi i risultati secondari, pur spesso significativi, richiedono una maggiore cautela interpretativa.
Lo studio resta inoltre di piccole dimensioni, con 42 partecipanti valutabili. Gli autori riconoscono che alcune differenze potrebbero non essere state rilevate per insufficiente potenza statistica. Al tempo stesso, l’elevata aderenza, la fornitura completa degli alimenti e il dimagrimento praticamente identico nei tre gruppi rafforzano il confronto tra i diversi profili di macronutrienti.
Nel complesso, i dati indicano che una perdita di peso di circa il 10% produce benefici metabolici importanti con tutte e tre le strategie alimentari, ma suggeriscono che una dieta chetogenica molto povera di carboidrati possa amplificare soprattutto i miglioramenti della sensibilità insulinica epatica, della steatosi e del controllo glucosio-insulina.
Referenze
Petersen MC, et al. Effect of diet macronutrient content on the cardiometabolic response to weight loss: A randomized clinical trial. Cell Metab. 2026 Aug 27:S1550-4131(26)00293-7.