Tennis, Berrettini: “Gli scommettitori hanno minacciato di uccidere la mia famiglia. E’ una piaga, noi siamo adulti e denunciamo. Ma penso ai ragazzi e alle ragazze più giovani. E’ spaventoso”
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“Matteo è scarso, se non gli dici di perdere uccideremo la tua famiglia”. Il messaggio è arrivato al fratello di Matteo Berrettini durante il Roland Garros, dopo una vittoria. E racconta perfettamente cosa significhi oggi essere un tennista. Non un campione come Berrettini, ma uno “minore”, di quelli ancora ingabbiati nei challenger, dove i guadagni sono pochi e le spese enormi. Berrettini ne ha parlato apertamente dopo il successo su Wawrinka che ha aperto il suo Us Open e chiuso, per lo svizzero, la carriera negli Slam: “Ho vinto una partita e gli hanno mandato dei messaggi il cui senso era “Matteo è scarso, se non gli dici di perdere uccideremo la tua famiglia”, ha detto.
Berrettini non ha liquidato il tema con l’indignazione di circostanza. Lo tratta come quello che è: complicato. “Quello delle scommesse è un tema complesso, perché i giocatori, me compreso, in passato hanno ricevuto messaggi. Io stesso ho vissuto momenti in cui non mi sono sentito particolarmente a mio agio giocando con persone attorno ai campi che disturbavano la partita facendo cose che non ritengo legate al tennis. Dobbiamo proteggere i giocatori e fare tutto il possibile per creare un ambiente sicuro per tutti”.
Non è un caso isolato, e non è nemmeno la prima volta quest’anno che il tema riemerge sui campi americani: a marzo era stata Lucrezia Stefanini, impegnata proprio in questo US Open nel derby di secondo turno contro Jasmine Paolini, a denunciare episodi.
Berrettini rilancia, e sposta l’attenzione su chi ha meno strumenti per difendersi: “Naturalmente abbiamo segnalato tutto all’Atp e denunciato. Noi abbiamo trent’anni, siamo adulti, ma penso alle ragazze e ai più giovani che ricevono questo tipo di messaggi può essere spaventoso. Dovremmo creare una struttura più forte, un comitato per proteggere i giocatori”.
“Soprattutto nei Challenger la situazione era davvero difficile. So che è complicato, non è facile dire chi può entrare e chi non può entrare, perché non sai come le persone si comporteranno. Però qualcosa va fatto. Dall’altra parte, se la questione delle scommesse viene gestita nel modo giusto, in maniera controllata e non porta alle conseguenze peggiori del gioco d’azzardo, penso che possa anche essere qualcosa di divertente. Personalmente non l’ho mai fatto nella mia vita e non credo che lo farò: non mi piacciono i casinò né queste cose. Però penso che faccia parte del nostro sport e, se non sbaglio, molti soldi nel circuito arrivano da lì”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)