Caso arbitri, parla l’autosospeso Rocchi: “Mi è esplosa una bomba nella vita, ero il mostro. Da impazzire”


Il designatore degli arbitri di Serie A Rocchi, autosospeso per l’inchiesta sul presunto concorso in frode sportiva: “Marotta? Mai sentito. Mi chiedo sempre: perché a me?”

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Parla “il mostro”, come si autodefinisce Gianluca Rocchi. Intervistato da Ivan Zazzaroni sul Corriere dello Sport, il designatore degli arbitri finito indagato per concorso in frode sportiva. Inchiesta che per ora è finita in nulla. “Mi è esplosa una bomba nella vita… – dice- perché? Me lo sarò ripetuto cinquanta volte. Perché a me, cosa ho combinato? Da impazzire. Ho letto e ascoltato di tutto: ero il mostro. Ma mostro perché?”.

Si difende Rocchi, ovviamente. Si dice incredulo. “Marotta? Mai sentito, così come non ho mai avuto né cercato rapporti con altri dirigenti. Per questo avevo inserito la figura del referee manager. Posso garantirti che non ho mai favorito o maltrattato squadre, decidendo sempre in totale autonomia”.

“Errori ne ho commessi, il principale la scorsa stagione: la linea del Var l’ho toppata, ho trasmesso un messaggio sbagliato — meglio più Var che meno. Anche in termini di comunicazione un grosso errore”.

Ma non dice niente, invece, sulle designazioni “orientate”. “Giugno è stato un periodo tra i più duri, non ero nelle condizioni ideali per mantenere l’equilibrio. Ho letto e sentito tante cose, ma non ci ho mai voluto credere. In certi posti e con certi ruoli, non andare a genio a qualcuno è fin troppo naturale: ho amici e nemici, gente che si è sentita demansionata. Però devo confessare che ho ricevuto messaggi molto belli anche da arbitri che non avevo, per così dire, aiutato a crescere”.

E quelle “bussate”? Le telefonate sospette? “Al telefono ci vivo, ricevo cento chiamate al giorno. Anzi, le ricevevo anche prima del 25 aprile. Ma non ho mai oltrepassato la linea della correttezza. Nei fatti. Non fa parte del mio modo di essere e operare”.

Autosospeso e senza stipendio, Rocchi dice che rifarebbe tutto: “Penso di sì, lo rifarei. I miei figli hanno capito: uno fa l’arbitro, Samuele, Federico no”.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)