Nuovo studio spiega come la nicotina distrugge i vasi sanguigni


La nicotina non è soltanto la sostanza che alimenta la dipendenza dal tabacco: esercita un’azione diretta sulla parete dei vasi sanguigni, favorendo vasocostrizione, infiammazione, trombosi e progressione dell’aterosclerosi

sigarette

La nicotina non è soltanto la sostanza che alimenta la dipendenza dal tabacco: esercita un’azione diretta sulla parete dei vasi sanguigni, favorendo vasocostrizione, infiammazione, trombosi e progressione dell’aterosclerosi. Il danno si produce indipendentemente dalla modalità con cui la sostanza viene assunta, anche se la sua entità varia sensibilmente tra sigarette tradizionali, prodotti a tabacco riscaldato, sigarette elettroniche e prodotti orali.

È quanto emerge da un’ampia review pubblicata su Nature Reviews Cardiology, che integra per la prima volta evidenze molecolari, precliniche, cliniche e basate sui biomarcatori per ricostruire l’intera catena biologica che collega l’esposizione alla nicotina alla rottura della placca aterosclerotica e, quindi, a infarto e ictus.

L’analisi, coordinata da Thomas Münzel dell’University Medical Center Mainz e firmata, tra gli altri, dai cardiologi italiani Filippo Crea e Giuseppe Rosano e dal presidente dell’European Society of Cardiology Thomas F. Lüscher, definisce anche una gerarchia del danno cardiovascolare associato alle diverse categorie di prodotti contenenti nicotina.

Il rischio più elevato riguarda i prodotti basati sulla combustione, come sigarette e narghilè; seguono i prodotti a tabacco riscaldato, le sigarette elettroniche e infine i prodotti orali, tra cui tabacco da masticare e nicotine pouches. Nessuna di queste modalità può tuttavia essere considerata priva di rischio: secondo gli autori, soltanto l’astensione completa evita l’esposizione cardiovascolare.

Non è soltanto il fumo: la nicotina è biologicamente attiva
Uno degli interrogativi affrontati dalla review riguarda il ruolo specifico della nicotina rispetto alle migliaia di sostanze tossiche generate dalla combustione del tabacco.
Il fumo delle sigarette tradizionali rimane di gran lunga la modalità più dannosa, perché agli effetti della nicotina si aggiungono monossido di carbonio, particolato, aldeidi, radicali liberi e numerosi composti proinfiammatori e cancerogeni. Ma l’eliminazione della combustione, sottolineano gli autori, riduce il danno senza cancellarlo.

«Volevamo rispondere a una domanda discussa da anni: il danno è provocato soltanto dal fumo oppure la nicotina è tossica di per sé?», ha spiegato Münzel. «I dati mostrano che la nicotina attiva recettori presenti sulle cellule dei vasi e interferisce con i sistemi che li mantengono rilassati e dilatati. Si genera così un ciclo autoalimentato di stress ossidativo, infiammazione e formazione di coaguli, attivo indipendentemente dalla modalità di somministrazione».

La nicotina determina inoltre l’attivazione del sistema nervoso simpatico, con liberazione di catecolamine, aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa e maggiore lavoro per il cuore. Quando l’esposizione diventa ripetuta o cronica, questi effetti acuti contribuiscono al deterioramento della funzione vascolare.

Un doppio attacco alla parete dei vasi
La review individua due vie distinte e complementari attraverso cui la nicotina compromette il controllo del tono vascolare.
La prima interessa l’endotelio, il sottile strato di cellule che riveste internamente i vasi e che svolge una funzione essenziale nel mantenimento della circolazione. In condizioni normali l’endotelio produce sostanze vasodilatatrici e antitrombotiche, impedisce l’adesione delle cellule infiammatorie e ostacola la formazione dei coaguli.

La nicotina altera questo equilibrio: riduce la disponibilità delle molecole che favoriscono il rilassamento vascolare, tra cui la prostaciclina, e aumenta la produzione di endotelina-1, uno dei più potenti vasocostrittori prodotti dall’organismo. Il risultato è una condizione di disfunzione endoteliale, considerata uno dei primi passaggi nello sviluppo dell’aterosclerosi.
La seconda via coinvolge direttamente le cellule muscolari lisce che circondano il vaso e ne regolano il diametro. La nicotina blocca i canali del potassio sensibili all’ATP e altera la gestione intracellulare del calcio, spingendo la muscolatura vascolare verso la contrazione anche quando l’endotelio non è ancora compromesso.

«La nicotina non si limita a disattivare il rivestimento protettivo del vaso: contrae direttamente anche la muscolatura che lo circonda», ha osservato Münzel. «Sono due vie di attacco separate che convergono sullo stesso risultato: un vaso che si restringe maggiormente, si rilassa meno e nel quale è più facile che si formino coaguli».

Dalla disfunzione endoteliale all’infarto
Il danno vascolare non si esaurisce con una temporanea vasocostrizione. Lo stress ossidativo riduce la capacità dell’endotelio di proteggere la parete arteriosa e favorisce l’ingresso e l’ossidazione delle lipoproteine LDL.
Si attivano quindi le cellule immunitarie, aumenta la produzione di mediatori proinfiammatori e si crea un ambiente favorevole alla formazione e alla crescita della placca aterosclerotica. Parallelamente, le cellule muscolari lisce possono proliferare e migrare nella parete vascolare, contribuendo al rimodellamento dell’arteria.

L’attivazione piastrinica e l’alterazione dei meccanismi antitrombotici rendono inoltre il sangue più incline alla coagulazione. Se una placca diventa instabile e si rompe, il trombo che si forma può interrompere rapidamente il flusso sanguigno, provocando un infarto miocardico o un ictus ischemico.

Secondo Filippo Crea, la review chiarisce che la nicotina è «un motore attivo della disfunzione endoteliale», cioè del primo passaggio di un percorso che può condurre ad aterosclerosi, ipertensione e scompenso cardiaco.

La gerarchia del rischio tra i diversi prodotti
Gli autori descrivono il danno cardiovascolare come un continuum:
1. Sigarette e narghilè: rischio più elevato, per la combinazione tra nicotina e sostanze generate dalla combustione.
2. Prodotti a tabacco riscaldato: esposizione inferiore ad alcune sostanze della combustione, ma presenza di nicotina, aerosol e altri composti potenzialmente dannosi.
3. Sigarette elettroniche: assenza di combustione, ma persistono gli effetti della nicotina e l’esposizione a particelle ultrafini, aldeidi, aromi e metalli variabili in base al dispositivo e al liquido.
4. Prodotti orali contenenti tabacco o nicotina: minore esposizione respiratoria, ma mantenimento degli effetti sistemici della nicotina e del rischio di dipendenza.
5. Astensione completa: unica condizione considerata priva di rischio legato alla nicotina.

La scala non implica quindi che tutti i prodotti abbiano la stessa pericolosità. Passare completamente dalle sigarette a un prodotto senza combustione può ridurre l’esposizione a numerosi tossici, ma non rende il consumo innocuo. Inoltre, l’uso contemporaneo di sigarette e prodotti alternativi può limitare considerevolmente il beneficio atteso.
«Le sigarette elettroniche e i prodotti heat-not-burn sono stati inizialmente presentati come alternative a rischio ridotto», ha affermato Münzel. «I dati indicano però che si collocano all’interno di un continuum di rischio cardiovascolare, non al di fuori di esso. Eliminare la combustione riduce chiaramente il danno, ma non lo elimina».

Un problema sanitario ancora enorme
Nel 2023 oltre un miliardo di persone nel mondo fumava tabacco. Secondo i dati richiamati dalla review, il consumo diretto sarebbe stato responsabile di circa 5,81 milioni di decessi, ai quali se ne aggiungerebbero 1,66 milioni tra i non fumatori esposti al fumo passivo. Quasi il 40% di queste morti è attribuibile alle malattie cardiovascolari.
Particolare preoccupazione suscita la diffusione di sigarette elettroniche e nicotine pouches tra adolescenti e giovani adulti, spesso attratti da aromi, confezioni e messaggi che possono far percepire questi prodotti come sostanzialmente innocui.
La nicotina possiede invece un’elevata capacità di indurre dipendenza. L’esposizione in età precoce può trasformarsi in una traiettoria di consumo prolungata per decenni, aumentando la durata complessiva del danno cardiovascolare.

Servono regole fondate sulla nicotina, non soltanto sul prodotto
Alla luce delle evidenze raccolte, gli autori chiedono di superare la frammentazione normativa che tratta separatamente sigarette, dispositivi elettronici, tabacco riscaldato e prodotti orali.
La proposta è adottare un quadro regolatorio unitario basato sulla presenza di nicotina e sulla capacità dei diversi prodotti di generare dipendenza e danno cardiovascolare. Tra le misure indicate figurano una tassazione più coerente, limitazioni agli aromi, controlli più rigorosi sulla promozione rivolta ai giovani e un maggiore accesso ai programmi di cessazione basati sulle evidenze.
«La nicotina non può essere considerata innocua», ha dichiarato Lüscher. «Questo principio deve essere preso seriamente in considerazione nel modo in cui i prodotti vengono regolamentati, commercializzati e presentati al pubblico, in particolare ai giovani».

Il significato della review
Il valore del lavoro non consiste nella scoperta di un singolo nuovo meccanismo, ma nell’aver ricomposto evidenze provenienti da ambiti differenti in un unico modello biologico e clinico.
La conclusione è articolata ma netta: i prodotti senza combustione non sono equivalenti alle sigarette tradizionali e possono collocarsi più in basso nella scala del danno, ma “meno dannoso” non significa “sicuro”. La nicotina stessa partecipa attivamente alla disfunzione vascolare, mentre aerosol, tabacco e sostanze generate dal riscaldamento aggiungono livelli ulteriori e variabili di tossicità.

Resta importante distinguere questa valutazione dall’impiego temporaneo e controllato delle terapie sostitutive della nicotina nei percorsi per smettere di fumare: gomme, cerotti e altri trattamenti autorizzati hanno modalità d’uso e finalità differenti rispetto ai prodotti ricreativi e possono contribuire a interrompere l’esposizione molto più pericolosa al fumo combusto.

La priorità sanitaria rimane quindi evitare l’inizio del consumo, favorire la cessazione completa e comunicare correttamente il rischio: esiste una gerarchia tra i prodotti, ma nessun prodotto ricreativo contenente nicotina può essere definito privo di conseguenze cardiovascolari.

Bibliografia
Münzel T, Kuntic M, Keaney JF Jr, et al. Nicotine-containing products and the cardiovascular system: mechanisms and global health implications. Nature Reviews Cardiology. 2026. DOI: 10.1038/s41569-026-01331-6.
European Society of Cardiology. How nicotine attacks the blood vessels: major review maps the biological hierarchy of cardiovascular harm. 20 agosto 2026.