No other land, girato nell’arco di cinque anni, dal 2019 al 2023, documenta gli sforzi di Basel Adra ed altri attivisti palestinesi di opporsi alla distruzione del loro villaggio natale di Masafer Yatta
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No Other Land, film documentario del 2024 diretto, prodotto, scritto e montato da un collettivo israelo-palestinese formato da Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szo ed Hamdan Ballal è la proposta di Rai 5 per domenica 30 agosto 2026.
Premiato con l’Oscar al miglior documentario nel 2025, girato nell’arco di cinque anni, dal 2019 al 2023, documenta gli sforzi di Basel Adra ed altri attivisti palestinesi di opporsi alla distruzione del loro villaggio natale di Masafer Yatta, situato nel governatorato di Hebron in Cisgiordania, da parte delle forze di difesa israeliane (IDF), per costruirci un poligono di tiro e zona d’addestramento militare. Un’ingiunzione della Corte suprema di Israele ha infatti respinto un ricorso pluridecennale dei suoi abitanti contro questa decisione, non riconoscendo l’esistenza di Masafer Yatta sebbene quest’ultimo sia attestato sulle carte geografiche dal XIX secolo. Essendo parte della “Zona C” della Cisgiordania, l’area è sotto il completo controllo civile e militare dell’IDF, che limita arbitrariamente gli spostamenti della popolazione e arresta chi si espone in proteste pacifiche contro l’occupazione, come in una scena col padre di Basel, Nasser, un benzinaio anch’egli con un passato da attivista. Il film incorpora anche filmati d’archivio girati dalla famiglia Adra nell’arco di vent’anni (fra cui una visita di Tony Blair al villaggio nel 2009). Forte di questa tradizione, Basel decide di iniziare a filmare dopo l’arrivo delle prime ruspe nell’estate 2019.
Le mattine sono scandite dall’arrivo di Ilan, un perito israeliano incaricato di sovrintendere l’espulsione, che consegna ai proprietari di turno l’avviso di demolizione, prontamente eseguita dai bulldozer con a guardia riservisti dell’IDF sordi a qualsiasi supplica. Alle famiglie a cui tocca questa sorte non resta che rassegnarsi e trasferirsi a Hebron o in altri centri urbani, o provare a ricostruire in segreto. Nel gennaio 2021, durante una confisca di materiali edili usati per la ricostruzione di una casa demolita, un soldato israeliano spara ad Harun Abu Aram, un giovane che non vuole lasciare la presa del generatore della sua famiglia, rendendolo tetraplegico. La madre, Shamia, è costretta a prendersene cura in una grotta dove si trovano a vivere, non potendo costruire un’altra casa né potendo lei guidare un’automobile con cui andarlo a trovare in un vicino ospedale di città a causa delle recenti limitazioni imposte alla libertà di movimento dei palestinesi. Harun morirà poi due anni dopo per le ferite riportate.
Macerie dopo una demolizione, gennaio 2023.
Mentre si susseguono le demolizioni di case, infrastrutture energetiche e altri mezzi di sussistenza, oltre che dell’unica scuola di Masafer Yatta, costruita dagli abitanti stessi quando Basel era solo un bambino contro il volere del governo israeliano, lavorando nottetempo gli uomini e di giorno donne e bambini per aggirare l’IDF, Basel stringe un rapporto professionale e d’amicizia col suo coetaneo Yuval Abraham, un giornalista israeliano di Be’er Sheva che insieme ad altri suoi compatrioti lo aiuta a riprendere le demolizioni. Yuval viene accolto, non senza imbarazzo, dagli abitanti del villaggio, con i quali ha modo di discutere della situazione politica. Tuttavia, a lungo andare, la frustrazione di entrambi verso la scarsa risonanza mediatica raggiunta dai video di Basel e gli articoli di Yuval, l’incedere inarrestabile delle demolizioni, oltre che il divario incolmabile rappresentato dalle condizioni di vita opposte che sperimentano pur abitando la medesima terra, fanno calare il gelo tra i due.
Finestre rotte da un attacco dei coloni nell’ottobre 2021.
Parallelamente allo spopolamento forzato, cominciano a fiorire nelle zona nuovi insediamenti illegali, i cui coloni vessano la popolazione, protetti dall’esercito, danneggiando case e strutture a sassate quando non direttamente terrorizzando gli abitanti armati fino ai denti. Yuval subisce minacce da parte dei coloni mentre sta riprendendo e al ritorno in Israele viene accusato durante un’ospitata in TV di foraggiare l’antisemitismo. Basel è costretto a far perdere le sue tracce per un po’ di tempo quando, ad una manifestazione, i soldati minacciano di venire ad arrestarlo nottetempo: non trovandolo, portano via Nasser al suo posto. Finché suo padre non viene rilasciato, Basel deve lavorare alla pompa di benzina per mantenere la famiglia, e quindi smette di seguire le demolizioni.
Il film si conclude con una didascalia che informa come il film sia stato ultimato prima degli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e come da allora le demolizioni a Masafer Yatta si siano intensificate, mostrando il video amatoriale di un assalto di coloni armati avvenuto il 13 ottobre 2023, assalto in cui uno di loro spara a bruciapelo a un cugino di Basel, Zakriha Adra, disarmato. Da allora, sempre più famiglie stanno lasciando Masafer Yatta.