Attentato a Ranucci, il Pm: “Lavitola voleva favorire la sua ascesa politica”


Attentato a Ranucci, il pm: “Lavitola voleva favorire la sua ascesa politica”; il legale: “Un delirante teatro della follia”. Salvini: “Vicenda torbida, ora pausa”

ranucci e lavitola

Quel “tra 2 anni fai il premier”, messaggio scritto in chat dall’amico Valter Lavitola a Sigfrido Ranucci, reso di pubblico dominio l’indomani dell’arresto dell’imprenditore, è diventato una doccia gelata per il conduttore di Report. Lavitola, arrestato ieri, lunedì 10 agosto, con l’accusa di essere il mandante dell’attentato dello scorso ottobre avvenuto davanti all’abitazione del giornalista Rai- e a cui si contesta persino il metodo mafioso- avrebbe infatti messo in atto un disegno da lui stesso architettato con lo scopo di far salire alla ribalta politica lo stesso Ranucci. È quanto emerge dalle carte dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Iole Moricca per la procura di Roma.

IL GIP: “SCOPO DELL’ATTENTATO, FAVORIRE L’ASCESA POLITICA DI RANUCCI”

L’attentato all’abitazione del conduttore di Report Sigfrido Ranucci è stato commissionato “da Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti” dell’indagato “in ambito politico”: ha scritto infatti il gip. “Se infatti lo scopo era quello di favorire l’ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato – si legge nell’ordinanza- è indubbio che nella ideazione dell’indagato Lavitola, agli occhi della vittima e dell’opinione pubblica, l’evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista Ranucci per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l’incolumità del giornalista”.

IL MINISTRO SALVINI: “VICENDA TORBIDA”

Una ricostruzione che alimenta i malumori della politica- in particolare della maggioranza- contro il conduttore di Report, sebbene come riportato dallo stesso Gip, fosse all’oscuro dei disegni ‘dell’amico’ Lavitola. Secondo i magistrati infatti, non c’è “alcun elemento” per ritenere che Ranucci sapesse e fosse d’accordo con Lavitola. Ad ogni modo, il primo a sganciare la bomba contro Ranucci è il vicepremier Matteo Salvini. “Io non penso che gli italiani debbano pagare lo stipendio a qualcuno che è coinvolto in una vicenda torbida. E penso che coloro che sono coinvolti direttamente in questa vicenda oscura, preoccupante, debbano prendersi una pausa”. Così infatti commenta oggi- martedì 11 agosto- gli sviluppi dell’inchiesta il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, a margine della visita del cantiere della stazione Pigneto di Roma, parlando del caso Lavitola-Ranucci.
“Io non ce l’ho con lui- ha aggiunto Salvini- c’è stato un attentato? Solidarietà unanime, e sconcerto giustamente, da giornalista iscritto all’ordine, Ma adesso emerge che uno dei suoi più cari amici è stato arrestato perché sarebbe stato il mandante. Fino a quando gli italiani che pagano questo stipendio non avranno chiarezza, io ritengo che sia utile aspettare che la magistratura faccia il suo corso”.
Parole che lo stesso Ranucci rilancia dal suo profilo Fb, limitandosi a scrivere: “Il ministro Salvini chiede alla Rai la mia sospensione”.

IL LEGALE DI RANUCCI: “VITTIMA DI UN DELIRANTE TEATRO DELLA FOLLIA”

Il giornalista e conduttore di Report affida poi al suo legale, l’avvocato Roberto De Vita, il compito di commentare la ricostruzione della vicenda dei Gip. “Sigfrido Ranucci è tre volte vittima, di un attentato grave e pericoloso, di un tradimento e di una strumentalizzazione da parte di un amico in un delirante teatro della follia (se i fatti verranno definitivamente accertati) e, in ultimo, con forse maggiore gravità di una massiva e persistente campagna di linciaggio mediatico e politico che con congetture e insinuazioni ha cercato di trasformare la vittima nel beneficiario più o meno consapevole dell’attentato”. Così infatti il legale di Ranucci scrive in una nota. “Adesso attendiamo il giudizio anche nei confronti di quanti sono stati denunciati per diffamazione aggravata per aver contribuito consapevolmente alla violenta azione denigratoria della figura più rilevante del giornalismo di inchiesta in Italia, azione pericolosa per la democrazia come un attentato”, ha poi aggiunto il penalista.

DOMANI L’INTERROGATORIO DI GARANZIA PER LAVITOLA

Intanto è in programma per domani, mercoledì 12 agosto, l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Rebibbia di Lavitola. Mentre per il suo factotum, il camerunese Gomes Clesio Tavares, destinatario anche lui di un mandato di arresto per aver fatto da intermediario con gli esecutori materiali dell’attentato, che si troverebbe al momento in Africa, i pm sarebbero pronti ad avviare la procedura per chiederne l’estradizione in Italia.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)