Risultati positivi per sonelokimab nello studio registrativo IZAR-1 nell’artrite psoriasica: il nuovo nanobody diretto contro IL-17A e IL-17F ha raggiunto l’endpoint primario e tutti i principali endpoint secondari
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Risultati positivi per sonelokimab nello studio registrativo IZAR-1 nell’artrite psoriasica: il nuovo nanobody diretto contro IL-17A e IL-17F ha raggiunto l’endpoint primario e tutti i principali endpoint secondari valutati alla settimana 16. Nella dose di 60 mg con induzione, il 42,1% dei pazienti ha ottenuto una risposta ACR50.
I risultati sono promettenti, ma resta per ora un elemento importante da chiarire: MoonLake Immunotherapeutics non ha ancora reso noti i risultati numerici del confronto con placebo, che rimarranno in cieco fino al completamento del programma di fase III.
I dati topline arrivano dallo studio IZAR-1, trial di fase III condotto in circa 960 adulti con artrite psoriasica attiva che non avevano precedentemente ricevuto una terapia biologica. Lo studio sta valutando efficacia e sicurezza di differenti regimi di sonelokimab rispetto a placebo.
Alla settimana 16, il 42,1% dei pazienti trattati con sonelokimab 60 mg con regime di induzione ha raggiunto una risposta ACR50, cioè un miglioramento di almeno il 50% secondo i criteri dell’American College of Rheumatology, centrando l’endpoint primario dello studio.
«L’ampiezza della risposta osservata in IZAR-1 negli outcome clinici, funzionali e riferiti dai pazienti è molto incoraggiante», ha dichiarato Kristian Reich, Chief Scientific Officer di MoonLake Immunotherapeutics.
Benefici su articolazioni e cute
I risultati non si sono limitati all’endpoint primario. Sonelokimab ha prodotto miglioramenti significativi anche nei principali endpoint secondari, suggerendo un’attività sulle diverse manifestazioni dell’artrite psoriasica.
Alla settimana 16, il 66,5% dei pazienti ha raggiunto una risposta ACR20, corrispondente a un miglioramento di almeno il 20% dei segni e sintomi della malattia.
Particolarmente interessante è il risultato relativo alla minimal disease activity (MDA), un parametro composito particolarmente rilevante nell’artrite psoriasica perché prende in considerazione contemporaneamente diverse dimensioni della malattia: il 41,2% dei pazienti trattati con sonelokimab 60 mg con induzione ha raggiunto questo obiettivo.
Buoni risultati sono stati osservati anche sulla componente cutanea. Nei pazienti che presentavano contemporaneamente psoriasi, il 61% ha ottenuto una risposta PASI90, vale a dire una riduzione di almeno il 90% della gravità e dell’estensione delle lesioni psoriasiche rispetto al basale.
Nel complesso, secondo l’azienda, il farmaco ha raggiunto tutti gli endpoint clinici previsti nell’analisi topline.
Il dato che ancora manca: il confronto con placebo
Nonostante i risultati positivi, la comunicazione di MoonLake presenta una particolarità importante nell’interpretazione dei dati: non sono state ancora rese pubbliche le percentuali di risposta nel gruppo placebo.
In base a un piano di unblinding concordato con la Food and Drug Administration statunitense, MoonLake ha potuto comunicare i tassi assoluti di risposta e l’esito degli endpoint relativi al gruppo trattato con sonelokimab 60 mg con induzione. Le analisi comparative dettagliate rispetto al placebo, così come i risultati completi degli altri bracci di trattamento, resteranno invece in cieco fino al completamento del programma di fase III.
Questo significa che sappiamo che gli endpoint statistici previsti dallo studio sono stati raggiunti, ma non possiamo ancora valutare direttamente l’ampiezza del vantaggio di sonelokimab rispetto al placebo.
IZAR-1 proseguirà fino alla settimana 52 per valutare la persistenza della risposta nel tempo. I risultati completi dello studio sono attesi nella prima metà del 2027.
L’analisi di sicurezza condotta in cieco non avrebbe nel frattempo evidenziato nuovi segnali di sicurezza.
Come funziona sonelokimab
Sonelokimab è un farmaco sperimentale appartenente a una nuova generazione di biologici basati sulla tecnologia dei Nanobody, frammenti anticorpali molto più piccoli rispetto agli anticorpi monoclonali convenzionali.
La molecola è stata progettata per neutralizzare contemporaneamente IL-17A e IL-17F, due citochine pro-infiammatorie appartenenti alla famiglia dell’interleuchina-17 che svolgono un ruolo centrale nella patogenesi della psoriasi e dell’artrite psoriasica.
Sonelokimab presenta una struttura trispecifica: contiene domini capaci di legare IL-17A e IL-17F e un ulteriore dominio diretto contro l’albumina, utilizzato per prolungarne l’emivita.
La piccola dimensione molecolare rappresenta uno degli elementi con cui MoonLake punta a differenziare sonelokimab dagli anticorpi monoclonali tradizionali. In teoria, un Nanobody può raggiungere più efficacemente tessuti e microambienti infiammatori difficilmente accessibili alle molecole di maggiori dimensioni.
L’inibizione contemporanea di IL-17A e IL-17F non è però un concetto completamente nuovo. Il pathway è già stato validato clinicamente da bimekizumab, anticorpo monoclonale che neutralizza selettivamente entrambe le citochine e che ha dimostrato un’elevata efficacia in diverse malattie immunomediate, compresa l’artrite psoriasica.
Per sonelokimab, quindi, la sfida non sarà soltanto dimostrare che il blocco di IL-17A/F funziona, ma stabilire se le caratteristiche proprie del Nanobody possano tradursi in un vantaggio clinicamente significativo.
IZAR-2 porterà un confronto diretto con risankizumab
Un’altra parte importante del programma di sviluppo è rappresentata da IZAR-2, secondo studio di fase III nell’artrite psoriasica.
Il trial interessa pazienti con risposta inadeguata agli inibitori del TNF e comprende un confronto con risankizumab, inibitore di IL-23 già ampiamente utilizzato nel trattamento della psoriasi e dell’artrite psoriasica.
L’arruolamento dovrebbe essere completato nel terzo trimestre del 2026, mentre i primi risultati sono previsti all’inizio del prossimo anno.
Il confronto head-to-head sarà particolarmente interessante perché consentirà di valutare direttamente due differenti strategie di intervento sull’asse immunologico che sostiene psoriasi e artrite psoriasica: l’inibizione di IL-17A/F e quella di IL-23.
Un programma che va oltre l’artrite psoriasica
MoonLake punta a sviluppare sonelokimab come trattamento per diverse malattie infiammatorie croniche in ambito dermatologico e reumatologico.
Il programma più avanzato riguarda l’idrosadenite suppurativa, indicazione nella quale il percorso clinico è stato però meno lineare. I precedenti studi di fase III VELA-1 e VELA-2 avevano infatti prodotto risultati misti, provocando una forte reazione negativa del mercato. Successive analisi a più lungo termine hanno mostrato dati più incoraggianti e MoonLake ha annunciato l’intenzione di presentare negli Stati Uniti una Biologics License Application (BLA) nel settembre 2026.
Il farmaco è inoltre in sviluppo nella spondiloartrite assiale, dove sono stati comunicati risultati di fase II dello studio S-OLARIS. Ulteriori dati dello studio P-OLARIS, che coinvolge pazienti con artrite psoriasica e spondiloartrite assiale, sono previsti tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.
Perché questi risultati sono importanti
L’artrite psoriasica è una patologia estremamente eterogenea, nella quale possono coesistere artrite periferica, entesite, dattilite, interessamento assiale e manifestazioni cutanee. Nonostante la disponibilità di numerosi biologici e terapie mirate, una quota significativa di pazienti non raggiunge un controllo soddisfacente e duraturo di tutte le manifestazioni della malattia.
Da questo punto di vista, il dato forse più interessante di IZAR-1 non è soltanto l’ACR50 del 42,1%, ma la contemporanea attività osservata sulle manifestazioni articolari e cutanee e il 41,2% di pazienti che raggiunge la minimal disease activity, un obiettivo terapeutico più stringente e multidimensionale.
È però ancora presto per stabilire quale possa essere il reale posizionamento di sonelokimab in un mercato particolarmente competitivo. Mancano per ora i dati numerici del confronto con placebo e soprattutto confronti diretti con le terapie biologiche già disponibili.
La cautela sembra riflettersi anche nella reazione dei mercati: dopo la comunicazione dei risultati, le azioni MoonLake hanno perso circa il 6%, nonostante il raggiungimento degli endpoint dello studio. Una possibile spiegazione è che, dopo le aspettative create intorno al programma clinico, gli investitori attendessero risultati ancora più convincenti o una maggiore visibilità sul confronto con placebo.
I risultati completi di IZAR-1 e, soprattutto, il confronto di IZAR-2 con risankizumab permetteranno di capire meglio se sonelokimab potrà realmente differenziarsi dalle numerose opzioni terapeutiche già disponibili nell’artrite psoriasica.